Il ritorno della Magna Grecia

Volantino
Fronte - Click sull'immagine per ingrandire
Retro - Click sull'immagine per ingrandire

Machete n. 5 - Novembre 2009

Di fronte alla miseria dei tempi moderni, c'è chi ne prende atto e chi fantastica, chi (si) organizza e chi va alla deriva.
Noi stiamo dalla parte di quelli che vanno alla deriva.

È uscito il numero 5 di MACHETE, a cui hanno (più o meno volontariamente) collaborato: A Corps Perdu, A. M. Bonanno, Jacques Ellul, Luigi Galleani, Jacques Heurie, Wolfi Landstreicher, Jean-Marc Mandosio, Alexandre O'Neill, Penelope Rosemont, Jakob Van Hoddis... e Antiautoritari anonimi.
Questi gli articoli: Il futuro noi siam...; Volare terra terra?; Abbasso la logica del lavoro; La foresta degli espropriatori; Via i poveri, largo ai ricchi; La paura sull'attenti; Allineati di paura; Hitler ha vinto; L'inganno cordiale dell'informazione; Ma a chi stiamo parlando?; Nella prigione sociale; Il fantasma politico; Il racket della presa di coscienza; Teniamoci abbottonati; L'insurrezione e il suo doppio; Fine del mondo; Un brindisi a Girella; Una cassetta dagli attrezzi spuntati; Il monito.

Per contatti e richieste: machete.aa@gmail.com - www.macheteaa.org

Lecce - Udienze processo Nottetempo

Il 21 e il 28 ottobre si sono tenute presso l’aula bunker del carcere di Lecce, ulteriori due udienze del processo d’appello a carico di alcuni compagni salentini, accusati di associazione sovversiva e alcuni reati specifici riguardanti in particolare la lotta contro il Centro di Permanenza Temporanea di San Foca (Le), gestito all’epoca dalla curia leccese. Centro chiuso ormai dal marzo 2005. Nella prima udienza vi è stata la requisitoria del Pm (lo stesso del primo grado) che ha ricalcato ciò che aveva già sostenuto, chiedendo le medesime condanne richieste in primo grado per associazione sovversiva per una decina di persone. Ricordiamo che la sentenza della Corte d’Assise ha condannato 4 compagni per associazione a delinquere con pene da 1 anno e 10 mesi a 5 anni, un compagno a 1 anno per istigazione a delinquere, un altro per occupazione a 4 mesi e un altro a 100 euro di multa per una scritta. Gli altri compagni sono stati assolti. Il 28 ottobre vi è stata l’arringa di alcuni avvocati, mentre il 18 novembre è prevista l’arringa degli ultimi tre avvocati. Se non verrà destinata ad altra data, nella stessa giornata potrebbe essere emessa la sentenza.
Anarchici salentini

Contributi per spese pegali: Conto Poste Pay n. 4023600472439365 intestato a Concetta Cappello

Trento: sgomberi, denunce e fogli di via non fermano le lotte

Venerdì 6 novembre, all´alba, una ventina di anarchici ha occupato di nuovo L´Assillo di via Manzoni, sgomberato il 15 ottobre scorso. Verso le 10 la polizia faceva irruzione sfondando le porte. I compagni riuscivano a salire sul tetto. Poliziotti e carabinieri hanno cominciato a spaccare le tegole sotto i piedi dei compagni, minacciando di arrestare e sprangare tutti quanti. La pronta risposta degli occupanti - a cui si è aggiunta, via via, la presenza di una quarantina di solidali sotto l´edificio - ha spinto gli sbirri a più miti consigli. Intanto arrivavano altri poliziotti, carabinieri e vigili del fuoco. Verso le 14,30 gli anarchici sono scesi dal tetto, avendo ottenuto di essere identificati sul posto e non portati in questura né tanto meno arrestati. Il giorno dopo ci sarebbe stato il corteo: i dirigenti della polizia hanno fatto due conti.

Diversi dei compagni sgomberati erano già stati colpiti dal foglio di via per tre anni da Trento.

Sabato 7 si è svolta la manifestazione in difesa degli spazi occupati e contro i fogli di via (nel frattempo arrivati a quota 23). Dopo aver ribadito che la repressione non ferma le lotte e dopo che i banditi hanno bruciato in piazza una gigantografia del foglio di via, il corteo ha attraversato la città. Scritte, mascherine murali, manifesti affissi, tutte le banche e le sedi istituzionali imbrattate di vernice e le telecamere oscurate hanno portato, come promesso, l´Assillo in movimento. Vari gli interventi (sul decreto sicurezza, sul carcere, sugli assassinî di Stato, sugli spazi autogestiti che rifiutano ogni mediazione con il potere...). La sede della Lega Nord ci ha rimesso qualche vetro e dovrà cambiare la bandiera infame. Verso la fine, un bancomat è esploso dalla rabbia.

Nei giorni successivi si è scatenata la canea mediatica e politica. Alcuni leghisti hanno dichiarato di essere stati picchiati (come Alessandro Savoi, esponente provinciale padano, noto, tra l´altro, per aver recentemente dichiarato durante una seduta consiliare "Più Rum e meno Rom"). La Lega ha già inviato un dossier a Maroni e pretende che gli anarchici vengano arrestati. Il sindaco di Trento, Andreatta, chiede la convocazione di un Comitato di ordine pubblico, auspica il pugno di ferro e ipotizza di vietare i cortei in centro. Il questore Caldarola vaneggia accuse di devastazione ai danni dei manifestanti. Un comunicato unitario di CGIL, CISL e UIL esprime solidarietà "ai politici colpiti". Il procuratore Dragone parla di applicare la misura della sorveglianza speciale a diversi anarchici. Ma le dichiarazioni più grottesche, e oscene, le ha fatte forse il presidente delle Acli Arrigo Dalfovo: "Le Acli sono contro ogni forma di autoritarismo e di fascismo e per questo rivolgiamo tutta la nostra solidarietà agli amici della Lega".

Come sempre, di fronte al dissenso reale e non platonico l´ordine capitalista si compatta al di là delle differenze formali dei suoi schieramenti. Quanto alla cosiddetta opinione pubblica, soprattutto in quest´epoca in cui la società civile è stata pressoché compiutamente liquidata, essa è un dispositivo retorico di prevenzione e repressione: è il sistema che dice cosa pensa di se stesso.

Il presidente della Provincia di Trento, Dellai (l´uomo del TAV, dell´inceneritore, della base militare di Mattarello, degli impianti di risalita...) ha dichiarato, riferendosi agli anarchici, "Impacchettateli e portateli via". I compagni fanno paura non tanto per l´attività che già svolgono, ma per il contributo di autorganizzazione e di azione diretta che potrebbero dare in futuro, quando i nodi di questi progetti devastanti arriveranno al pettine.

Al corteo hanno partecipato circa 200 persone, per la maggior parte di Trento, Rovereto e dintorni. Al di là dei numeri, la partecipazione è stata attiva e determinata.

Insomma, l´assillo continua. Banditi ovunque.

Anarchici di Trento e Rovereto


Di seguito riportiamo il testo letto al corteo sulla violazione pubblica del foglio di via.

Quello che abbiamo da dire è molto semplice: "NO".

Non accettiamo che un questore, in base ad una legge che affonda le sue radici in un regio decreto del 1931, ci vieti per tre anni di mettere piede nella città di Trento.

Non l´accettiamo per noi - perché questo provvedimento fascista ha lo scopo di impedirci di partecipare alle lotte - e non l´accettiamo perché vediamo in esso un avvertimento per tutti: se sei "insofferente alle leggi", se vieni definito "pericoloso per la sicurezza pubblica" o "incline alla devianza" da un qualche questore, anche in assenza di processo e persino di reati, puoi essere allontanato, cacciato, bandito. È chiaro che qui si sperimenta una "misura di prevenzione" (come si chiamava durante il Ventennio e come si chiama tutt´ora) che potrebbe essere applicata a chiunque protesti, lotti o semplicemente abbia un modo di vivere non conforme ai desideri della polizia.

Secondo il questore Caldarola gli unici "validi interessi" per frequentare una città sono l´avervi residenza o lo svolgervi un´attività lavorativa. Tutto il resto non appartiene alla vita - nemmeno frequentare una scuola, dal momento che due ragazzi colpiti dal foglio di via vanno alle superiori a Trento.

Per questo abbiamo scritto che la città che lorsignori vorrebbero è una città morta, una città di fantasmi che producono e consumano.

Devi startene a casa o andare a lavorare. E basta.

Se non hai i documenti in regola, non hai un contratto di lavoro, non hai una casa, ti espello - come succede quotidianamente a decine, a centinaia di immigrati in tutta Italia.

Tutto ciò si collega a quell´ideologia della sicurezza in nome della quale in Trentino si emanano ordinanze contro i mendicanti e altrove già si vietano le manifestazioni in centro, gli assembramenti in piazza o addirittura il fatto di sedersi su qualche monumento.

A Trento si è parlato ultimamente persino di togliere le panchine dai parchi dove sovversivamente e oziosamente stazionano giovani, lettori sospetti, immigrati. Costoro non hanno una casa o un lavoro? Vogliono vivere per strada, mentre gli onesti cittadini, dai ventri sazi e gli sguardi obliqui, stanno a casa a guardare la TV? Inaccettabile.

Questa marea montante - che giunge da centrodestra come da centrosinistra - ha come nemico la vita, la vita irriducibile all´economia, al controllo, al potere.

Sicuri, signori cittadini?

Mentre l´unica sicurezza che si difende e si presidia - anche con l´esercito - è quella delle casseforti, si attaccano ora le fasce più deboli ma la mannaia liberticida è destinata ad allargarsi: oggi è l´immigrato, il mendicante, l´occupante di case, ma a breve sarà lo scioperante, il manifestante che si difende da un inceneritore, dal TAV, da una base militare...

Anche in altre epoche tanti pensavano che la tempesta avrebbe risparmiato il tepore delle loro case, ma non è andata esattamente così.

Per quanto ci riguarda, il questore Caldarola può emettere tutti i fogli di via che vuole: qui siamo e qui restiamo. A vivere, a resistere, ad attaccare.

Banditi, certo, contro una banda di padroni e di sgherri che vogliono fare della società un deserto climatizzato.

Un foglio di via è un pezzo di carta e la carta brucia.

anarchici banditi

A ROBBERY IN GREECE

Qui è possibile scaricare in vari formati e in varie lingue il manifesto "Non siamo schiavi, siamo dinamite".
Click sull'immagine per ingrandire

Contro il nucleare, non solo

[Volantino distribuito a Nardò (LE) il 31 ottobre 2009]

Il ritorno all’energia atomica in Italia sembra oramai una tragica realtà in via di realizzazione, voluta dal governo e dalle lobby industriali per appagare la loro inestinguibile sete energetica. Fra pochi mesi le autorità renderanno note le aree dove impiantare i nuovi mostri e stoccarne le scorie. L’Enel, in società con la sua omologa francese Edf, ha già pronti tre progetti da avviare subito.
Nel Salento, rispolverando un piano del 1981, si ipotizza una centrale nella zona tra Nardò, Avetrana e Manduria.
Sulla pericolosità e nocività del nucleare non dovrebbero più esserci dubbi da parte di nessuno, in quanto porta un inquinamento radioattivo irreversibile, nefasto per la nostra salute e la vita sulla Terra in generale. Cosa farne e dove mettere le scorie da produzione? Come proteggersi in caso di incidenti? Domande volutamente eluse dai nuclearisti, perché ci toccherà solo subire le conseguenze delle loro politiche.
Inoltre comporta un controllo sociale e un accentramento del potere ancora più marcato, essendo una tecnologia alla portata esclusiva di una ristrettissima cerchia di specialisti, dalle cui insindacabili decisioni dovremo dipendere tutti. E in più, la produzione civile è indissolubilmente legata al nucleare militare e alla costruzione di armamenti atomici.
Ma oltre questo, è importante chiedersi perché dovremmo continuare ad alimentare questo sistema sempre più proteso verso il disastro, la distruzione ambientale e la guerra permanente. È davvero nel nostro interesse? A cosa e soprattutto a chi serve produrre sempre più energia? Davvero non riusciamo a vedere che l’attuale organizzazione industrial-mercantile altro non ha portato al pianeta che distruzione e sfruttamento ovunque, in nome del profitto immediato e sfrenato per i soliti pochi?
Non c’è dubbio che le lobby industriali hanno sempre più bisogno di energia per far funzionare le loro fabbriche – per produrre cose inutili fino a restare sommersi di rifiuti che non si sa più dove mettere –, per far funzionare le loro banche, reti di trasporto, strumenti di guerra… senza preoccuparsi della miseria e della morte che disseminano.
Da parte nostra, invece, non ci interessa partecipare alla gestione di un simile, disumano sistema, né di trovare fonti con cui rifornirlo: siamo piuttosto interessati a mandarlo in rovina definitivamente prima che distrugga irrimediabilmente la vita su questo pianeta. Affossare questo sistema, per dare la possibilità di esprimersi ad un altro modo di intendere i rapporti tra gli individui e con ciò che ci circonda.
Partendo da queste basi siamo disposti ad incontrarci, per costruire una opposizione senza mediazioni contro i progetti di morte – nucleari ma non solo – del dominio.
Consapevoli che la classe al potere, ritenendo non discutibili le proprie decisioni, sta già approntando gli strumenti per reprimere un eventuale dissenso, predisponendo anche l’esercito a difesa di quelli che ha intenzione di dichiarare siti di «interesse strategico nazionale», come già sperimentato in Campania dove i militari sono intervenuti a gestire la questione dei rifiuti e reprimere i conflitti sociali che ne erano derivati.

Antiautoritari contro il nucleare

Uno spazio di documentazione e confronto su questi temi è aperto il Lunedì dalle 19.00 alle 22.00 presso il circolo di via Massaglia 62/b, Lecce - peggio2008@yahoo.it

Nardò (Lecce) - Presido e mostra contro il nucleare

SABATO 31 OTTOBRE 2009 - ore 16.30
Piazza Osanna, angolo via Duca degli Abruzzi

Il ritorno all’energia atomica in Italia sembra oramai una tragica realtà in via di realizzazione, voluta dal governo e dalle lobby industriali per appagare la loro inestinguibile sete energetica.
Le centrali nucleari arricchiscono soprattutto chi le costruisce e gestisce, lasciando in eredità al pianeta l’inquinamento radioattivo millenario delle scorie – nefasto per la nostra salute e la vita sulla Terra in generale –, nonché le conseguenze di eventuali e sempre possibili incidenti, ed una militarizzazione e controllo capillare del territorio.
Fra pochi mesi il governo renderà note le aree dove impiantare i nuovi mostri e stoccarne le scorie. L’Enel, in società con la sua omologa francese Edf, ha già pronti tre progetti da avviare subito.
Nel Salento – rispolverando un piano del 1981 – si ipotizza una centrale nella zona tra Nardò, Avetrana e Manduria.
Ma al di là della contingenza geografica, riteniamo che sia interesse di tutti – indipendentemente da dove verrano realizzate – opporsi alle nocività imposte in nome di un progresso che è solo capace di rovinarci la vita, per il profitto dei soliti potenti.
E farlo prima che sia troppo tardi.

Antiautoritari contro il nucleare

Contatti: via Massaglia 62-c Lecce – peggio2008@yahoo.it

Saluti dalla Grecia

Sono cose vecchie, dell´altro secolo. Due anarchici vengono arrestati dopo un colpo in una banca. Il primo l´ha rapinata, arma in pugno. Il secondo dicono che l´avrebbe aiutato, prendendo in consegna il denaro. È accaduto in un piccolo paesino della Grecia, lo scorso 1 ottobre. E allora? Sono cose che capitano. E poi quello è un paese lontano, dalla lingua incomprensibile e intraducibile. A chi volete che interessi? Il rapinatore è Christos Stratigopulos, già arrestato e condannato qui in Italia una quindicina di anni fa per un´accusa simile. Scontata la pena, se n´è tornato in Grecia. Ricordato da pochi, sconosciuto ai più. L´altro arrestato invece è italiano, ed è Alfredo Bonanno. Sì, proprio lui; chi non ha mai udito il suo nome? Nel suo piccolo la notizia ha fatto presto il giro del mondo, rilanciata da molte agenzie stampa: «uno dei maggiori teorici dell´anarchismo insurrezionalista», «fra i maggiori ideologi dell´anarchia», «l´attivista e scrittore anarchico», «il latitante rapinatore anarchico internazionale», «il teorico della violenza rivoluzionaria»... è finito di nuovo dietro le sbarre. Sul posto si sono precipitati gli uomini dell´antiterrorismo, sia greco che italiano, pronti a sfruttare la ghiotta occasione. Gli elementi per imbastire un bel teorema ci sono tutti: un paese in cui ci sono ancora dei focolai ardenti dopo il grande incendio insurrezionale divampato lo scorso dicembre, un anarchico greco attivo nel movimento, un anarchico straniero noto per le sue teorie sovversive che girava il paese a far conferenze, una banca svaligiata.
Christos si è assunto la piena responsabilità del gesto, causato da problemi economici, negando il coinvolgimento di Alfredo. Ma il giudice, ovviamente, non gli ha creduto. Entrambi quindi restano in prigione. Il primo, perché ha osato allungare le mani sulla ricchezza piuttosto che rassegnarsi a crepare nella miseria. Per di più, è anarchico. Il secondo, perché... perché... perché forse ha aiutato il suo compagno. E di sicuro è anarchico. Tanto basta.

Sono cose vecchie, dell´altro secolo. Due anarchici vengono arrestati dopo un colpo in una banca. All´esterno si organizza la solidarietà. Si cominciano a raccogliere fondi, si preparano iniziative. Ma non solo. Ad Atene i due prigionieri ricevono gli esplosivi saluti del gruppo Cospirazione delle Cellule di Fuoco, che aveva appena disturbato l´incoronamento del nuovo premier ellenico. A Villejuif, Francia, c´è chi rende loro omaggio mandando in frantumi i vetri della locale sede del Partito Socialista. Una delle bellezze dell´anarchia è quella di non conoscere frontiere. E in Italia? Beh, qui ci si limita a comunicare la notizia, riportando fedelmente e freddamente le veline dei giornalisti. Nessun commento. Tacciono gli estensori dei comunicati virtuali quotidiani. Ammutoliscono gli zappatori del proprio orticello militante. Tutti zitti i piccoli strateghi delle giuste alleanze. Il movimento ormai è diventato una community, chi non ne condivide regole e linguaggio non esiste. Non ha titolo. Che a furia di inseguire le masse ci si sia dimenticati degli individui? Forse è meglio così. Meglio un sincero silenzio, se dinnanzi a un fatto simile non si sa più cosa dire, che un ipocrita chiacchiericcio solidale. Quello riserviamolo alle disavventure di stalinisti & ruderi vari. Oppure lasciamolo ad alcuni fascisti del terzo millennio, che su uno dei loro forum hanno reso "onore" ai due anarchici arrestati.

Sono cose vecchie, dell´altro secolo. Due anarchici vengono arrestati dopo un colpo in una banca. Il primo ha 46 anni, il secondo 72. Colpevoli o innocenti che siano, per il loro essere anarchici non hanno nemmeno l´attenuante della malattia infantile dell´estremismo. Testardi come sono, non hanno capito che oggi è tempo di cavalcare l´onda dei movimenti sociali, di presidiare chissà cosa davanti ai luoghi del potere, di fare gli assistenti sociali ai dannati della terra. No, non l´hanno capito. Il sogno che hanno nel cuore è troppo grande per adeguarsi al tic-toc dei tempi moderni.
Nessun perdono, nessuna pietà. Addio Lugano bella.

Arrestati in Grecia i compagni Alfredo Bonanno e Christos Stratigopoulos

Il 1° ottobre Alfredo Bonanno è stato arrestato in Grecia con l’accusa di concorso in rapina. Con lui, il compagno Christos Stratigopoulos. Attualmente si trovano rinchiusi nel carcere di Amfissa, in condizioni di detenzione durissime. Abbiamo un indirizzo, a cui però non è certo che possa pervenire la posta. Molti compagni ci chiedono se è possibile fare qualcosa. Proponiamo una sottoscrizione – nelle modalità e con le forme che i compagni riterranno opportune – per affrontare le spese legate alla detenzione dei compagni. Per qualsiasi comunicazione è possibile fare riferimento ai recapiti delle Edizioni Anarchismo (edizionianarchismo@gmail.com - A. Medeot, C.P. 3431 – 34128 Trieste).

Versamenti sul conto corrente postale n° 23852353, intestato ad A. Medeot - C.P. 3431 - Trieste con causale “sottoscrizione arresti in Grecia”.

Ciò che chiamiamo progresso è questa tempesta

Dal nucleare alle energie "rinnovabili" come strumento di produzione di morte, inquinamento e controllo sociale.
Sui possibili modi per porvi rimedio.

Cinque incontri per iniziare a discutere

GIOVEDÌ 8 OTTOBRE, ORE 21: proiezione del film-documentario “Biùtiful Cauntri”.
Allevatori che vedono morire le proprie pecore per la diossina. Contadini che coltivano terre inquinate dalle vicine discariche. Voci e immagini da una terra violata, consumata dall’alleanza fra un Nord operoso e senza scrupoli e le nuove forme della criminalità organizzata, raccontata con immagini inedite del traffico illecito dei rifiuti.

VENERDÌ 9 OTTOBRE, ORE 21: presentazione dell’opuscolo “Scarti di produzione. Cronache e riflessioni sulla devastazione di un territorio” e discussione con alcuni compagni da Napoli sull’emergenza rifiuti in Campania e le lotte sociali scaturite nel 2008.
È il sistema produttivo industriale la causa della situazione in cui versa il nostro pianeta e che ha reso i nostri territori delle enormi discariche. Viene chiesta maggiore energia per produrre tonnellate di oggetti inutili, fino a restare sommersi da rifiuti che non si sa più dove mettere.

VENERDÌ 16 OTTOBRE, ORE 21: presentazione dei testi della mostra “Una volta per tutte. Per il rilancio dell’opposizione al nucleare e al mondo che lo produce”.
Il nucleare è il frutto di quella Ragion di Stato che vede nella tutela dell’ambiente un intralcio all’industria, arrivando a dichiarare folli le preoccupazioni circa la salute del pianeta.
A SEGUIRE, proiezione del film-documentario “La messa delle cinque”, su una resistenza antinucleare in Francia.

VENERDÌ 23 OTTOBRE, ORE 21: presentazione del libro “Delta in rivolta. Pirateria e guerriglia contro le multinazionali del petrolio”.
La Nigeria affondata dallo sfruttamento selvaggio di compagnie petrolifere quali Shell, Agip e Chevron, tra devastazione ambientale e resistenze alle politiche neocoloniali. A SEGUIRE, proiezione del documentario “Delta oil’s dirty business”.

VENERDÌ 30 OTTOBRE, ORE 21: L’imbroglio delle energie alternative o rinnovabili. dibattito e diffusione di materiale contro-informativo.
A cosa e a chi serve produrre sempre maggiore energia? Non ci interessa trovare fonti con cui far funzionare giorno e notte le industrie e tenere accesi miliardi di elettrodomestici. Non ci interessa far funzionare una società come la nostra, capace di insanguinare il pianeta con le sue guerre o di fabbricare alimenti sempre più adulterati e manipolati.

CIRCOLO ANARCHICO, VIA MASSAGLIA 62/B LECCE
peggio2008@yahoo.it

NEL CORSO DI TUTTE LE SERATE, A PARTIRE DALLE 20 ESPOSIZIONE MOSTRA CONTRO IL NUCLEARE, DIFFUSIONE DI STAMPA E BUFFET BENEFIT.

ADESSO - Foglio di critica sociale - n. 26

Metafisica della gioventù

“Siamo troppo giovani, non possiamo più aspettare”
su un muro di Parigi

ESISTE UNA PICCOLA MA TENACE TRADIZIONE di “appelli alla gioventù” lanciati da anarchici e sovversivi in genere. Gioventù non nel senso anagrafico, ma come categoria dello spirito, come insoddisfazione attiva, come potenzialità, come eccedenza.

Lontani dalla retorica vitalistica (cara, come noto, anche ad un certo fascismo), vorremmo comunicare e condividere un’esigenza.

Quale che sia il modo in cui si intendono i concetti di etica e di valore, essi esprimono uno scarto, un conflitto tra ciò che si considera giusto e la realtà, una realtà percepita come inaccettabile o come insufficiente. Un’etica che si appiattisca sul visibile, su ciò che esiste, è infatti mera giustificazione del dato, banale apologia. Accomodarsi sul carrozzone vincente significa subordinarsi alla tirannia della forza e dell’efficienza. I nostri sogni, le nostre tensioni sono umiliati e sviliti dall’esistente. I compromessi, gli accomodamenti ci fanno invecchiare anzitempo.

Quanti giovani sono già vecchi ancora prima di aver vissuto! Quanti cuori sono corrotti dalla carriera, quanti fuochi in-fantili – ancora privi, cioè, di parole – sono spenti dalle gelide secchiate del buonsenso e del realismo!

Piero Gobetti scrisse che il fascismo era un’“autobiografia della nazione”. Si può dire oggi la stessa cosa del “berlusconismo”. Il gesto rozzo e sicuro di sé dell’uomo d’affari, la faccia rifatta e il sorriso affilato da barracuda, la cultura comprata al supermercato e le battutacce sulle donne rappresentano così bene il maschio italiano… Non tanto sul piano delle idee – “cerco un’idea” direbbe oggi Diogene con una lanterna in mano – e nemmeno su quello dei “valori” – liquidati a favore di qualche immagine spettacolare evanescente e rinnovabile –, bensì sul piano degli affetti, delle passioni. L’uomo berlusconiano – tipo antropologico che si staglia sovranamente, come un re di cartapesta, sulla risibile distinzione tra “destra” e “sinistra” – è prevaricante con i deboli, servile con i potenti, rancoroso con i diversi. È il concentrato fantasmagorico e brutale di una massa amorfa e paurosa. Si crede un Individuo, ma ne è la più seriale e contraffatta parodia.

Più i giovani sono indifferenti, privi di idee, corrotti dai narcotici tecnologici, più quest’epoca meschina li adula e li adora. Guardateli, i “bravi giovani” delle città e, forse ancor più, delle valli. Quando sono insieme, assembrati da qualche divertimento massificato e consentito, emanano un bel profumo di stupro e di linciaggio. Si spalleggiano contro il diverso. Parlano delle donne come se fossero delle buche da riempire di merda (e come fanno mostra di ridere, in virtù di un ignobile cameratismo, le loro fidanzate!). Smargiassi e arroganti con gli isolati e i “perdenti”, ossequienti e sottomessi fino alla nausea con i capetti in fabbrica o in ufficio. Dileggiano i sindacati – questi fantasmi riuniti in casta – ma accettano condizioni di lavoro che anche solo trent’anni fa i padroni non sarebbero riusciti a imporre nemmeno a bastonate. Hanno le rate dell’auto o della moto da pagare, i nostri bravi ragazzi.

Ma allora perché – diranno a questo punto i nostri venticinque lettori – vi rivolgete ai giovani, ai contemporanei?

Perché gli esseri umani possono più di ciò che sono o fanno.

Perché è pur sempre dalla folla anonima che escono gli ammutinati.

Non scriviamo per convincere la massa – ingraziarsi quella bestia collettiva che chiamano “opinione pubblica” è un’attività che lasciamo agli imbonitori e ai giornalisti –, bensì per impedirne la formazione.

Ci sono giovani di tutte le età che sentono istintivamente ciò che Tagore scrisse una volta: “Noi portiamo come un fardello tutto ciò che non siamo riusciti a donare”.

Ci sono giovani che non hanno immolato se stessi per la propria carriera. Disprezzano l’autorità, trasgrediscono le leggi del profitto, si mettono in gioco in prima persona, fedeli ai loro liberi patti. Di fronte

all’oppressione e all’ingiustizia, invece di girarsi dall’altra parte, incolpando l’epoca, la storia o la “natura umana” matrigna e malvagia, si chiedono: “Se non io, chi? Se non ora, quando?”. Invece dell’applauso generale, cercano l’intimo accordo con se stessi, con il demone che fa loro visita la sera, prima di addormentarsi. La moneta con cui li ripaga questa società meschina è spesso la solitudine morale, il disprezzo, la gogna, il carcere. Eppure, contro e al di fuori della comunella dei gregari, sanno trovare complicità, gioia, festa. A volte in altri contemporanei, altre volte in quella singolare regione dell’animo e della memoria che abolisce il tempo storico e unisce i ribelli di tutte le epoche. Non scrivono o agiscono per le generazioni passate né per quelle future, bensì per una sorta di interregno fatto di interlocutori e compagni di viaggio sconosciuti, ipotetici, non-nati, potenziali.

“Giovane” è colui che non ha una vita già tracciata, irrigidita nelle forme. Giovane è chi non assomiglia a un libro già scritto, ma a una tavoletta di cera che contiene tutte le parole possibili. Giovane è chi rimane aperto non solo al fare, ma anche all’agire.

L’azione – diceva Hannah Arendt – è la risposta tipicamente umana al fatto di essere nati, la rinnovata possibilità di trasformare un mondo già dato. Un nuovo inizio. Un ricominciare continuo.

“Inizia di nuovo!”, “Agisci!”, ci sussurra la nostra aurora interiore.

È difficile donare il meglio di sé ad un mondo che ci chiede costantemente il peggio. Difficile, ma non impossibile. Nella congiura dei nostri slanci si scopre una nuova comunanza – “mi rivolto, dunque siamo” – e un diverso equilibrio tra l’odio e l’amore.

Siamo convinti che in un mondo diverso – a misura della natura potenziale dell’essere umano – molti avrebbero delle cose meravigliose da regalare. Ed è proprio da questa meraviglia che può scaturire l’odio verso una società che fa quotidianamente strage d’ogni stupore. Ma anche nell’odio, nella rivolta, nell’attacco contro il potere rimane un’eccedenza che chiede di donarsi. Odiamo ciò che esiste perché amiamo ciò che è possibile.

Accarezzando in sé la potenza che non si esaurisce nella parola, nell’atto, nell’insieme delle scelte già compiute, si rinnova la storia dell’homo sapiens, che non è la storia progressiva di un “animale sociale” né quella luminosa del “vivente che ha il linguaggio”, bensì la storia aperta e discontinua di un essere potenziale.

Di questa potenzialità il potere ha fatto un incubo confortevole, un deserto climatizzato che sta annichilendo la vita sul pianeta.

Il mondo – un luogo per noi abitabile –, più che ciò che abbiamo trovato, è ciò di cui siamo privi e che dobbiamo costruire. Fuggendo con armi e bagagli le forme irrigidite della società – famiglia, lavoro, classi, ruoli – verso un esilio volontario, insieme terribile e gioioso. Un esilio dal realismo – “è sempre stato così, cosa ci posso fare io…” – per amore del reale, cioè dei possibili che questo illumina e nasconde.

A chi ci insegna – con le parole, ma ancor più con la persuasione della merce e del manganello – la brama di potere, la competizione, l’indifferenza, la gelosia, la paura, la depressione, opponiamo la potenza delle virtù neglette e pericolose. La lealtà verso gli sconosciuti, la non-sottomissione ai comandi, l’incredulità verso l’onnipotenza del visibile, la determinazione a non tradire noi stessi, la disciplina dell’attenzione, la risolutezza a rischiare. Scopriremo allora che fiducia, coraggio, gaiezza, perseveranza “operano a ritroso nella lontananza del tempo”, mettendo sempre di nuovo in discussione “ogni vittoria che mai sia toccata a chi è al potere”.

Nella nostra rivolta possiamo riscattare gli schiavi di Roma e d’Egitto e lanciare un messaggio nella bottiglia alle generazioni a venire: “Noi ci abbiamo provato. A voi la partita”.

Male che vada, avremo vissuto.

Rovereto, 29 luglio 2009

P.S. Centonove anni fa, un giovane gentiluomo uccideva a revolverate, in quel di Monza, Umberto I, il “re mitraglia”, così ribattezzato per aver premiato il generale Bava Beccaris, responsabile, due anni prima, dell’eccidio di decine di operai e disoccupati contro cui aveva fatto aprire il fuoco durante uno sciopero a Milano. Gaetano Bresci – così si chiamava il giovane – era partito da Paterson, negli Stati Uniti, con un biglietto di sola andata. Operaio tessile originario di Prato, anarchico, Bresci, scampato al linciaggio degli adoratori del tiranno, morì in carcere, suicidato dallo Stato. Le sue revolverate troveranno sempre dei cuori in cui riecheggiare.

Aquila, Palestina

[Volantino diffuso in questi giorni (luglio 2009) a Lecce]

Un boato di notte cambia la vita di una tranquilla città d’occidente; trecento persone morte, le case, i negozi, gli uffici, la casa dello studente, parte dell’ospedale, numerosi monumenti e tanto altro sono andati distrutti per il terremoto. Decine di migliaia di persone hanno perso tutto. Vengono insediati dei campi e delle tende dallo Stato per sistemare gli sfollati. La gente è impaurita, anche perché nuove scosse si ripetono ancora oggi, e così Qualcuno decide che quella gente e quei campi possono essere un banco di prova per sperimentare un controllo militare nei confronti di una popolazione intera, senza che all’esterno se ne sappia niente; un rapporto Nato per le metropoli nel 2020 auspica questo utilizzo militare. Mentre giornali e tv rendono uno show morte e distruzione, dopo i funerali inizia l’ora della disinformazione e della propaganda.

All’Aquila arrivano migliaia di militari di ogni specie. Nei campi vengono istituiti dei veri e propri check-point per entrare ed uscire, perquisizioni, impossibilità di ricevere visite di amici, di avere animali con sé. Nulla si può autogestire, tutto è organizzato dalla protezione civile, che impone anche cosa mangiare e bere. Niente internet, niente volantini, niente cucina fai da te, niente spazi per il confronto o la discussione; in compenso controlli notturni mentre si dorme, docce all’aperto, bagni inadeguati; per chi ha già parecchi disagi, come gli anziani, tutto è più complicato. Sembra un teatro di guerra, sembra Gaza, e forse non è così diverso.

Prima l’esercito nelle strade, ora la militarizzazione dell’Aquila, mentre si approva una legge sulla sicurezza che rende reato la disperazione di migliaia di individui stranieri, che li cancella come persone e legittima il disprezzo e il razzismo di chi pensa di poterli solo sfruttare. Il Governo italiano diventa avanguardia verso la realizzazione della guerra ovunque, non più solo in Paesi lontani. La crisi ha accresciuto la povertà e la precarietà anche nei Paesi ricchi, ma con esse potrebbero aumentare anche il malcontento e il dissenso verso chi detiene il potere, così ecco trovati gli strumenti per impedire tutto ciò: controllo e repressione. Il laboratorio dell’Aquila ne è un esempio lampante.

Accanto ai militari un ruolo fondamentale è rappresentato dalla protezione civile, già protagonista, alcuni anni fa, delle esercitazioni antiterrorismo che preparavano le grandi città ad avere la guerra in casa (i conti tornano). Ad essa sono stati attribuiti tutti i poteri per la gestione dell’emergenza, ma anche per la ricostruzione che fa gola a molti e che andrà ad arricchire i soliti noti. L’Abruzzo è una grossa fetta di torta da spartire e così la protezione civile rappresenta il fidato cane da guardia per gestire ogni cosa, così come è accaduto con i rifiuti in Campania; spazzatura e terremotati sono considerati e trattati dallo Stato nella stessa maniera.

Anche per l’organizzazione del G8 la protezione civile è in prima fila per consentire, tra l’altro, le visite guidate ai Potenti della terra in mezzo alle rovine. Già, il G8. Mentre la gente è nelle tendepoli, isolata e controllata a vista, a pochi passi il vertice degli otto Paesi più industrializzati del mondo che tra un aperitivo ed una cena discuteranno quante briciole concedere per evitare che il sistema affondi, o almeno che affondi il più tardi possibile.

Diceva il poeta che quando si chiude la verità sotto terra, essa vi si ammassa e vi prende una tale forza di esplosione, che il giorno in cui scoppia fa saltare con sé ogni cosa. Che la verità inizi ad accumulare forza allora, quella degli sfruttati, dei ribelli, di chi è stanco di subire, e si scateni contro gli sfruttatori di ogni nazione.

Anarchici
peggio2008@yahoo.it

MACHETE n. 4 - Luglio 2009

Se l'urgenza delle cose ti attanaglia e mobilita il tuo dovere morale...
Se preferisci non turbare la serenità della grande Famiglia...
Se vuoi essere all'altezza della situazione...
Proteggi le tue certezze; fai a meno di leggere MACHETE, di cui è appena uscito il quarto numero.

Alla sua realizzazione hanno (involontariamente) collaborato: A Corps Perdu, Stig Dagerman, Georges Darien, Gilles Dauvé & Karl Nesic, Eric Krebber, Grandizo Munis, Wolfi Landstreicher, Ret Marut, Kirkpatrick Sale... e Antiautoritarianonimi

Una copia euro 2,00

Alfredo Bonanno: LA BESTIA INAFFERABILE

E' uscito per le Edizioni Anarchismo:
La bestia inafferrabile - Alfredo M. Bonanno
pp. 128, euro 4,00

A braccarlo a lungo, l’animale diventa feroce. Si accorge di quanto le pretese convivenze civili siano ridicole fattezze del feticcio statale, e di come al di sotto resti intatta l’antica sostanza repressiva del dominio, quella dell’assolutismo indiscutibile perché certo della propria forza. La bestia ne aveva avuto sentore, anche quando la si accarezzava nel senso del pelo, quando le si rivolgevano parole fraterne di conforto e tolleranza, perché non sentisse fino in fondo gli aculei del collare o i denti del morso con cui si frenava la sua esuberanza bonaria e vogliosa. La catena era stata allungata fino ai margini del campo e, in tempi recenti, perfino colorata. Così, i suoi occhi di belva mansueta avevano potuto vedere, come in sogno, quel che restava del paesaggio lontano, mai raggiunto perché irraggiungibile, sempre desiderato. E allora, come per gioco, aveva cominciato a mostrare i denti al padrone, a fargli qualche versaccio maleducato, qualche ululato di troppo. Non è che il padrone non ha più fiducia nella catena, sia pure allungata, è che non gli va che la cosa si venga a sapere, che altre bestie incatenate si permettano di digrignare i denti, di fare versacci o ululare guardando con occhio voglioso il lontano paesaggio di libertà che mai avrebbero dovuto guardare.

www.edizionianarchismo.net

SENZA TITOLO n. 3 - Primavera 2009

N. 3, primavera 2009
Rivista trimestrale

pagine 80
euro 4,00

È come se a un film fosse improvvisamente abbassato il sonoro e tutta la pellicola
rallentata. Il brusio di fondo, che avvertiamo ritorto nelle orecchie, è una ridondanza della voce del potere che si riorganizza. E che importa ciò se l’iniziativa resta sempre nelle mie mani? Tutto ha un costo, strisce di pelle vanno via, asportate dagli impietosi fendenti della repressione. Più il clima generale si fa miserabile e viscido, più aumentano i vermi terrestri che strisciano nella mota sperando in un riconoscimento sia pure minimo da parte del potere, e più il ruolo di chi non si piega, di chi non accetta, di chi reagisce e attacca, diventa visibile, si staglia nel buio della notte e richiama l’attenzione dei cani rabbiosi che hanno ricevuto da poco, insieme all’osso d’ordinanza, l’ordine di azzannare. Non ci capiscono, non ci ascoltano, vocette impudiche ci soffiano all’orecchio, dicendoci di tenere i piedi per terra, di non sognare fantastiche apocalissi improbabili e fuori del tempo, per carità, lontano da noi questi cacasenno da segreterie comunali. Sappiamo bene che non ci ascoltano e non ci capiscono, e allora?
Sputiamo in faccia al potere la nostra rabbia – e non solo quella – e andiamo avanti, nessuno lavora al posto nostro, nessuno tutela le nostre idee, a nessuno stanno a cuore i nostri sogni, solo a noi, e non vi sembra sufficiente? Avete forse bisogno di un mallevadore che vi alzi il morale, qualche estratto chimico o il succo del nettare degli dèi, avete bisogno di una piccola spinta per alzare lo sguardo al cielo della rivolta? Se ne avete bisogno siete di già fottuti anche se continuate a stringere in mano il manuale del piccolo guerrigliero.
Non vogliamoci bene.

www.edizionianarchismo.net