<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342</id><updated>2011-12-23T16:24:47.078+01:00</updated><category term='Dibattito - Antimilitarismo'/><category term='Editoria - Segnalazioni'/><category term='Editoria - Recensioni'/><category term='Dibattito - Lotte e repressione in Francia'/><category term='Iniziative'/><category term='Volantini'/><title type='text'>guerra sociale</title><subtitle type='html'>critica libertaria al capitalismo</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>76</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-5103723493577748225</id><published>2011-04-19T18:15:00.000+02:00</published><updated>2011-04-19T18:15:00.402+02:00</updated><title type='text'>FINIMONDO</title><content type='html'>&lt;i&gt;&lt;a href="http://www.finimondo.org/"&gt;Finimondo&lt;/a&gt;&lt;/i&gt; è una scommessa, perché nasce sotto il segno del controsenso. È un sito, uno strumento telematico, ma verrà riempito da individui ostili alla tecnologia. Conterrà testi anarchici e sovversivi, ma si terrà lontano da ogni forma di militanza. Verrà aggiornato di continuo, ma con l'intento di sfuggire alla rincorsa dell'attualità. Il luogo dell'evanescenza consumata in un clic, adibito però ad una creazione determinata.&lt;br /&gt;Chi è alla ricerca di terre incognite, illuminate nei particolari o anche solo fatte balenare, non dovrà far altro che frugare nelle sue diverse rubriche. Vi scoprirà pensieri, sensazioni, fatti e personaggi, sconosciuti o dimenticati, provenienti dal passato o dal presente. Qualcosa su cui riflettere, qualcosa da usare. Una specie di spazio virtuale dove sarà possibile ritrovare chi e cosa si era perso di vista o fare nuove conoscenze.&lt;br /&gt;Chi dovesse aver solo bisogno di una buona agenda su cui leggere gli appuntamenti di movimento, ne stia pure alla larga. &lt;i&gt;&lt;a href="http://www.finimondo.org/"&gt;Finimondo&lt;/a&gt;&lt;/i&gt; non ospiterà nessuna bacheca di annunci relativi a presidi, o assemblee, o cene, o concerti, o quant'altro. Non verranno pubblicati nemmeno i vari comunicati, più o meno altisonanti, che contraddistinguono la vita di movimento (il resoconto di una manifestazione, la conclamata solidarietà verso degli arrestati...). Ci sono già altri siti che li riportano, per chi ne fosse interessato, e non avvertiamo l'esigenza di imitarli. Per questo motivo daremo spazio ad iniziative "di lotta" solo quando il loro annuncio sarà accompagnato da qualcosa di più dello slogan di circostanza. Ciò che (ci) manca non sono tanto le informazioni sui fatti del mondo, quanto le idee che potrebbero sconvolgerlo. Pubblicheremo ciò che ci piace, o che troviamo stimolante pur senza condividerlo appieno, e anche le notizie saranno selezionate dal nostro buono o cattivo gusto. &lt;br /&gt;Provare a contribuire al sito è facile, basta inviare il materiale al nostro indirizzo, riuscirvi non è però automatico come premere un pulsante. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="http://www.finimondo.org/"&gt;Finimondo&lt;/a&gt;&lt;/i&gt; non ha l'ipocrisia di voler rappresentare tutti e nemmeno è opera di qualche gruppo o "area". Prima di ogni cosa siamo individui: nessuno di noi vuole rinunciare alla propria particolarità. Tra chi vi collabora non v'è nemmeno un'affinità scontata e assodata, semmai la condivisione di alcune certezze minime: che libertà e autorità siano incompatibili, ad esempio, o che la politica — professionale o dilettantistica — meriti solo disprezzo. Con tutto ciò che questo comporta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Queste sono le rubriche di riferimento:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Intempestivi&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Quando una miserabile attualità urla la sua urgenza, il solo modo per rimanere fuori dal coro è quello di prenderla controtempo. Cercare in essa il lato sconveniente e inopportuno, anziché specularci sopra come avvoltoi. Per sottrarsi ad ogni convenienza e ad ogni opportunismo, per schiudere orizzonti imprevisti e infiniti. I momenti più cruciali della realtà quotidiana, visti però con gli occhi incantati dell'irrealismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Brulotti&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Semplici galleggianti carichi di materiale esplosivo lanciati alla deriva nel tentativo di incendiare le navi nemiche, in senso figurato i brulotti sono piccole idee suscettibili di provocare danni nei luoghi comuni che rendono triste ed opaca la nostra esistenza. Ogni pretesto è buono per simili tentativi: la riflessione su un fatto del giorno, l'intervento in una lotta, l'annuncio di una iniziativa, la riproposizione di testi dimenticati...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Contropelo&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;A costo di provocare irritazioni e disagio, è fondamentale andare in senso contrario. Cessare di accarezzare ciò che ci circonda non solo nei suoi aspetti minimi, ma soprattutto nella sua dimensione generale e globale. Il pensiero ribelle, se isolato in situazioni particolari, rischia di scadere in mero commentario. Intelligente, ma a breve gittata. Per arricchirsi, in qualità come in quantità, occorre abbracciare tutti gli ambiti dell'esistenza umana. Una sfida faticosa, ma indispensabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Autopsia&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Poiché dietro ad ogni idea c'è un essere umano in carne ed ossa, talvolta le nostre attenzioni non possono fare a meno di rivolgersi &lt;i&gt;ad personam&lt;/i&gt;. Troppo facile offuscare le peculiarità individuali negli anfratti del consesso sociale. Se non si vogliono coltivare pregiudizi, spregiativi o apologetici, né ci si vuole adagiare in una comoda indifferenza, non resta che accogliere con il bisturi in mano le parole di ogni potenziale Maestro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Brecce&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Contrariamente a quanto vorrebbero farci credere, la Storia non è affatto un blocco monolitico costituito in alto da chi esercita il potere (e dai suoi concorrenti) e in basso da chi marcisce nell'obbedienza. Nonostante una propaganda interessata sostenga che il muro della nostra prigione possiede una compattezza eterna e ineluttabile, qua e là s'intravedono le brecce aperte da chi nel passato si è scagliato contro l'autorità. E attraverso quelle fessure filtrano ancora spiragli di luce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Macchianera&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Capita – sovente, talvolta, di rado – che fiumi di inchiostro o nastri di celluloide scorrano sotto i nostri occhi. Una reazione possibile è quella di abbandonarsi a quelle parole ed immagini, lasciarsi trasportare dalla loro corrente magnetica ovunque essa porti. Un'altra ipotesi è di entrarvi dentro ma senza lasciarsi risucchiare dal vortice. Perché il pensiero ha bisogno di ispirazioni, non di intimidazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Miraggi&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il deserto emozionale che stiamo attraversando gioca brutti scherzi. Provoca miraggi, allucinazioni in cui ciò che è pura immaginazione viene percepita come realtà. Ma questo stato morboso non è, al tempo stesso, una forma esasperata di lucidità? Non è proprio il miraggio a spingerci a resistere, ad andare avanti fino ad uscire dal deserto? La narrativa, la poesia, possono istigare ad avvistamenti di terre rigogliose, altrettanti inviti ad evadere dai campi della sopravvivenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Fuoriporta&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Cadute (formalmente) le frontiere ed unificato l'intero pianeta sotto il tallone di un unico modo di vivere, ha ancora senso parlare di un qua vicino e di un là lontano? Le distanze si sono accorciate a tal punto che nemmeno un continente riesce più a separare ciò che ormai è irrimediabilmente legato, sia in termini di combutta di interessi sia in termini di cospirazione di desideri. Ecco perché gli avvenimenti più distanti ci toccano come se si svolgessero appena fuori dall'uscio di casa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Papiri&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Nell'era telematica, la carta stampata assomiglia ad un'anticaglia. Per chi preferisce la vivacità delle strade alla contemplazione nei musei, qui si possono trovare volantini, manifesti, adesivi, giornali e tomi, già impaginati, pronti per essere saccheggiati, scaricati, riprodotti e diffusi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Echi&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Notizie dal mondo, piccoli frammenti che ci raggiungono. Come dati destinati ad archivi stantii. Oppure come riverberi che potrebbero prolungarsi, ampliandone la portata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;&lt;a href="http://www.finimondo.org/"&gt;&lt;b&gt;www.finimondo.org&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-5103723493577748225?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/5103723493577748225/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=5103723493577748225' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/5103723493577748225'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/5103723493577748225'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2011/04/finimondo.html' title='FINIMONDO'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-2589568316628788520</id><published>2010-12-23T11:29:00.000+01:00</published><updated>2010-12-31T11:28:39.088+01:00</updated><title type='text'>Istigazione a delinquere!</title><content type='html'>La contestazione di questo reato è il perno su cui è ruotato il teorema accusatorio della Corte d’Assise d’Appello di Lecce, servito a condannare per associazione sovversiva 12 anarchici, con pene comprese tra un anno e cinque anni e cinque mesi. Siamo stati accusati di aver istigato gli immigrati internati nell’ex CPT “Regina Pacis” di San Foca affinché dessero vita a rivolte, evasioni, distruzioni del centro. È convincimento utile allo Stato e ai suoi servitori quello di credere che le rivolte nei CPT (ora chiamati CIE) siano frutto di un lavoro di istigazione svolto da pochi sovversivi, e non già pratica endemica alla stessa condizione di reclusione: quando un essere vivente è rinchiuso, spesso si ribella. La storia dei CIE, dalla loro nascita nel 1998 ad oggi, è la dimostrazione più chiara di questa affermazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il “Regina Pacis” è stato un campo di internamento per stranieri poveri come tutti gli altri campi. Al suo interno veniva praticata ogni sorta di nefandezza: somministrazione massiva di psicofarmaci nei pasti per sedare gli internati, pugno di ferro nei loro confronti, pestaggi contro chi si ribellava o provava ad evadere. Non erano anomalie, né pratiche svolte da poche “mele marce”, bensì prassi normale svolte da tutti: dal direttore, don Cesare Lodeserto, ai carabinieri che erano di guardia, agli operatori, passando per i medici che coprivano i massacri sistematici con falsi referti medici. Tutto ciò è anche venuto fuori pubblicamente, suscitando un po’ di scandalo e tanto imbarazzo nella curia leccese che gestiva il centro e nel mondo della politica che lo sorreggeva ideologicamente e lo difendeva pubblicamente. Affinché calasse il silenzio su queste nefandezze e questo imbarazzo, è stato necessario mandare don Cesare a fare il missionario per conto di Dio. Ora è in Moldavia, dove continua a fare le sue porcate e a ingrassare i suoi conti e quelli della curia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davanti ad uno scenario del genere, è l’esistenza stessa di questi centri a rappresentare una “istigazione a delinquere”, perché non si possono chiudere gli occhi davanti alla vita reclusa in quanto priva del giusto documento in tasca, di fronte alle torture inflitte per mano democratica e statale. Non si può tacere quando centinaia di disgraziati periscono nel deserto, in migliaia annegano nei mari o muoiono sugli scogli appena sbarcati, mentre altri ingrassano su tutto ciò in nome dell’accoglienza. Chiunque dovrebbe sentirsi istigato davanti ad una situazione del genere, per fermare questo abominio. Chi non lo fa e resta nel silenzio si rende complice, come la maggioranza silenziosa dei tedeschi era complice di Auschwitz. Noi abbiamo raccolto questa istigazione e abbiamo reagito, e la discriminante non è stata il codice penale, bensì l’etica individuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Essere sovversivi, di fronte a tutto ciò, è davvero solamente il minimo…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;i&gt;Sovversivi senza Associazione&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-2589568316628788520?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/2589568316628788520/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=2589568316628788520' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/2589568316628788520'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/2589568316628788520'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2010/12/istigazione-delinquere.html' title='Istigazione a delinquere!'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-7782028720794308458</id><published>2010-12-23T11:26:00.000+01:00</published><updated>2010-12-31T11:26:57.147+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Volantini'/><title type='text'>Lo Stato ci liquida? Liquidiamo lo Stato!</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_YB3GpcCiM0M/TR2vUbE9UrI/AAAAAAAAAsQ/OFq6qhSjl20/s1600/Studenti.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://4.bp.blogspot.com/_YB3GpcCiM0M/TR2vUbE9UrI/AAAAAAAAAsQ/OFq6qhSjl20/s400/Studenti.jpg" width="280" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;click sull'immagine per ingrandire&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-7782028720794308458?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/7782028720794308458/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=7782028720794308458' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/7782028720794308458'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/7782028720794308458'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2010/12/lo-stato-ci-liquida-liquidiamo-lo-stato.html' title='Lo Stato ci liquida? Liquidiamo lo Stato!'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_YB3GpcCiM0M/TR2vUbE9UrI/AAAAAAAAAsQ/OFq6qhSjl20/s72-c/Studenti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-7264253141726237954</id><published>2010-11-12T12:05:00.004+01:00</published><updated>2010-11-26T18:09:53.678+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iniziative'/><title type='text'>Senza frontiere</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_YB3GpcCiM0M/TN0fSp3i5SI/AAAAAAAAAr4/-oLs_eupnqc/s1600/belgio.png" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://3.bp.blogspot.com/_YB3GpcCiM0M/TN0fSp3i5SI/AAAAAAAAAr4/-oLs_eupnqc/s400/belgio.png" width="282" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;Click sull'immagine per ingrandire&amp;nbsp; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-7264253141726237954?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/7264253141726237954/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=7264253141726237954' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/7264253141726237954'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/7264253141726237954'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2010/11/blog-post.html' title='Senza frontiere'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_YB3GpcCiM0M/TN0fSp3i5SI/AAAAAAAAAr4/-oLs_eupnqc/s72-c/belgio.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-1038849682525835557</id><published>2010-10-29T10:20:00.006+02:00</published><updated>2010-11-26T18:10:11.721+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iniziative'/><title type='text'>Non serviam!</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_YB3GpcCiM0M/TMqDm81WJ9I/AAAAAAAAAr0/L4zCjCqkp4w/s1600/Non-serviam.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://4.bp.blogspot.com/_YB3GpcCiM0M/TMqDm81WJ9I/AAAAAAAAAr0/L4zCjCqkp4w/s400/Non-serviam.jpg" width="282" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Click sull'immagine per ingrandire&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-1038849682525835557?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/1038849682525835557/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=1038849682525835557' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/1038849682525835557'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/1038849682525835557'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2010/10/blog-post.html' title='Non serviam!'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_YB3GpcCiM0M/TMqDm81WJ9I/AAAAAAAAAr0/L4zCjCqkp4w/s72-c/Non-serviam.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-991241561143694812</id><published>2010-10-29T10:18:00.000+02:00</published><updated>2010-10-29T10:18:16.692+02:00</updated><title type='text'>Noi non moriremo precari!</title><content type='html'>&lt;div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;È stato questo l’urlo di rivendicazione lanciato da un manipolo di studenti universitari contro la “Riforma Gelmini”, ovvero contro i previsti tagli a scuola e università; un urlo lanciato nel corso di una ben strana forma di “protesta”. Se una volta si occupavano scuole e università e si scendeva per strada, oggi si pratica un “flash mob” – moderna amenità di un triste presente – facendosi riprendere dalle telecamere, ligi alle direttive della società dello spettacolo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ma se le cose non si cambiano con uno spettacolino in piazza, è anche su un altro punto che bisogna soffermarsi a riflettere: la continua rivendicazione di lavoro. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Non passa giorno che non si venga bombardati da una informazione che propina storie lacrimevoli; storie che raccontano di onesti lavoratori che richiedono l’intervento delle forze dell’ordine pur di poter lavorare, di brave madri di famiglia licenziate e costrette a comprare meno vestitini alla moda ai loro figli. Si rivendica il diritto al lavoro non solo per poter far fronte alle primarie esigenze vitali ma, anche, per garantirsi tutto il futile di cui si è soliti circondarsi e non si è più disposti a fare a meno. Si chiede di lavorare per poter consumare, continuando così ad alimentare il perverso meccanismo capitalista che è la reale causa dell’attuale situazione di licenziamenti generalizzata. Il cane si morde la coda. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;E poi, perché dovremmo interessarci alla sorte di tanti lavoratori, il cui lavoro ha effetti nocivi e negativi sulle vite di chi gli vive accanto? Il caso di coloro rimasti senza lavoro per la chiusura dell’impianto di incenerimento della Copersalento di Maglie è emblematico. Quello di gran parte dei ricercatori universitari è identico: a quali progetti e quali interessi asserviranno la loro ricerca? Troppo spesso è una ricerca mirata a nuove forme di dominio e di sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla natura. Un altro caso esemplare è quello dei ricercatori del laboratorio di nanotecnologie di Lecce, impegnati in progetti di controllo e di guerra; allora sarebbe auspicabile che gente simile non restasse precaria a vita ma, più semplicemente, non iniziasse mai a lavorare.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ma una riflessione più profonda si impone. È mai possibile che l’unico orizzonte a cui si è capace di aspirare sia quello di un futuro lavorativo, fatto di tempo alienato e della solita estenuante routine fino alla morte, e non si sia invece capaci di immaginare una vita diversa, fatta di ozio, godendo del lento scorrere del tempo da impiegare per i &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;propri&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;bisogni e le &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;proprie&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;esigenze? È possibile che non si sia capaci di immaginare il proprio futuro al di fuori di una vita fatta di sfruttamento in cambio di un salario (o stipendio) e di intendere il lavoro in una forma diversa da quella oramai cristallizzata nel corso di secoli di sfruttamento e sottomissione?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ci sono molte anime belle disposte a tutto pur di garantire il proprio o l’altrui sfruttamento: noi no.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;Noi non moriremo di lavoro!&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="RIGHT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="RIGHT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;A&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;lcuni nemici di Stachanov&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-991241561143694812?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/991241561143694812/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=991241561143694812' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/991241561143694812'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/991241561143694812'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2010/10/noi-non-moriremo-precari.html' title='Noi non moriremo precari!'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-8564428026541701516</id><published>2010-10-19T16:30:00.003+02:00</published><updated>2010-10-19T16:31:33.199+02:00</updated><title type='text'>Una storia già scritta?</title><content type='html'>&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;b&gt;Alcune note sul processo agli anarchici salentini.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’idea e la legge, la passione e la quiete sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spesso in questa storia vi sono state forti contrapposizioni tra chi professava liberamente le proprie idee, e chi tentava di reprimerle; tra chi si batteva con determinazione perché degli individui stranieri non fossero reclusi, solo per non avere un documento in regola, e chi invece sbandierava quella reclusione come mezzo per ottenere più sicurezza. Da un lato gli anarchici, dall’altro la polizia, la magistratura, la Chiesa, che gestiva un Cpt, giornali e politici vari. Eppure questo, non può che essere un quadro riduttivo di ciò che vi è stato e vi è in gioco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel marzo 2005 il centro di permanenza temporanea per stranieri irregolari gestito dalla curia leccese chiude definitivamente. Gli ultimi anni della sua esistenza hanno visto in continuazione scioperi, rivolte, fughe da parte degli immigrati all’interno. All’esterno l’opposizione tenace da parte di alcuni anarchici e la contestazione di altri gruppi. Nello stesso tempo diventa di pubblico dominio, la gestione violenta ad opera del direttore Don Cesare Lodeserto, di alcuni suoi collaboratori e dei carabinieri all’interno. Lodeserto viene arrestato e poi condannato, tra le altre cose, per violenza privata e sequestro di persona. Ma lo Stato non poteva permettere di processare se stesso e i suoi amici e lasciare liberi i suoi più acerrimi nemici. Così, nel maggio 2005, anche alcuni anarchici vengono arrestati con l’accusa di associazione sovversiva e molti altri inquisiti. Dopo una lunga detenzione quattro anarchici vengono condannati per associazione a delinquere, altri tre per reati minori. In otto vengono completamente assolti. Le condanne sono pesanti ma i compagni sono ormai liberi e continuano ad occuparsi dei loro interessi. Cala il silenzio su tutta la vicenda, compresi i vari processi di Lodeserto e company. Intanto i Cpt vengono trasformati in Centri di Identificazione ed Espulsione, le carrette del mare vengono subito rimandate indietro verso altri lager, la caccia allo straniero e al diverso diventa sempre più cavallo di battaglia delle politiche securitarie e xenofobe dei governi che si succedono. I Cie divengono un meccanismo fondamentale per il potere, per gestire con la reclusione e la repressione sia una manodopera ricattabile e in eccesso (gli stranieri irregolari), sia per contenere un’umanità indesiderata. A Lecce di tutto questo si rincorrono gli echi, fino a che non ricominciano gli sbarchi dei disperati stranieri che riportano in auge la questione. Ma non è certo quest’ultimo aspetto ad essere determinante per i giudici che il 9 dicembre emetteranno la sentenza d’Appello nei confronti degli anarchici sotto processo. Molto altro forse si muove sotto e al di là di questo processo, almeno tenendo conto della modalità con cui si è svolto. Il primo presidente, dopo aver rinviato per varie udienze, ha chiaramente manifestato l’intenzione di non voler andare avanti e passare ad altri la patata bollente. Il secondo ha rinviato per tre volte la sentenza, assumendo pretesti alquanto “anomali” per la procedura corrente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il motivo non è facile da individuare ma potrebbe essere cercato nella volontà di peggiorare la condanna di primo grado a carico dei compagni. Se i Cie sono così importanti per il dominio, e lo sono, condannare esantemente chi ad essi si è opposto duramente, può essere da monito per chi continua a portare avanti queste lotte. D’altro canto i Cie rappresentano una spina nel fianco, date le numerose proteste che si ripetono all’interno e all’esterno sia in Italia che nel resto del mondo. La storia di un ex Cpt, definitivamente chiuso, come di un Cie che brucia, non sono buona propaganda per gli Stati. E poi vi sono le questioni locali. Il potere e l’immagine della curia leccese offuscato da tutta la vicenda. L’influenza e la affiliazione dei suoi uomini con personaggi politici molto potenti a livello istituzionale (come può essere un Sottosegretario all’Interno). Una procura assetata di vendetta verso alcuni amanti della libertà.  La necessità di reprimere chiunque non si adegui alle regole. La fine della storia? Si vedrà! Per il momento possiamo solo dire che circostanze e personaggi non sono puramente casuali, ma si possono trovare in qualunque storia in cui l’autorità si scontri con l’autodeterminazione di chi non chiude gli occhi di fronte all’oppressione e all’ingiustizia. In gioco non vi è solo la repressione di qualcuno, ma la maggiore libertà per&lt;br /&gt;tutti.                                                                                                                                                            &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;i&gt;Alcuni anarchici&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;peggio2008@yahoo.it&lt;br /&gt;15/10/10 &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-8564428026541701516?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/8564428026541701516/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=8564428026541701516' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/8564428026541701516'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/8564428026541701516'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2010/10/una-storia-gia-scritta.html' title='Una storia già scritta?'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-7838586776888038540</id><published>2010-10-07T16:18:00.004+02:00</published><updated>2010-10-07T16:20:56.210+02:00</updated><title type='text'>MALGRADO TUTTO</title><content type='html'>&lt;b&gt;Ai ribelli di qui e di altrove&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Difficilmente le parole riescono ad afferrare una realtà, i sentimenti e i desideri superano sempre quanto ci offre un vocabolario. Tuttavia, è di vitale interesse parlare, tentare di esprimere ciò che pensiamo e che proviamo. Ancor più in momenti in cui il terrore dello Stato e delle sue forze dell’ordine cerca di ammutolire tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da anni affermiamo che per pensare e parlare liberamente abbiamo bisogno di spazio e di tempo. Questo spazio e questo tempo non ci verranno mai dati, così non possiamo che conquistarli da soli, strappandoli con tutta la violenza alla realtà del tu non farai e del tu devi. Ecco perché abbiamo parlato e parliamo di rivolta, di atti con cui crearci lo spazio per vivere, per dare un’espressione ai nostri desideri di libertà che non tollerano minimamente la miseria nauseabonda e la turpitudine di questo mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’ultima settimana, lo Stato ha scelto di riempire ogni possibile spazio con uniformi, cellulari, sbirri in borghese, celle e maltrattamenti. Già lo Stato sopporta a malapena che gli anarchici incitino con parole e azioni alla rivolta, ma in questa settimana tutto è stato dispiegato per impedire ogni incontro tra le diverse ribellioni che fanno fermentare la conflittualità sociale a Bruxelles. E l’autorità ha parlato il linguaggio più semplice a sua disposizione: il terrore, ovvero una violenza sistematica e indiscriminata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’annunciata manifestazione dell’1 ottobre contro i centri di reclusione per immigrati, contro tutte le prigioni e le frontiere, contro lo Stato, non doveva avere luogo, ad ogni costo. Un divieto di assembramento è stato decretato in quattro comuni della città e, mentre un’imponente forza poliziesca arrestava qualsiasi persona si trovasse vicino al luogo dell’appuntamento, altri squadroni &lt;br /&gt;perlustravano i quartieri e le stazioni della metro con pugno di ferro. I dintorni delle prigioni di Forest e di Saint-Gilles sono stati chiusi ermeticamente, mentre il cuore di Anderlecht veniva pattugliato da poliziotti mascherati, mitragliette alla mano. &lt;br /&gt;Centinaia di persone sono state preventivamente arrestate, decine sono state umiliate, maltrattate e percosse nei commissariati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diciamolo chiaramente: lo Stato non ha paura di un pugno di anarchici, ma teme un possibile contagio sociale a cui i rivoluzionari si applicano giorno per giorno. Da diverso tempo Bruxelles assomiglia ad una polveriera sociale in cui cercano di domare le tensioni sociali a colpi di maggiore polizia e più feriti e morti fra coloro che, in un modo o nell’altro, affrontano lo scontro. &lt;br /&gt;Nondimeno, le tensioni sociali continuano a manifestarsi in modo radicale: dalle sommosse ricorrenti nei quartieri alle rivolte nei centri di reclusione per immigrati e nelle carceri, dagli attacchi mirati contro le strutture dello Stato e del Capitale fino ad una ostilità che continua a diffondersi contro tutto ciò che indossa l’uniforme della repressione. Probabilmente, la manifestazione annunciata dell’1 ottobre era una delle possibilità di incontro fra le molteplici ribellioni e le idee antiautoritarie — e questo incontro è stato impedito con la forza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Malgrado la pacificazione militarizzata dei giorni scorsi, noi continuiamo a indirizzare la nostra ardente attenzione verso questa polveriera sociale, sapendo che ogni occasione può essere quella buona per dare fuoco alla miccia. E laddove la proposta di una manifestazione dovesse scontrarsi con ostacoli quasi nsormontabili, altre pratiche e altre attività sapranno aprirsi una strada.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Malgrado i muri polizieschi che cercano di tenerci separati, continuiamo a pensare che l’incontro tra le differenti ribellioni resti possibile, auspicabile e necessario. Nessun racket repressivo da parte dello Stato ci farà rinnegare questo entusiasmo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Malgrado il fatto che in questi ultimi giorni l’iniziativa ci sia stata carpita, siamo determinati, col cuore e con la mente, a riprendere l’iniziativa nelle nostre mani. Malgrado tutto, noi continuiamo. Niente è finito… le possibilità sono sempre là, pronte ad essere afferrate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al momento, quattro compagni sono dietro le sbarre della prigione di Forest, accusati di complicità per l’attacco di un commissariato a Bruxelles la notte dell’1 ottobre. Facciamo in modo che sentano il nostro affetto e la nostra solidarietà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Alcuni anarchici che non mollano la presa…&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Bruxelles, 5 ottobre 2010 &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-7838586776888038540?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/7838586776888038540/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=7838586776888038540' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/7838586776888038540'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/7838586776888038540'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2010/10/malgrado-tutto.html' title='MALGRADO TUTTO'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-133706270718198046</id><published>2010-09-21T12:02:00.000+02:00</published><updated>2010-09-21T12:02:15.896+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria - Segnalazioni'/><title type='text'>Machete n. 6</title><content type='html'>Se pensate che sia meglio perdersi nella giungla della libertà che trovarsi nella polis del potere,  afferrate... il numero 6 di MACHETE. &lt;br /&gt;A questo numero hanno (più o meno volontariamente) collaborato: Adunata dei Refrattari, Brand, Georges Brassens, Nicolas Calas, Luigi Galleani, Hors Service, René Riesel &amp;amp; Jaime Semprun, Max Sartin, Percey Shelley... e Antiautoritari anonimi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi gli articoli:&lt;br /&gt;- L'occasione fa...&lt;br /&gt;- Trogloditi!&lt;br /&gt;- L'abisso e la fantasia&lt;br /&gt;- Il diritto all'ozio e la ripresa individuale&lt;br /&gt;- Lavoratori!&lt;br /&gt;- Le grandi questioni&lt;br /&gt;- Pane e lavoro&lt;br /&gt;- Pensa...&lt;br /&gt;- Sogno o realtà?&lt;br /&gt;- Sangue sudore lacrime&lt;br /&gt;- Distorto dagli specchi&lt;br /&gt;- Ai dottori della mente&lt;br /&gt;- Contr'Uno&lt;br /&gt;- La resistibile autorità&lt;br /&gt;- Sfrontati&lt;br /&gt;- Fobia del principio&lt;br /&gt;- Zanadika&lt;br /&gt;- Decrescita o amministrazione della catastrofe?&lt;br /&gt;- La cattiva reputazione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.macheteaa.org/"&gt;www.macheteaa.org&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-133706270718198046?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/133706270718198046/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=133706270718198046' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/133706270718198046'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/133706270718198046'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2010/09/machete-n-6.html' title='Machete n. 6'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-2012042238244346205</id><published>2010-06-26T10:00:00.007+02:00</published><updated>2010-06-26T10:00:04.925+02:00</updated><title type='text'>Firenze - Trivio dei Tumultuosi</title><content type='html'>&lt;i&gt;«Il silenzio delle cose è quello&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;di una polveriera che aspetta solo&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;di essere messa a fuoco»&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;b&gt;Il Trivio dei Tumultuosi &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;non è una sede politica. Non è un centro culturale. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;Tanto meno è una galleria d’arte o una bottega. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;È un luogo dove possano incontrarsi individui che ardono della stessa passione e vogliono affermare una medesima esigenza. Per discutere e affinare la propria conoscenza. Per fare nuove scoperte e allargare il proprio universo mentale. E per manifestarsi, a se stessi e agli altri. &lt;br /&gt;Per secoli, a posti simili è stato dato il nome di accademie. Qui a Firenze, per esempio, c’era l’Accademia degli Infocati e quella degli Alterati. Ma le Accademie erano frequentate per lo più da polverosi eruditi e nobili parrucconi. Non è il nostro caso. Dottori in niente e allievi di nessuno, lasciamo volentieri Platone alla noia del suo giardino. &lt;br /&gt;Ai salotti dove i primi della classe danno lezione ai loro cortigiani, preferiamo i crocicchi dove imprecano gli ultimi ed i plebei. Ecco perché &lt;i&gt;Trivio&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;Quanto ai &lt;i&gt;Tumultuosi&lt;/i&gt;, ci sembrano i soli ad essere attratti dagli incroci delle tre vie dell’&lt;i&gt;ignoto&lt;/i&gt;, della &lt;i&gt;critica sociale&lt;/i&gt; e della &lt;i&gt;sovversione&lt;/i&gt;. Troppo arrabbiati per accontentarsi delle sublimazioni dell’estetica, troppo sognatori per piegarsi ai doveri della militanza, i Tumultuosi sono individui che rifiutano di avanzare sotto le forche caudine di un’affliggente realtà, come d’indietreggiare davanti all’abisso che divide l’infinito delle aspirazioni umane dalla miserabile finitudine di ciò che la vita permette di vivere in attesa di una morte certa.&lt;br /&gt;Allora non rimane che procedere per &lt;i&gt;scarto&lt;/i&gt;. Deviare, in maniera irriducibile. &lt;br /&gt;Mai come oggi l’esistenza è &lt;i&gt;altrove&lt;/i&gt; rispetto a un mondo interamente modellato dagli imperativi dell’autorità e della merce. L’essere umano non è più fatto della sostanza dei suoi sogni, ma di quella dei suoi incubi: bollette da pagare, frigoriferi da riempire, partite di calcio da guardare, stelle dello spettacolo da ammirare, politici da seguire... mentre la necessità della mera sopravvivenza sembra aver fatto dimenticare la possibilità dell’ebbrezza della vita. &lt;br /&gt;Se non vogliamo continuare a respirare l’aria del tempo, ma andare alla ricerca del suo oro, diventa allora indispensabile iniziare ad abbandonare tutte le strade note e avventurarsi in territori sconosciuti. Tenersi alla larga da quanto già conosciamo e non ci piace — consapevoli che la &lt;i&gt;distanza&lt;/i&gt; ostacola il compromesso e rende possibile lo slancio, determinando le zone di influenza, i punti magnetici di attrazione e di repulsione. È la distanza a mettere in luce il campo di forze e la loro disponibilità. E, soprattutto, a vegliare sulla unicità dell’individuo. Diserzione quanto mai salutare, che getta lontano dai sentieri &lt;br /&gt;battuti in grado di assicurare il conforto di un riconoscimento sociale. Ed è risaputo che qui, oltre i confini del già dato, cominciano i dragoni. Sfidarli non può essere né un programma da offrire, né un progetto da diffondere. È un azzardo singolare da tentare. Incomprensibile, inadeguato, impresentabile. Ma per fortuna, diffidando ostinatamente del numero, non abbiamo alcuna ambizione a diventare popolari.&lt;br /&gt;Ciò che faremo — si tratti di mostre o di proiezioni, di incontri o di dibattiti… — non ha perciò alcuna pretesa di persuasione, di conversione, di propaganda. Disprezziamo i politici, senza distinzione, con o senza tessera in tasca. Preferiamo mirare a toccare gli esseri umani nel solo modo che ci sembra auspicabile: coinvolgere in avvenimenti sconosciuti, fare intendere parole insospettate, precipitare verso incontri fatali, spezzare i limiti del pensiero e dell’esperienza — per essere infine capaci di concepire che &lt;i&gt;tutto è sempre possibile.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;b&gt;Il Trivio dei Tumultuosi&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;si trova a Firenze&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;fra il sacro e il profano, &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;tra Santa Croce e Piazza dei Ciompi, &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;IN BORGO ALLEGRI 10R&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;triviott@yahoo.com&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;i&gt;Lasciate ogni realismo, &lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;i&gt;o voi che entrate&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-2012042238244346205?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/2012042238244346205/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=2012042238244346205' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/2012042238244346205'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/2012042238244346205'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2010/06/firenze-trivio-dei-tumultuosi.html' title='Firenze - Trivio dei Tumultuosi'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-6202595783394255264</id><published>2010-06-17T16:48:00.001+02:00</published><updated>2010-06-17T16:48:50.063+02:00</updated><title type='text'>Firenze - L’urbanistica al servizio del profitto e del controllo sociale</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;LO SVENTRAMENTO DI FIRENZE &lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;l’urbanistica al servizio del profitto e del controllo sociale&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Nel 1885, un’amministrazione comunale preoccupata per le gravide tensioni sociali,&lt;br /&gt;sollecitata da imprenditori avidi e con l’ausilio di un giornalista servo e bigotto,&lt;br /&gt;diede inizio alla distruzione dell’antico centro storico di Firenze, in nome del “progresso” e della lotta al “degrado”. Stessi pretesti, stessi metodi di oggi. Quei fatti lontani – ancora drammaticamente attuali – saranno rievocati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;Venerdì 18 giugno, ore 17 &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;in piazza della Repubblica già piazza del Mercato Vecchio&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;e dalle ore 19 &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;al &lt;i&gt;Trivio dei Tumultuosi&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;Borgo Allegri 10r&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;fino a Giovedì 24 giugno&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;L’iniziativa si concluderà &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;Venerdì 25 giugno dalle 17 &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;in piazza Santo Spirito&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-6202595783394255264?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/6202595783394255264/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=6202595783394255264' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/6202595783394255264'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/6202595783394255264'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2010/06/firenze-lurbanistica-al-servizio-del.html' title='Firenze - L’urbanistica al servizio del profitto e del controllo sociale'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-8258416514947395406</id><published>2010-05-19T19:18:00.000+02:00</published><updated>2010-05-19T19:18:46.748+02:00</updated><title type='text'>Contro il nucleare</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;Venerdì 21 maggio dalle 17 via Trinchese - Lecce&lt;br /&gt;Presidio, mostra, proiezioni, banchetto informativo contro il nucleare&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Il ritorno all’energia atomica in Italia sembra ormai una tragica realtà in via di realizzazione, voluta dal governo e dalle lobby industriali. Fra pochi mesi le autorità renderanno note le aree dove impiantare i nuovi mostri e stoccarne le scorie. Nel Salento, si ipotizza una centrale nella zona tra Nardò e Avetrana, sito già previsto nel 1981. Per il momento i politici locali e nazionali si sono dichiarati contrari, per fini elettorali, a tale possibilità.&lt;br /&gt;Resta il fatto che dovunque verranno realizzerate, queste centrali rappresenteranno degli impianti di morte.&lt;br /&gt;Eppure nonostante le evidenze di un inquinamento radiottivo irreversibile, in molti propagandano la loro necessità e non pericolosità, come si cercherà di fare anche durante il Festival dell’Energia che si terrà a Lecce dal 20 al 23 maggio. Cosa farne e dove mettere le scorie? Come proteggersi in caso di incidenti? Domande volutamente eluse dai nuclearisti che puntano a fare in modo che la popolazione possa solo subire le conseguenze di questa politica energetica. Senza dimenticare che la produzione civile è indissolubilmente legata al nucleare militare e che la tecnologia usata è alla portata esclusiva di una restrittissima cerchia di specialisti da cui dipenderemo tutti. Fondamentale allora chiedersi a Chi serve tutta questa energia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-8258416514947395406?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/8258416514947395406/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=8258416514947395406' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/8258416514947395406'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/8258416514947395406'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2010/05/contro-il-nucleare.html' title='Contro il nucleare'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-2109188249160506726</id><published>2010-05-19T19:10:00.001+02:00</published><updated>2010-05-19T19:14:14.299+02:00</updated><title type='text'>Vilipendio alla libertà</title><content type='html'>Una manifestazione, una mostra antireligiosa, un cartello con l’immagine del papa. Troppo per una città come Lecce, abituata ad inginocchiarsi di fronte all’autorità religiosa dispensatrice di preghiere e scambi di favori… Se chi manifesta è pure anarchico, i cani da guardia non possono non intervenire.&lt;br /&gt;In un pomeriggio assolato alcuni anarchici decidono di parlare per strada della continua intromissione nell’intimità di ognuno da parte del Vaticano. In seguito allo “scandalo pedofilia” la Chiesa è andata all’attacco pur di occultare e sviare il problema esplosivo al suo interno. Così l’offensiva contro aborto e omosessualità è stata ripetuta e violenta, fino ad affermare che la pedofilia sarebbe strettamente collegata all’omosessualità. Impossibile, per chi ancora ha coscienza, tacere davanti a queste parole che tentano di confondere la violenza sui minori (quello di cui sono responsabili moltissimi preti, secondo le cronache) con il libero amore tra persone dello stesso sesso.&lt;br /&gt;Perché il discrimine è questo. Amare costringendo qualcuno, oppure amarsi liberamente e consensualmente. Il primo è un gesto terribile, il secondo meraviglioso.&lt;br /&gt;Eppure la Chiesa pretende ancora dare lezioni di morale; la sua storia fatta di violenza, intolleranza, abusi, persecuzioni, continua a produrre vittime. La cappa di oppressione, sadismo, oscurantismo continua a negare la libertà. Già la Libertà! Violata e vilipesa dalle parole di papa e vescovi, quando affondano i loro anatemi contro chi non è conforme alla loro moralità. Libertà violata e vilipesa dagli agenti della Digos di Lecce che hanno denunciato alcuni anarchici per “vilipendio della religione dello Stato”, per aver esposto, durante la manifestazione citata, un cartello con l’immagine di Ratzinger, su cui fare centro con alcune freccette. Forse per ricordare le frecce della morale che papa e vescovi lanciano continuamente al cuore di ognuno quando condannano la sessualità libera. Quelle si, fanno veramente male.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;i&gt;Anarchici&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;[maggio 2010]&lt;i&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-2109188249160506726?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/2109188249160506726/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=2109188249160506726' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/2109188249160506726'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/2109188249160506726'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2010/05/vilipendio-alla-liberta.html' title='Vilipendio alla libertà'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-16502666960591925</id><published>2010-05-08T18:15:00.003+02:00</published><updated>2010-05-08T18:16:41.322+02:00</updated><title type='text'>Aggrediamo l’esistente</title><content type='html'>Non ci aspettiamo nulla da questa società. Quel che ci impone ci disgusta; quel che ci offre non ci interessa. Non vogliamo più soccombere alla routine del lavoro per guadagnare qualche briciola in cambio della nostra obbedienza; non vogliamo più avere come unici sogni quelli esibiti in televisione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci hanno già ucciso migliaia di volte. A scuola, dove ci hanno inculcato che seguire il branco è meglio che creare con ostinazione il proprio percorso. Al lavoro, dove i ritmi della produzione e il bisogno di soldi soffocano il battito del nostro cuore che aspira alla libertà. In casa, dove gli antidepressivi e le tradizioni famigliari ci fanno affogare nell’abitudine alla rassegnazione. In prigione o in un Cie, dove la società ci conferma che siamo indesiderabili. In chiesa, nella moschea o nella sinagoga, dove la promessa di un paradiso in cambio di una morale autoritaria fa dimenticare che si vive nel presente. Questa società ama la morte e respinge la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa società tiene tutti al guinzaglio; la sola differenza è la sua lunghezza. Noi non siamo fra quelli che si battono per un collare meno stretto, un salario migliore, una polizia meno brutale, dei politici e dei padroni più premurosi ed onesti. Vogliamo solo ciò che qualsiasi essere tenuto al guinzaglio dovrebbe avere a cuore: vogliamo tagliarlo, appiccare il fuoco alla gabbia, eliminare tutti quelli che ci tengono o vorrebbero tenerci al guinzaglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo scatenamento di passione per la vita non è un grande momento finale da attendere pazientemente; è quotidiano e si intensifica via via che incita e si propaga. Può darsi che talvolta sia confuso, non sapendo sempre dove sia meglio colpire per spezzare le catene della schiavitù e dell’adesione, ma è vivo. La rivolta, quel grido di vita contro una società di morti, si esprime con la miriade dei colori di un arcobaleno: dalle aggressioni alle forze dell’ordine che pattugliano le strade agli attacchi alla sacrosanta proprietà, dai sabotaggi di strutture del dominio quali banche, agenzie interinali, supermercati e istituzioni d’ogni tipo al rifiuto chiaro e netto di lasciarsi controllare, umiliare, irreggimentare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La rivolta non dipende da un mero disgusto, ma parla anche di gioia. La gioia di affermare che, malgrado tutto, siamo vivi. Che, malgrado l’alienazione imperante, le nostre strade di rivolta s'incontrano ancora e che le possibilità di tessere dei legami di complicità non sono mai del tutto annientate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel furore dell’azione, forgiamo a poco a poco i nostri sogni di un mondo senza padroni e senza schiavi. L’attacco è necessario perché crea delle crepe, ma sono i desideri che scalzano l’edificio sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;Che soffi il vento della libertà&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;b&gt; Che si scateni la tempesta dell’insurrezione&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt; &lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;[Maggio 2010 - affisso da alcuni nemici dell'esistente sui muri del  Belgio...]&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-16502666960591925?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/16502666960591925/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=16502666960591925' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/16502666960591925'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/16502666960591925'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2010/05/aggrediamo-lesistente.html' title='Aggrediamo l’esistente'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-3325806706428069676</id><published>2010-05-05T09:28:00.005+02:00</published><updated>2010-05-05T09:30:23.060+02:00</updated><title type='text'>DiversaMente</title><content type='html'>&lt;b&gt;La polizia non ama l’ironia&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il 30 aprile si è svolto a Lecce, in pieno centro, un presidio antireligioso con mostra, volantinaggio, megafonaggio. Si era in piazza a parlare di sessualità, aborto, libertà personali, oscurantismo. Tutte questioni ossessivamente trattate dalla Chiesa con l’intento di intromettersi violentemente nell’intimità di ognuno. Fin qui niente di strano se non che i terribili manifestanti, per divertirsi un po’, offrivano anche un piccolo menù a base di vino della madonna, pen di spagna, caramelle del libero amore, ostie sconsacrate. Inoltre un po’ di giochi divertenti allietavano il pomeriggio assolato della bigottissima e borghesissima Lecce città. Ma si sa, gli sgherri in divisa non amano divertirsi se non massacrando di botte i malcapitati che finiscono nelle loro caserme e nei loro commissariati, così hanno gridato allo scandalo. Vilipendio, vilipendio, questo è vilipendio! Così, dopo che alcuni digossini avevano tentato di filmare con una videocamera una foto di&lt;br /&gt;Ratzinger che veniva bersagliata di freccette da manifestanti e passanti, ed essere&lt;br /&gt;stati allontanati dal presidio, hanno ben pensato di intervenire in forze, addirittura con caschi alla mano per prendersi la vituperata foto. Tutto questo mentre decine di persone passeggiavano e potevano rendersi conto dell’agire&lt;br /&gt;violento e censorio della polizia, diretta in quel momento dal vicequestore e&lt;br /&gt;capo della Digos Raffaele Attanasi, il quale, non pago dello scompiglio&lt;br /&gt;creato, ha anche minacciato di morte un compagno anarchico se lo avesse sfiorato. “Ti cerco e ti ammazzo” sono state le sue parole. Inutile dire che il casino&lt;br /&gt;creato dalla polizia (ma non dovrebbero mantenere l’ordine pubblico?), ha&lt;br /&gt;suscitato molto interesse nei passanti, che si sono fermati a guardare la&lt;br /&gt;mostra e a prendere il volantino. Intanto, polizia e carabinieri accorsi indietreggiavano davanti ai manifestanti che li apostrofavano come fascisti&lt;br /&gt;mentre, al megafono,si spiegava alla gente l’accaduto.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;i&gt;anarchici&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt; &lt;br /&gt;&lt;/i&gt;Di seguito il volantino diffuso nel corso dell'iniziativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;b&gt;DiversaMente &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Affermare che violenze e abusi sessuali sui minori siano conseguenza dell’essere omosessuali, è un atto terroristico in piena regola. Significa negare la libera scelta sessuale degli individui, considerandola, in taluni casi, come una vera e propria malattia da debellare, onde evitare di commettere uno dei crimini più disgustosi che si possano immaginare. È questo il discorso che si sono sentite in dovere di fare le alte cariche della Chiesa, nel bel mezzo della bufera del cosiddetto “scandalo pedofilia”, in cui sono coinvolti preti di tutto il mondo, coperti dalle più alte cariche del Vaticano – Pontefice compreso. &lt;br /&gt;Un discorso del genere, oltre a sopprimere ogni possibilità di autodeterminazione della propria esistenza, getta le basi per la messa al bando dei “diversi” e legittima, socialmente e culturalmente, le persecuzioni nei loro confronti. Le aggressioni che sempre più spesso si ripetono ne sono un chiaro esempio. Si tace quando un gay viene accoltellato per inveire contro l’uso della “pillola abortiva” in nome della difesa della vita dei “non-nati”, per tornare a tacere quando un integralista cattolico ammazza un medico abortista. Evidentemente non tutte le vite sono uguali e degne di essere vissute nello stesso modo. Tale concezione, del resto, si pone in continuità con tutta la storia di discriminazione che accompagna la Chiesa cattolica e le religioni di tutto il mondo.&lt;br /&gt;Ma se da un lato, con simili affermazioni, il Vaticano prova a distogliere l’attenzione dalle orribili malefatte dei suoi rappresentanti, dall’altro, forte di un clima socio-politico particolarmente favorevole, prova a condizionare la vita di ognuno per mezzo di pratiche di controllo sul corpo e sulla mente, perseguendo il suo scopo millenario: la sottomissione e l’obbedienza delle masse per mezzo dell’oscurantismo.&lt;br /&gt;Intromettersi nell’utero di ogni donna e sbirciare sotto le lenzuola degli individui sono infatti pratiche finalizzate esclusivamente al controllo sociale: la Chiesa affianca in questo modo lo Stato nel compito fondamentale per la sua sopravvivenza e perenne riproduzione. Non a caso la campagna contro la distribuzione della pillola abortiva è stata portata avanti con indicazioni di voto precise a favore degli schieramenti politici più conservatori e reazionari. È un chiaro esempio di questa nuova forma di collaborazionismo tra Stato e Chiesa, la cui contropartita è stata la presa di posizione dei neogovernatori di Veneto e Piemonte contro la distribuzione della pillola abortiva negli ospedali delle regioni da loro governate, nonché l’assordante silenzio di qualsiasi esponente politico dopo le dichiarazioni del cardinal Bertone sul rapporto tra omosessualità e violenza sui minori. &lt;br /&gt;A qualcuno potrebbe sembrare strano sentir parlare di collaborazionismo tra Stato e Chiesa, ma basta guardare indietro alla storia per vedere come l’autoritarismo di queste due istituzioni sia sempre andato a braccetto.&lt;br /&gt;Durante la guerra civile in Spagna, per via di questo stesso collaborazionismo, i rivoluzionari fucilavano i preti e incendiavano le chiese incendiate. Se si fosse percorsa ovunque quella strada, forse ora non staremmo parlando di tutto ciò…&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;i&gt;Eretici&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-3325806706428069676?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/3325806706428069676/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=3325806706428069676' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/3325806706428069676'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/3325806706428069676'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2010/05/diversamente.html' title='DiversaMente'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-4348526717607807389</id><published>2010-05-04T19:12:00.000+02:00</published><updated>2010-05-04T19:12:24.932+02:00</updated><title type='text'>Terrorista è lo Stato - Due iniziative a Lecce</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;Giovedì 6 maggio&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;Ore 17.00 - Lecce - Ateneo dell’Università - Piano seminterrato&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;Proiezione: «Grecia, dicembre 2008» (la rivolta sociale dopo l’assassinio di Alexis)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;Venerdì 7 maggio&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;Dalle 17.00 - Corte dei Cicala - Lecce&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;Presidio e Mostra sugli Omicidi di Stato in Italia&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Terrorista è la polizia che ammazza per strada, nelle caserme, nelle galere (Cucchi, Aldrovandi, Frapporti…). Che esegue le retate fra gli stranieri per rinchiuderli nei CIE o manganella chi manifesta la propria opposizione.&lt;br /&gt;Terrorista è l’esercito che massacra intere popolazioni per il controllo delle risorse dei loro territori (Iraq, Afghanistan...).&lt;br /&gt;Terrorista è questa organizzazione economica che costringe gli esclusi a sopravvivere in condizioni sempre più inaccettabili, mentre i ricchi si ingrassano. Che crea obbedienza con il ricatto di un misero posto di lavoro che troppo spesso è solo produzione di nocività.&lt;br /&gt;Terrorista è il sistema giudiziario che rinchiude in carcere quanti non accettano passivamente lo svuotamento della propria vita e si ribellano.&lt;br /&gt;Terrorista è chi fa «uso indiscriminato della violenza al fine di conquistare, consolidare e difendere il potere politico», pratica indispensabile alla sopravvivenza di ogni Stato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma di tutto questo, ovviamente, non potrà esservi traccia nella «giornata in ricordo delle vittime del terrorismo» che le istituzioni italiane si accingono a celebrare… poiché altrimenti lo Stato dovrebbe giudicare se stesso...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per contatti: peggio2008@yahoo.it - via Massaglia 62-b Lecce&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-4348526717607807389?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/4348526717607807389/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=4348526717607807389' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/4348526717607807389'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/4348526717607807389'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2010/05/terrorista-e-lo-stato-due-iniziative.html' title='Terrorista è lo Stato - Due iniziative a Lecce'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-8191136121925905564</id><published>2010-04-29T16:29:00.000+02:00</published><updated>2010-04-29T16:29:16.787+02:00</updated><title type='text'>DAGLI ANNI DI PIOMBO AGLI ANNI DI MERDA</title><content type='html'>Una disgustosa marmellata di merda, spalmabile su ogni fatto storico (soggetto a revisione) e su ogni idea significativa (riducibile a mera opinione).&lt;br /&gt;Mentre in un pianeta portato a un passo dal tracollo siamo costretti ad un’esistenza sempre più sottomessa, controllata e avvelenata, il Partito dell’Ordine si affretta a vuotare gli arsenali teorici e pratici a disposizione degli individui e della loro possibile rabbia. Disinnesca i conflitti necessari, offuscando ogni differenza ed alterità. Seda le ostilità irriducibili, sottolineando concordie e somiglianze. Mortifica le utopie trascinatrici, imponendo pacatezza e realismo. Pretende una memoria condivisa e una riconciliazione nazionale.&lt;br /&gt;Sfruttatori capitalisti e sfruttati operai, uniti dalle esigenze di un’economia in crisi. Repubblichini e partigiani, uniti dal rispetto per i caduti italiani.&lt;br /&gt;Il carnefice Calabresi e la vittima Pinelli, uniti dall’abbraccio sentimentale delle loro vedove...&lt;br /&gt;Uno spesso strato di merda che ricopre e falsifica ogni contrasto e asperità, trasformando la realtà in un grottesco spettacolo di varietà. Mentre a sinistra della canea istituzionale vanno aumentando i pruriti guerrafondai e le intolleranze razziste, a destra è tutto un traboccare di «fascisti di sinistra» e di «anarchici di destra».&lt;br /&gt;Per vedere all’opera alcuni fautori del decervellamento in corso, basta andare al Teatro Puccini di Firenze mercoledì 28 aprile. Nell’anniversario della fucilazione del loro capostipite, alcuni orfani di Mussolini (Marco Tarchi e Pietrangelo Buttafuoco) si dibatteranno per illustrare gli aspetti creativi e culturali della loro putrida ideologia, coadiuvati da un nipotino di Togliatti (Marco Tullio Giordana).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;[28 aprile 2010]&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-8191136121925905564?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/8191136121925905564/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=8191136121925905564' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/8191136121925905564'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/8191136121925905564'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2010/04/dagli-anni-di-piombo-agli-anni-di-merda.html' title='DAGLI ANNI DI PIOMBO AGLI ANNI DI MERDA'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-2352936684773517061</id><published>2010-03-30T18:14:00.001+02:00</published><updated>2010-03-30T18:17:14.075+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iniziative'/><title type='text'>ALLA SBARRA! - Corteo a Firenze (10/04/10)</title><content type='html'>Il re non è mai stato così nudo. Se guardiamo alla società in cui sopravviviamo, non può certo sfuggirci che questa società non ha più niente da offrire.Un capitalismo ormai a corto di vaselina, che devasta l’ambiente a colpi di cemento e grandi opere, sfrutta lavoratori sempre più precari e ricattabili, avvelena tutti con industrie chimiche, scorie nucleari e organismi geneticamente modificati; uno Stato sociale in pezzi, in cui è impossibile curarsi e studiare senza pagare ingenti somme di denaro; una guerra divenuta permanente, sotto il nome di missioni umanitarie e di pace; milioni di persone costrette a migrare, che muoiono sulle frontiere di terra e di mare, che vengono segregate, umiliate, picchiate nelle galere e nei CIE… &lt;br /&gt;A ben vedere, se politicanti, padroni e giornalisti strillano al «bisogno di Sicurezza», se invocano più legalità e più polizia, se sguinzagliano per le strade militari e ronde squadriste, non ci si può stupire. Una società del genere, che ci toglie tutto senza offrirci niente, non può che destare rabbia. Sono loro, i padroni, ad aver bisogno di mettersi al sicuro. Per questo alimentano una propaganda asfissiante e ossessiva, che trasforma ogni diverso in una minaccia, ogni telecamera in un’amica, ogni sovversivo in un “terrorista”.&lt;br /&gt;Così il 16 di aprile, nell’Aula Bunker di via dell’Agnolo, il gup Michele Barillaro deciderà se rinviare a giudizio 19 anarchici, colpevoli di aver espresso a chiare lettere la propria solidarietà verso altri anarchici incarcerati e di aver disturbato un po’ troppo i signori di Palazzo Vecchio. Accusati, di fatto, di alcune occupazioni, iniziative di piazza e azioni dimostrative, saranno giudicati in base alle leggi anti-terrorismo, sotto l’imputazione di associazione sovversiva. Quel famigerato articolo 270 del codice penale che, perseguendo la cattiva intenzione di sovvertire lo Stato, ha permesso molte volte l’incarcerazione dei suoi nemici dichiarati. &lt;br /&gt;L’ex-assessore Graziano Cioni, dopo aver chiesto pubblicamente la persecuzione degli anarchici colpevoli di averlo sbeffeggiato, si costituisce parte civile nel processo; mentre il procuratore generale Quattrocchi ha ottenuto di sostenere nella pubblica accusa la nota inquisitrice di sovversivi Angela Pietroiusti. &lt;br /&gt;DIGOS, giudici e politici. Tutti contro gli anarchici, considerati “terroristi”.&lt;br /&gt;Già, perché secondo questa gentaglia, terrorista non è chi terrorizza coi razzi di Herat e il filo spinato dei CIE, con le scuole Diaz e le caserme Bolzaneto, con l’esercito in strada e l’isolamento carcerario, coi gas CS e i manganelli Tonfa. Terroristi non sono i vigili urbani che hanno pestato Emmanuel Bonsu a Parma, i secondini che hanno ammazzato Stefano Cucchi a Roma, i poliziotti che hanno assassinato Federico Aldrovandi a Ferrara, i carabinieri che hanno pestato a morte Sorin Kalin a Montecatini Terme…&lt;br /&gt;Terrorista, in questo mondo alla rovescia, non è chi rade al suolo le capanne – con le bombe o con le ruspe – ma chi disturba il Palazzo. «Terrorista» diventa chi si ribella, chi insorge. «Terrorista», per chi dispensa il terrore, è il manifestante violento con i suoi petardi, l’anarchico che scrive sui muri, il sovversivo che occupa le case; chiunque lotti, con i mezzi che preferisce, contro il Terrore dello Stato, chiunque sfidi l’ordine costituito.&lt;br /&gt;Il 16 aprile non saranno processati solo alcuni anarchici, ma soprattutto la volontà di non restare in silenzio di fronte ai soprusi del capitale e dello Stato, di non vivere da complici e rassegnati. Ai padroni, ai politicanti, ai loro servi armati di manganello o di penna, abbiamo una sola cosa da dire:&lt;br /&gt;TERRORISTA È LO STATO!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;i&gt;Anarchici&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;SABATO 10 APRILE&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;CORTEO CONTRO LA SICUREZZA DEI PADRONI, IL CONTROLLO SOCIALE, IL TERRORE DI STATO&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;FIRENZE, PIAZZA DELLA REPUBBLICA, ORE 15&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;b&gt;ROMANZETTO CRIMINALE&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Nel settembre del 2006, a Firenze, un gruppetto di ignoti entra in un ufficio dell’ENEL, distribuisce alcuni volantini agli impiegati, getta vernice sui muri, traccia delle scritte e se ne va indisturbato. Si tratta di un’azione in solidarietà con gli anarchici pisani di via del Cuore, arrestati alcuni mesi prima perché accusati, tra le altre cose, di aver cercato di abbattere un traliccio dell’alta tensione per protestare contro il ritorno in Italia del mostro nucleare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È il periodo delle inchieste contro i «gruppi d’affinità» anarchici, cui il Ministro degli Interni Beppe Pisanu ha dichiarato guerra. Costruzioni più o meno inconsistenti che, attraverso un uso disinvolto delle leggi dette «antiterrorismo» e delle intercettazioni, colpiscono diverse realtà anarchiche, infliggendo mesi e mesi di carcere preventivo. Gli anarchici pisani appaiono particolarmente sotto tiro: quando nel maggio 2006 vengono arrestati, diversi di loro, accusati di “associazione sovversiva”, hanno già subito misure cautelari (in carcere o ai domiciliari). Lo Stato cerca di fare terra bruciata attorno ai compagni colpiti, sorvegliando e criminalizzando ogni minima espressione di solidarietà. Chi assiste alle udienze processuali è sistematicamente schedato e perquisito. E alla polizia politica (DIGOS e carabinieri del ROS) non è certo sfuggita la presenza solidale di diversi anarchici fiorentini, che all’epoca occupano una palazzina in Piazza Ghiberti sotto il nome di Panico Anarchico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo l’azione contro l’ENEL, i sospetti della DIGOS s’indirizzano da subito sul Panico. I telefoni sono messi sotto controllo; microspie sono installate nell’auto usata collettivamente dagli occupanti e viene aperto l’ennesimo faldone per ”associazione sovversiva con finalità di terrorismo” (art. 270bis). Può essere l’occasione buona per fare piazza pulita di “questa gente” che si riappropria di case abbandonate, piazze e strade senza chiedere permesso; e che, soprattutto, non nasconde il proprio odio senza mediazioni verso il capitale e lo Stato, e la propria complicità con chi lo combatte.&lt;br /&gt;Mentre l’indagine va avanti, il Panico di Piazza Ghiberti viene sgomberato. Alcune settimane dopo, i compagni occupano Villa Panico nel parco di San Salvi. Nel frattempo finisce il governo Berlusconi, il centrosinistra sale di nuovo al potere. Ma, con buona pace degli ingenui che l’hanno votato, le cose non sembrano affatto migliorare. Il 20 marzo il nuovo ministro di polizia Amato vara i Patti per la Sicurezza: accordi con le amministrazioni locali, pattugliamenti interforze dei vari corpi di polizia, battesimo dei sindaci-sceriffi e aperta caccia al povero. Graziano Cioni, assessore alla sicurezza della giunta Domenici, scatena gli sbirri contro lavavetri, vagabondi, immigrati poveri, sfornando un’ordinanza dietro l’altra per tutelare il decoro del denaro e dei manganelli, sguinzagliando i suoi cani da guardia contro chi “bivacca” all’aria aperta.&lt;br /&gt;Intanto, all’ombra delle case occupate e al fresco delle piazze, crescono nuovi rapporti e complicità. Minoranze critiche danno vita a feste, azioni di disturbo e iniziative; discutono, divergono, convergono sul fatto che l’aria sta diventando irrespirabile e non temono di affermarlo apertamente. A giugno 2007, l’arresto di una compagna durante una manifestazione a Roma provoca un rabbioso corteo non autorizzato. Pochi giorni dopo, la festa nazionale di Rifondazione Comunista al Galluzzo riceve un’aspra contestazione, con tanto di rissa tra manifestanti e mili-tonti di partito; a luglio, in piazza Santo Spirito, la polizia viene cacciata da centinaia di persone. Nel Palazzo comincia a serpeggiare il malumore. L’assessore Cioni, ripetutamente sbeffeggiato nelle iniziative pubbliche e sui muri della città, chiede che siano perseguiti i suoi oppositori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così, il 29 novembre dello stesso anno, la polizia politica irrompe a Villa Panico e all’Asilo Occupato di via Bolognese (nonché nelle abitazioni dei familiari degli occupanti) per presentare il conto, con un mandato di perquisizione per entrambi e nove avvisi di garanzia per altrettanti compagni. Nei fogliacci degli sbirri, prontamente riportati dai soliti servi di tutti i giornali, si parla di “associazione sovversiva con finalità di terrorismo” e di possesso di armi da sparo, e si ipotizza la complicità degli anarchici fiorentini in una rapina in Lucchesia per la quale già si trovano in carcere due compagni pisani. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo circa dodici ore di resistenza, Villa Panico e l’Asilo vengono sgomberati. Ma le uniche “armi” trovate sono mascherine-stencil e cartucce per spara-chiodi, spacciate ai giornali come bossoli di armi da sparo. Gli sbirri, che dovrebbero conoscere bene le armi, li sottoporranno ad una inutile e costosa perizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Agli sgomberi seguono settimane di lotta e iniziative, portate avanti da compagni del Panico, dell’Asilo, della Riottosa e da diversi cani sciolti. L’8 dicembre, al termine di un corteo, viene occupata l’ex-casa del popolo di Santo Spirito. Dopo circa due settimane di attività nel quartiere, l’occupazione viene volontariamente abbandonata. Il 19 dicembre Villa Panico a San Salvi viene rioccupata.&lt;br /&gt;Punto e a capo. Se l’intento della polizia (e dei suoi mandanti politici) era quello di liquidare il movimento libertario, hanno clamorosamente fallito. Al contrario, gli sgomberi e le perquisizioni del 29 novembre 2007 hanno fornito alla solidarietà una splendida occasione per esprimersi, rinsaldando quei legami che volevano spezzare. E soprattutto hanno rafforzato in tanti l’ostlità verso una pretesa Sicurezza che garantisce solo i ricchi e i potenti, mentre controlla, umilia, imprigiona e reprime tutti gli altri.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;Il 16 di aprile, nell’Aula Bunker di Via dell’Agnolo, sarà chiesto il rinvio a giudizio di 19 antiautoritari in relazione a questi fatti. Che l’ennesimo capitolo di questa vicenda non si giochi solo in tribunale, dipenderà come sempre da tutti e da ciascuno.&lt;/b&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-2352936684773517061?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/2352936684773517061/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=2352936684773517061' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/2352936684773517061'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/2352936684773517061'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2010/03/alla-sbarra-corteo-firenze-100410.html' title='ALLA SBARRA! - Corteo a Firenze (10/04/10)'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-51415492914383102</id><published>2010-03-11T18:29:00.003+01:00</published><updated>2010-04-29T16:30:51.634+02:00</updated><title type='text'>Abbattiamo i poveri!</title><content type='html'>[Manifesto affisso sui muri di Rovereto]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;b&gt;Abbattiamo i poveri!&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;I poveri sono spiacevoli da vedere.&lt;br /&gt;La loro presenza ci ricorda fastidiosamente su quali basi si fonda il nostro presunto benessere, peraltro sempre più magro e precario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I poveri che chiedono l’elemosina, poi, sono proprio molesti. Dire di “No” continuamente stanca – non abbiamo denaro né tempo da perdere, noi...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo questo mondo meraviglioso produce povertà a ritmo industriale e le nostre misere tasche non possono mantenere tutta la miseria del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo essere poveri non è illegale, e chiedere l’elemosina neppure. In questa società permissiva, si hanno tutti i diritti – compreso quello di morire di fame.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per fortuna, però, esistono le ordinanze, che portano la repressione là dove il Diritto non era ancora arrivato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prendendo a esempio il sindaco Tosi e altri emeriti sceriffi, anche Valduga si è deciso a risolvere il problema: Non hai i soldi e chiedi l’elemosina? Ti multo! Non puoi pagare la multa? Ti requisisco il prodotto della tua questua!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Si fidi, si fidi, sembrano poveri ma hanno la villa a Cortina...”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era ora. La nostra falsa coscienza è salva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il podestà Valduga non soggiace ai soliti ricatti della morale cristiana. Se il questuante Francesco d’Assisi fosse vivo, Guglielmo multerebbe e allontanerebbe anche lui! Il Dio degli eserciti non ha mai sopportato i mendicanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Destra, spiazzata dal leghismo valdughiano, chiede che l’ordinanza venga applicata ovunque, scovando poveri petulanti sotto le panchine dei parchi o negli sgabuzzini degli asili. E pretende il pugno di ferro, in particolare, contro i mendicanti che esibiscono vergognose malformazioni o si accompagnano con sudici animaletti per strappare furbescamente un po’ di pietà agli sguardi obliqui dei passanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La crociata è aperta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nessuno, tuttavia, ha ancora anticipato l’unica conclusione logica: abbattiamo i poveri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una scommessa. A parte quei rompicoglioni sovversivi teppistelli violenti criminali di anarchici, chi vorrà contestare nella pratica questa bella prova di Valduga? Chi mai vorrà intralciare il radioso cammino della Civiltà Bianca?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Rovereto, nove giorni di marzo duemiladieci&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;i&gt;Comitato per l’ordine e la sicurezza&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-51415492914383102?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/51415492914383102/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=51415492914383102' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/51415492914383102'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/51415492914383102'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2010/03/manifesto-affisso-sui-muri-di-rovereto.html' title='Abbattiamo i poveri!'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-1674839356833786979</id><published>2010-03-04T17:49:00.000+01:00</published><updated>2010-03-04T17:49:00.147+01:00</updated><title type='text'>Meglio senza di loro - 1° marzo 2010</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_YB3GpcCiM0M/S4_kVclEn1I/AAAAAAAAArc/oIhJ25SqlHY/s1600-h/Meglio.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://3.bp.blogspot.com/_YB3GpcCiM0M/S4_kVclEn1I/AAAAAAAAArc/oIhJ25SqlHY/s400/Meglio.jpg" width="292" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;[Click sull'immagine per ingrandire]&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-1674839356833786979?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/1674839356833786979/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=1674839356833786979' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/1674839356833786979'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/1674839356833786979'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2010/03/meglio-senza-di-loro-1-marzo-2010.html' title='Meglio senza di loro - 1° marzo 2010'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_YB3GpcCiM0M/S4_kVclEn1I/AAAAAAAAArc/oIhJ25SqlHY/s72-c/Meglio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-5919715235629349411</id><published>2010-03-02T16:40:00.000+01:00</published><updated>2010-03-02T16:40:03.681+01:00</updated><title type='text'>NEL PASSATO, IL PRESENTE</title><content type='html'>[Di seguito un volantino in solidarietà con i compagni arrestati a Torino, diffuso presso la stazione di Brindisi, in occasione dell'esposizione di una mostra sulla migrazione tra passato e presente. La mostra, allestita nei vagoni di un treno merci ha già fatto tappa nelle stazioni di Lecce e Brindisi. Proseguirà il suo percorso presso la stazione di Taranto (dal 1 al 4 marzo), la stazione di Bari (dal 5 al 11 marzo) e la stazione di Foggia (dal 6 al 15 marzo). Infine farà tappa a Torino (dal 18 al 21 marzo).]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;NEL PASSATO, IL PRESENTE&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;“Migranti” è il nome di una mostra, visitabile in questi giorni su un treno merci, che fa tappa nelle stazioni di tutti i capoluoghi pugliesi. Una mostra che racconta di migliaia di poveri disperati che prendevano la nave per raggiungere un altro continente, in cui immaginavano la possibilità di sfuggire ad una vita fatta di miseria. Parla di quanto fossero disprezzati questi uomini e queste donne, per via delle accuse di rubare il lavoro alla gente del posto. Di come fossero dipinti dalla propaganda mediatica come ladri, criminali feroci e banditi senza scrupoli. Una mostra che racconta di come fossero emarginati, considerati poco più che bestie e molto meno che uomini, e come tali spesso linciati da “onesti cittadini”. Di quella che era “l’accoglienza” che li attendeva, fatta di cordoni sanitari e quarantena, internamento in campi gestiti col manganello e lugubri baracche in cui abitare ammassati. E di come fossero trattati coloro che propugnavano idee pericolose, sovversive: quegli anarchici così spesso incarcerati o espulsi come “indesiderabili”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, una mostra su quanto accadeva ai pugliesi e agli italiani un secolo fa… O forse no, forse non è una mostra, ma uno spietato quadro di quanto accade oggi: basta aggiungere il colore a quelle foto ed invertire le parti: gli italiani non sono più quelli che partono, ma coloro che “ricevono”. I poveri che partono per un lunghissimo viaggio verso l’ignoto hanno solo un volto diverso, ma il disprezzo che li accompagna, l’emarginazione che li attende, il razzismo che incontrano sono gli stessi. Come identiche sono le condizioni di sfruttamento e l’odio che incontrano da parte di chi – spesso sfruttato quanto loro –, è condizionato dalla propaganda mediatica che dipinge gli stranieri come ladri, criminali e banditi, per mettere gli uni contro gli altri ed impedire che l’odio sia incanalato nel giusto binario: non più l’odio razziale, etnico o religioso, bensì l’odio di classe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto ai campi che li attendono, anche quelli sono esattamente gli stessi, gestiti dagli stessi manganelli e dalle associazioni di carità: Croce Rossa, Misericordia, cooperative sociali… Ora si chiamano CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) e uno di questi è anche a Brindisi, in località Restinco, presidiato dai militari del Battaglione San Marco, corpo d’élite della Marina Militare. Quella stessa Marina che al largo delle coste provvede ad intercettare, respingere e – se è il caso – affondare le navi di disperati in arrivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine, gli anarchici. Anche costoro sono rimasti gli stessi e continuano a propugnare le stesse idee sovversive e la stessa opposizione al dominio, che lo Stato prova a fermare nel solito modo: col carcere. Come ha fatto lo scorso 23 febbraio a Torino, quando ha arrestato sei compagni per la loro infaticabile lotta contro tutte le ignominie rappresentate nella mostra “Migranti”: la povertà, il razzismo di Stato, lo sfruttamento, i campi di internamento e le deportazioni, oltre a tutto ciò che le genera: gli Stati, le frontiere, i documenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questi compagni va la nostra incondizionata solidarietà e complicità: la loro lotta prosegue nella nostra. Riconoscere nel presente le stesse infamie del passato è il primo passo affinché le mostre che ricordano gli orrori del passato vengano rimpiazzate dalla libertà, che elimini quegli orrori dalla Storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la chiusura e la distruzione di tutti i Centri di Detenzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andrea, Fabio, Luca, Marco, Maya, Paolo liberi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;i&gt;Nemici di ogni frontiera&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-5919715235629349411?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/5919715235629349411/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=5919715235629349411' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/5919715235629349411'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/5919715235629349411'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2010/03/nel-passato-il-presente.html' title='NEL PASSATO, IL PRESENTE'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-5545457586134803411</id><published>2010-02-18T10:34:00.002+01:00</published><updated>2010-02-18T10:34:50.660+01:00</updated><title type='text'>Rovereto - Siamo accusati di “resistenza”: ebbene sì!</title><content type='html'>Un giornalista ha scritto che sabato a Rovereto c’era aria di carnevale, festa, coriandoli – ma purtroppo gli anarchici hanno rovinato tutto. Già, coriandoli, mascherine, shopping e una bella sfilata di neofascisti: questo doveva essere il pomeriggio roveretano del 13 febbraio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Invece una trentina di compagni sono scesi in strada per non permettere ai fascisti di Fiamma Tricolore di marciare indisturbati. E certo per questi ultimi non sarebbe stato facile passare se non fossero stati accompagnati e difesi, come di consueto, dai loro protettori in divisa (il Battaglione di Laives dei carabinieri e il reparto Celere di Padova e Mestre, giunto dalla Valsusa...).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I giornalisti – che qualche tempo fa avevano fatto finta di indignarsi per i pestaggi compiuti dai militanti della Fiamma e per gli inneggiamenti a Hitler e a Mussolini contenuti nei loro siti – ora sottolineano che la manifestazione dei “giovani di destra” era autorizzata e che gli anarchici sono dei violenti. Noi avevamo promesso pubblicamente che i neofascisti non sarebbero mai più scesi in piazza senza problemi a Rovereto. Siamo gente di parola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carabinieri e polizia – contrariamente a quanto riportato dai giornali – hanno caricato a freddo, in modo premeditato, puntando sistematicamente alle teste (undici manifestanti sono poi finiti al Pronto Soccorso). Con i compagni ancora in strada, la versione on line de “L’Adige” parlava già di tre arresti (che puntualmente sono stati notificati quattro ore dopo). Fascisti-sbirri-giornalisti: tutto da copione. Il candidato sindaco della Fiamma a Rovereto (D’Eliseo) è l’ex comandante della caserma dei carabinieri. E infatti i suoi amici in uniforme si sono scatenati per bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ordine era partito dal ministero degli Interni: caricare qualunque contestazione alle commemorazioni delle “vittime delle foibe”. E così infatti è accaduto nei giorni scorsi in diverse città italiane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora tre compagni – Poza, Jeppo e Ivan – sono nel carcere di Rovereto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello della Fiamma era un appuntamento nazionale, con la presenza annunciata del segretario Romagnoli. Nonostante questo, i fascisti erano una sessantina, e hanno dovuto cambiare percorso per la presenza dei compagni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rivendichiamo a testa alta la determinazione di essere scesi in strada decisi, nonostante la sproporzione tra noi e le forze dell’ordine. I giovani che si sono difesi compatti con tutte le loro forze dalle cariche brutali degli sgherri sono un esempio di coraggio e di memoria viva dei partigiani che hanno combattuto il nazifascismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A chi dice che ci vogliono altri mezzi per contrastare il fascismo, rispondiamo: trovate i vostri, purché nessuno rimanga in silenzio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ai sinistri che hanno permesso che la falsificazione della “questione foibe” diventasse verità ufficiale, diciamo: vergogna! Non condannate il colonialismo italiano di ieri perché sostenete apertamente quello di oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;Contro il fascismo e chi lo protegge!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;Jeppo, Ivan e Poza liberi subito!&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;i&gt;anarchiche e anarchici&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-5545457586134803411?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/5545457586134803411/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=5545457586134803411' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/5545457586134803411'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/5545457586134803411'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2010/02/rovereto-siamo-accusati-di-resistenza.html' title='Rovereto - Siamo accusati di “resistenza”: ebbene sì!'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-5835380476582997232</id><published>2010-02-12T16:28:00.002+01:00</published><updated>2010-02-12T16:28:41.749+01:00</updated><title type='text'>Processo Nottetempo (Lecce)</title><content type='html'>Il 10 febbraio era prevista la sentenza d'appello del tribunale di Lecce nei confronti di alcuni compagni accusati di associazione sovversiva, già rinviata il 18 novembre 2009. La Corte però ha deciso di prendere altro tempo e di accogliere la richiesta di integrazione di alcune prove, fatta dal PM all'inizio del processo d'appello. Il 16 febbraio così verrà nominato un perito del tribunale per effettuare la trascrizione di alcune intercettazioni telefoniche riguardanti episodi di qualche anno fa. Verranno in seguito fissate altre udienze. Ciò che è accaduto sembra volto ad appesantire la condanna già inflitta in primo grado, con la quale in quattro sono stati condannati per associazione a delinquere e altri tre per reati specifici, tutto ciò nell'ambito del torbido agire degli apparati repressivi, giudiziari, polizieschi, politici, che in questi anni si sono dimostrati ligi protettori e affiliati dei vari potentati leccesi; Il Cpt di S.Foca infatti, contro il quale vi è stata la lotta degli anarchici e che ha portato alla sua chiusura, era gestito dalla curia di Lecce. Sulla vicenda, e su tutte le violenze che all'interno di quel lager sono accadute per mano anche dei suoi gestori, ora si vuole porre il silenzio. Nei prossimi mesi riporteremo ulteriori aggiornamenti.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;i&gt;Anarchici salentini&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-5835380476582997232?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/5835380476582997232/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=5835380476582997232' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/5835380476582997232'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/5835380476582997232'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2010/02/processo-nottetempo-lecce.html' title='Processo Nottetempo (Lecce)'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-8641016827242376275</id><published>2010-02-06T17:36:00.000+01:00</published><updated>2010-02-06T17:36:20.602+01:00</updated><title type='text'>IL CATTIVO ESEMPIO di una lotta antischiavista nel Salento.</title><content type='html'>Il prossimo 10 febbraio, a un mese di distanza dai disordini di Rosarno che hanno mostrato al mondo intero le condizioni in cui vivono gli stranieri poveri in Italia (sfruttati, perseguitati, respinti, deportati), si concluderà a Lecce il processo d’appello a carico di alcuni anarchici che qualche anno fa si sono battuti contro i moderni schiavisti.&lt;br /&gt;Se in Calabria i dannati della terra cadono vittima della tanto deprecata “criminalità organizzata”, nel vicino Salento il loro inferno era il famigerato CPT di San Foca, il Regina Pacis. Sorvegliato da fedeli uniformi e gestito da tonache benedette, al suo interno venivano perpetrate violenze tali da non poter essere più celate né dalle mura né dalle cancellate. C’era chi aveva visto, udito e raccontato. Fu uno scandalo enorme, e dentro i palazzi del potere si diffuse un certo imbarazzo. Il vescovo di Lecce fu costretto a prendere le difese del responsabile del centro — il suo chierichetto Don Cesare Lodeserto — mentre alla magistratura toccò avviare delle timide indagini. Intanto, nelle piazze, montava la rabbia. Mentre tutti i sinceri democratici manifestavano a favore del diritto e delle sue norme, gli anarchici sostennero la rivolta contro il lager e i suoi aguzzini.&lt;br /&gt;Abbiamo appena visto come lo Stato — quello Stato che fomenta la guerra fra poveri, varando leggi xenofobe e incitando all’odio razziale — sia intervenuto a Rosarno per ripristinare l’ordine: prima ha deportato in massa i ribelli, poi ha arrestato alcuni capibastone. A Lecce si è comportato nello stesso modo, ma in senso inverso: prima ha arrestato il sacerdote autore dei soprusi (nel marzo 2005), poi ha inquisito diversi anarchici gettandone in galera cinque (nel maggio 2005). Rimessi in libertà dopo oltre un anno di detenzione, questi ultimi sono stati successivamente condannati in primo grado per “associazione a delinquere” e altri reati specifici, mentre altri sono stati condannati a pene minori. Oggi che il lager Regina Pacis è stato chiuso e il sacerdote torturatore è riparato all’estero in missione per conto di Dio, la magistratura salentina vorrebbe regolare i conti in sospeso con questi nemici di ogni frontiera. Non solo per confermare, ma per appesantire ulteriormente le condanne già inflitte in primo grado.&lt;br /&gt;Se per gran parte delle stesse istituzioni perfino la rivolta dei neri di Rosarno rappresenta uno sfogo comprensibile, quella degli anarchici di Lecce costituisce una minaccia inammissibile. Lo schiavo che si ribella all’ennesima frustata ricevuta, purché con la sua collera non esageri troppo e purché rientri in fretta nei ranghi, lo si può parzialmente giustificare (salvo poi usarlo come pretesto per una deportazione di massa). Gli individui che rifiutano il ruolo di cittadini passivi e indifferenti, che rifiutano qualsiasi disciplina di partito, vanno repressi senza esitazione. Perché danno il cattivo esempio. Lo Stato biasima l’omertà nei confronti degli atti di violenza privata, ma la pretende come un dovere civico davanti agli atti di violenza istituzionale.&lt;br /&gt;Gli anarchici di Lecce hanno fatto quello che gli abitanti migliori di Rosarno non hanno avuto il coraggio di fare. Non hanno chiuso gli occhi di fronte a quanto stava accadendo, non hanno invocato e aspettato qualcuno, sono scesi in campo per cercare di fermare direttamente l’infamia in corso. E lo hanno fatto senza mire politiche&lt;br /&gt;o ipocrisie missionarie. Hanno visto una umanità in catene e sono insorti contro gli schiavisti.&lt;br /&gt;Per questo li vogliono condannare, a Lecce, il prossimo 10 febbraio.&lt;br /&gt;Per questo non possiamo lasciarli soli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;i&gt;altri nemici di ogni frontiera&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-8641016827242376275?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/8641016827242376275/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=8641016827242376275' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/8641016827242376275'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/8641016827242376275'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2010/02/il-cattivo-esempio-di-una-lotta.html' title='IL CATTIVO ESEMPIO di una lotta antischiavista nel Salento.'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-7033667821887323727</id><published>2010-02-02T14:11:00.001+01:00</published><updated>2010-02-02T14:16:27.470+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iniziative'/><title type='text'>La memoria del presente - Lecce</title><content type='html'>Mercoledi  27 gennaio, ore 16.30 Ateneo Piano seminterrato&lt;br /&gt;IL PRESENTE ALLE SPALLE&lt;br /&gt;Proiezione del video “Divide et Impera” e discussione su Cie, Espulsioni, Razzismo di Stato: l’opposizione in atto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mercoledi  3 febbraio, ore 16.30 ateneo piano seminterrato&lt;br /&gt;TERRORISMO è STATO&lt;br /&gt;Proiezione della testimonianza di Pasquale Valitutti, compagno anarchico presente nella questura di Milano al momento dell’omicidio di Pinelli e dibattito su Potere, Linguaggio e Memoria. A seguire, proiezione del video “L’altro terrorismo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mercoledi 10 febbraio, dalle 18 alle 21  P.zza  s.oronzo&lt;br /&gt;REVISIONISMO E PACE SOCIALE&lt;br /&gt;Menzogne sulle foibe e processo agli anarchici salentini&lt;br /&gt;Presidio e diffusione di materiale informativo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La memoria del presente&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;La memoria e il linguaggio. Queste sono le due questioni che tentano di legare  in un unico filo le tematiche qui proposte. In tempi in cui si cerca di rimuovere le resistenze del passato per cancellare quelle del presente (e del futuro), la parola perde il suo reale significato, mentre i fatti storici vengono mistificati e snaturati per legittimare delle aberrazioni. Il revisionismo cambia il passato per rendere giustificabile o addirittura nobile il presente. In virtù di ciò i fascisti non sarebbero i sanguinari assassini che spinsero in Italia come altrove le popolazioni alla guerra civile e alla guerra  tra Stati ma dei semplici patrioti. E  ancora, la strategia della tensione, con le sue bombe sui treni, nelle piazze e nelle strade, che produsse decine di morti, non fu un operazione dello Stato italiano per soffocare la rabbia dilagante e contagiosa di migliaia di individui, ma la cruda violenza tra bande di destra e di sinistra. Se oggi si può affermare ciò è facile comprendere come una guerra può essere denominata “missione di pace” senza indignare, così come non scandalizzi l’esistenza di lager per immigrati, lager spacciati a volte per centri di accoglienza o di necessaria permanenza. Ma se il linguaggio è una delle armi più potenti della propaganda e del potere per mistificare e annullare la conoscenza reale delle cose al fine di annebbiare completamente le coscienze, la memoria è il  pugnale per resistere. La memoria è ciò che porta dall’altra parte della barricata, riuscendo a distinguere il nemico di ieri e di oggi, ed opporsi a ciò che appare intollerabile. Essa è uno dei mezzi che rende consapevoli della guerra tra poveri che è stata scatenata per la spartizione di qualche briciola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È al presente che vogliamo guardare, ma non da semplici spettatori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Terrorismo è Stato&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il concetto di “terrorismo” è intrinsecamente legato a quello di “Stato”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Piazza Fontana ad Abu Ghraib, dalle bombe sui treni ai bombardamenti indiscriminati in Afghanistan, dal sequestro di Abu Omar a Milano fino all’utilizzo di armi al fosforo in Palestina – solo per citare alcuni casi della Storia recente –, gli Stati agiscono incessantemente in modo terroristico. Agitando lo spauracchio della “guerra al terrorismo” di fatto assistiamo, ed in maniera sempre più spudorata, alla “guerra del terrorismo”, eppure siamo sempre più incapaci di riconoscerla e nominarla come tale. Nel nome di presunti ideali quali Patria e Democrazia si giustifica qualunque orrore; in onore a quella che vorrebbero fosse una “memoria condivisa”, si punta ad ottenere una pacificazione sociale impossibile ed a rimuovere la Memoria che accompagna chi non è disposto a dimenticare né, tantomeno a perdonare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono più modi per ottenere questo risultato, reso possibile anche grazie ad una deculturizzazione forzata che avanza a piè sospinto. Lo svuotamento di significato delle parole è uno di questi, uno svuotamento che tende a nominare come “terrorista” chi ammazza un militare per difendere la propria libertà e la sua terra, e “combattente per la libertà” quello stesso militare al servizio di uno Stato, invasore o meno conta poco. Direttamente legato a questo aspetto è il revisionismo che ormai da diversi anni dilaga in tutte le direzioni e che ha trovato in storici, giornalisti, scribacchini ed altri utili servi del Potere il più funzionale mezzo per essere veicolato. Dalle fiction televisive ai libri, dai dibattiti in TV agli articoli sui giornali, si cerca di convincerci che partigiani e repubblichini siano caduti pur sempre per dei nobili ideali, che gli infoibati fossero in fondo dei bravi italiani e che nei lager nazisti c’era anche qualche aguzzino di buon cuore. Nello stesso modo provano a farci credere che alla Banca dell’Agricoltura in Piazza Fontana a Milano ci fossero due bombe, e che una fosse effettivamente anarchica, così come che Pinelli sia caduto dal quarto piano della Questura di Milano per un “malore attivo”e il commissario Calabresi fosse un brav’uomo, assente  al momento della “caduta”, mentre l’unico “attivo” in quella stanza era proprio lui, assieme agli sgherri che lo assistevano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A quarant’anni da quei tragici avvenimenti, lontano da commemorazioni che non ci appartengono e da pacificazioni che non ci riguardano, ribadiamo con forza che la bomba in piazza Fontana il 12 dicembre 1969 è stato un atto di terrorismo dello Stato e dei suoi amici fascisti, che Pinelli è stato buttato giù dalla questura di Milano, e che al momento del fatto il commissario Calabresi era presente in quella stanza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-7033667821887323727?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/7033667821887323727/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=7033667821887323727' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/7033667821887323727'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/7033667821887323727'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2010/02/la-memoria-del-presente-lecce.html' title='La memoria del presente - Lecce'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-7489316498278424328</id><published>2010-01-12T16:53:00.002+01:00</published><updated>2010-01-12T17:08:41.821+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria - Segnalazioni'/><title type='text'>Adesso - Foglio di critica sociale - numeri 27 e 28</title><content type='html'>Adesso - Foglio di critica sociale - n.27 &lt;a href="http://guerrasociale.altervista.org/adesso_27.htm"&gt;-&amp;gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Adesso - Foglio di critica sociale - n.28 &lt;a href="http://guerrasociale.altervista.org/adesso_28.htm"&gt;-&amp;gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-7489316498278424328?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/7489316498278424328/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=7489316498278424328' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/7489316498278424328'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/7489316498278424328'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2010/01/adesso-foglio-di-critica-sociale-numeri.html' title='Adesso - Foglio di critica sociale - numeri 27 e 28'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-307663419099010358</id><published>2009-12-19T09:29:00.010+01:00</published><updated>2009-12-21T18:35:36.593+01:00</updated><title type='text'>Io so chi ha ucciso il commissario Luigi Calabresi</title><content type='html'>È perché ancora il sangue torna a scorrerci più veloce nelle vene, furioso, ogni volta che la repressione colpisce, violenta, è perché nel nostro cuore serbiamo un’idea alta di giustizia, è perché ci ripugnano i calcoli politici, i rimestamenti, gli opportunismi variamente mascherati di chi confida nella memoria corta e nella vaghezza fumosa dei concetti a rendere tutti i gatti grigi, è per tutto questo che ci permettiamo di riproporre questo testo di Alfredo Bonanno. A proposito di un compagno ucciso, a proposito di memoria, a proposito di anarchia.&lt;br /&gt;Per noi, non tutti i gatti sono grigi.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Edizioni Anarchismo&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io so chi ha ucciso il commissario Luigi Calabresi, il 17 maggio 1972, sotto casa sua, in via Cherubini 6, a Milano, alle nove e un quarto del mattino.&lt;br /&gt;L’affermazione è grave, non per le implicazioni giudiziarie, per carità, delle quali non mi curo minimamente, ma per ben altri motivi, ed è di questi motivi che voglio mettere a parte i miei attenti lettori.&lt;br /&gt;In fondo, se riflettiamo un poco, di che cosa possiamo essere sicuri? La mattina ci svegliamo, mettiamo i piedi fuori dal letto, facciamo colazione in fretta, voliamo verso la scuola, il lavoro, i più vicini giardinetti per trovare gli amici, insomma, ognuno verso le proprie faccende quotidiane. La sera, ritornando a porre le spalle sul lenzuolo, quasi sempre lo stesso della sera prima, di che possiamo dirci certi dell’insieme di fatti che abbiamo visto scorrere sotto i nostri occhi durante l’intera giornata? Non appena puntualizziamo un avvenimento, per quanto semplice, il caffè che abbiamo preso la mattina al bar, ecco che tutto il contorno si fa confuso, tende a sfocare nei suoi dettagli, e ogni aspetto scompare in un desiderio inappagato di precisione.&lt;br /&gt;In definitiva, abbiamo una memoria di quello che ci è accaduto, di quello che abbiamo fatto, ma le nostre affermazioni, riguardo i singoli avvenimenti, sono tanto inadeguate da farci concludere che non possiamo dirci certi di niente.&lt;br /&gt;Ma com’è possibile, direbbe qualcuno?&lt;br /&gt;La risposta è semplice. Noi siamo certi, e sempre dentro limiti a volte consistenti e gravissimi, solo di quello che veramente ci interessa, di quello che si è talmente avvicinato ai nostri personali sentimenti, bisogni, desideri, sogni, progetti, da costituire pugno nello stomaco. Ricordiamo solo i pugni nello stomaco.&lt;br /&gt;Di per sé, la vita non ci riserva molti pugni nello stomaco, e forse è meglio così.&lt;br /&gt;Pensate cosa sarebbe una vita continuamente vissuta al limite della tensione emotiva, fin quasi a scoppiare sopraffatti dall’adrenalina. Un poco di calma, per carità.&lt;br /&gt;Ma, poiché non siamo bestie da soma, ma uomini e donne ansiosi di viverla questa vita, ecco che la guardiamo in maniera selettiva. Filtriamo i fatti che ci accadono attorno, non solo quelli che vediamo direttamente con i nostri occhi, ma anche quelli che le grandi protesi moderne dei giornali e della televisione ci consentono di cogliere, fatti distanti migliaia di miglia, lontani nello spazio eppure così vicini come se accadessero nel cortile di casa nostra.&lt;br /&gt;Abbiamo fatto l’abitudine a questi fatti, ma ce ne sono alcuni che si presentano in modo tale da colpirci profondamente.&lt;br /&gt;Che vuol dire questo essere colpiti, per giunta in profondità? Vuol dire che restiamo a bocca aperta, mentre una sensazione di dolore, di ansia, di indignazione, di disgusto, oppure, il che fa lo stesso dal punto di vista dei meccanismi biologici che si scatenano nel nostro corpo, di gioia, di entusiasmo, di ebbrezza, ecc.&lt;br /&gt;Questi accadimenti entrano in noi e vi si suggellano nella nostra certezza.&lt;br /&gt;So bene che non c’è certezza alcuna, se la si considera in termini di oggettiva certezza valida per tutti, se la si pretende verificare con il bilancino del farmacista, ma quando il sangue ribolle nelle nostre vene per i quindici morti straziati dentro la sala centrale della Banca dell’Agricoltura di Piazza Fontana a Milano, passassero cent’anni, ci sentiremmo lo stesso certi di un fatto indegno, che solo miserabili servitori dello Stato potevano compiere.&lt;br /&gt;Ecco il genere di certezza di cui voglio parlare.&lt;br /&gt;Tutte le volte che penso a Pinelli gettato dalla finestra della stanza del commissario Calabresi nel cortile interno della questura di via Fatebenefratelli a Milano, il sangue mi ribolle nelle vene.&lt;br /&gt;Quindi anche di questo sono certo. Mille legulei organizzati insieme per spiegarmi le ragioni del povero commissario sbalordito dal poderoso colpo di reni di Pinelli per andare a volteggiare nell’aria notturna di Milano, non possono convincermi. Non ho nemmeno bisogno di leggere le testimonianze dei compagni presenti nelle altre stanze che udirono l’accalorarsi dell’interrogatorio, e le imprecazioni che precedettero e seguirono l’uccisione di Pinelli. Non aggiungono nulla alla mia certezza, queste testimonianze.&lt;br /&gt;Allo stesso modo non tolgono nulla gli scagionamenti di tribunali, o le dichiarazioni filiali di giovani uomini cresciuti all’ombra della colpa paterna, o i ricordi sudaticci di una vedova per la quale non ho mai provato compassione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un uomo deciso, sicuro di sé, messo in caricatura perfino in un film, ma padrone della situazione. Era lui la punta di diamante della questura di Milano nel momento in cui scoppiano le bombe, era lui a darsi da fare sulla spinta degli avvenimenti, forse più grandi di lui, ma non di certo capaci di stornargli il cuore verso un moto di correttezza, prima di tutto verso se stesso. Ma di che correttezza può essere capace uno sbirro, e per giunta uno sbirro che vuole fare carriera a qualsiasi costo?&lt;br /&gt;Nessuno parla più di questa persona in modo concreto, non potendo sembrare un mito, sembra almeno un fantasma. Gli anni passati hanno annacquato il personaggio, la morte sembra avere appiattito le caratteristiche in una iconografia da martire statale.&lt;br /&gt;Il povero Calabresi, trentaquattro anni, un fiore di gentiluomo, con moglie incinta e due figlioletti. Un appartamentino al terzo piano del n. 6 di via Cherubini, una casa modesta. Dopo la morte, la moglie dovette attendere quasi un anno per avere 156.000 lire al mese di pensione. Che tristezza.&lt;br /&gt;Ma il povero Calabresi vedeva la vita sotto un’altra prospettiva. Voleva essere un vincente, giocava sporco, ed era riuscito a costruire attorno a sé la fama di duro, di imbattibile. Dappertutto arrivava per primo, schiacciava tutta la concorrenza, i suoi collaboratori lo odiavano, i suoi superiori lo temevano. Uomo da karatè e da culto della forza, era talmente ipocrita con tutti da farsi passare per un sentimentale, per un cattolico praticante, per un timorato di Dio. In fondo, quest’insegnamento l’aveva appreso in America, dove era stato a lavorare con la Cia. Un’esperienza, all’epoca, fatta da pochi super poliziotti italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quei febbrili giorni del dopo strage a Milano tutti avevano paura di tutti. Il segno del terrore cominciava per la prima volta, seriamente, a penetrare l’aria provinciale e sempliciotta del nostro paese. Anche la città industriale per eccellenza, in fondo, non aveva mai vissuto un’epoca come quella che si accingeva a vivere. E la gente quasi lo sentiva nella pelle questo tragico discorso nuovo che stava per aprirsi.&lt;br /&gt;Perché Pinelli? Perché non lo sappiamo, non lo sapremo mai. Poteva toccare a un altro compagno. La prova di buttare giù qualcuno dalla medesima finestra dello studio di Calabresi era stata fatta mesi prima con Braschi, poteva essere lui a cadere rimbalzando sui cornicioni. Gli è andata bene. Il contesto degli attentati alla Fiera campionaria non era all’altezza di quello di Piazza Fontana.&lt;br /&gt;Raffazzonare al meglio la tesi della pista anarchica era compito suo, era lui lo specialista degli anarchici milanesi, e degli altri che avevano rapporti con i compagni di Milano. Chi meglio di lui poteva raccogliere le fila del discorso di già iniziato da Ventura, con la pubblicazione dei testi anarchici fatta da una casa editrice dichiaratamente fascista e finanziata dal Ministero?&lt;br /&gt;In fondo, la scelta degli anarchici era di già in corso da mesi, la prova generale era stata fatta con le bombe della Fiera campionaria. Molti i compagni in galera proprio in quel momento. E lì attorno, a girare ben bene le cose, il povero Calabresi, con il suo vestito stirato di fresco, il suo atteggiamento educato e duro, la sua cultura (si fa per dire, ma sempre qualcosa in prestito riusciva a prenderlo qua e là), la sua velocità nel prendere decisioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La velocità nelle decisioni. Un uomo che aveva lavorato per la Cia non poteva avere che la velocità degli uomini della Cia, spietati e freddi nell’esecuzione del loro lavoro. Solo tempi molto più vicini a noi hanno smontato questi luoghi comuni, facendo vedere come i Servizi Segreti, dalla Cia al MI5, al famigerato Mossad, altro non sono che bande di assassini prezzolati e garantiti dell’immunità statale, spesso anche un branco di incapaci e di sprovveduti, dotati di mezzi che a un certo punto li fanno più grandi e più forti di quello che veramente sono.&lt;br /&gt;Ecco, il commissario Luigi Calabresi era uno di questi assassini prezzolati e garantiti. Attorno a lui si era creato il mito dell’imbattibilità, della forza decisionista che abbatte tutti gli ostacoli di fronte a sé.&lt;br /&gt;Una prima incrinatura questo mito l’aveva avuto al processo contro “Lotta Continua”, dove Calabresi era apparso in difficoltà. Lo si accusava esattamente di quello che stiamo dicendo qui, di avere ucciso, o almeno partecipato all’uccisione di Pinelli. I balbettii di risposta sono ancora nel ricordo di tanti compagni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 17 di maggio fu un giorno infausto per il grande commissario. Tutto sembrava dovesse andare come sempre, la solita routine della mattina: la colazione, il saluto alla moglie incinta, i due figlioletti, uno di due anni e uno di undici mesi, che scenetta familiare.&lt;br /&gt;Anche il boia ha una famiglia. Non sembra possibile, ma è così. E la famiglia del boia vede il lavoro del boia come quello di un qualsiasi funzionario dello Stato, per giunta di un certo livello, richiedendo il lavoro di boia specializzazioni che non tutti possono assolvere. Dietro la maschera che nasconde il boia c’è posto anche per la prolifica moglie e la numerosa figliolanza.&lt;br /&gt;Quell’infausto giorno, più o meno alle nove di mattina, il commissario Luigi Calabresi scende in strada. Lì lo aspetta il suo destino, esattamente alle nove e quindici minuti, sotto forma di due pallottole, una prima e una dopo.&lt;br /&gt;Referto: discontinuazioni craniche, meningo-cerebrali, da proiettile da arma da fuoco (regione occipitale destra).&lt;br /&gt;L’autoambulanza della Crocebianca di Vialba urla la sua urgenza per le strade della metropoli. Alle nove e trentasette minuti il commissario Luigi Calabresi muore all’ospedale S. Carlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’autopsia sul cadavere di Pinelli fu eseguita dai professori Ludovi, Mangigli e Falzi. Chi sono costoro? Non lo so. Dei tagliaossa qualsiasi? Non credo, almeno uno di loro era un uomo dei Servizi, come è apparso in una nota marginale pubblicata dai giornali anni dopo.&lt;br /&gt;Perché questa presenza? Perché, ancora una volta non si sentivano sicuri che tutto fosse stato fatto a dovere (troppa gente nella stanza di Calabresi?), e volevano chiudere al più presto, massacrando in fretta e furia quel che restava del nostro compagno.&lt;br /&gt;Una cosa è certa, che se il lavoro di Calabresi fu un macabro pasticcio (all’improvviso risultò che Pinelli portava ai piedi tre scarpe), quello dei notomizzatori fu fatto alla perfezione. Dopo, nessuna controperizia fu possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Calabresi, dopo essere uscito dal portone di casa, va verso il salvagente nel centro della via dove era parcheggiata la Cinquecento della moglie. Ai due lati una Primula e una Opel. Il primo colpo lo coglie alla spalla destra, cade, il secondo gli fa saltare parte del cranio. Lo spazio tra la Cinquecento e l’Opel si riempie a poco a poco di sangue.&lt;br /&gt;La gente presente non accorre subito, quasi non si è accorta dei colpi d’arma da fuoco. Nell’aria primaverile sembravano scoppiettii d’una vecchia auto. Poi qualcuno scorge il corpo bocconi, il sangue che continua ad allargare la sua chiazza purpurea. Si chiama la polizia, i carabinieri, l’autoambulanza, insomma tutto quello che accade di solito in questi casi, accade, come in un vecchio copione abusato. Solo che stavolta accorrono anche gli alti vertici della polizia milanese. Guida ha gli occhi pieni di lacrime. Il vecchio custode dei penitenziari fascisti, sperimentato a tanti misfatti e a tante torture, si commuove nel vedere il corpo del fido collaboratore a terra, riverso nel proprio sangue.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il funerale del commissario finestra è fastoso, moltissime corone di fiori. Il cadavere viene portato in chiesa. Il vescovo ausiliare di Milano celebra il rito funebre: “Fulgido esempio di dedizione al dovere”. È incredibile come questa gente non abbia il minimo senso di pudore.&lt;br /&gt;Il cardinale Colombo, riferendosi ad una dichiarazione della signora Gemma Calabresi, afferma: “Il fiore più bello sbocciato sul sangue del commissario ucciso è il perdono della vedova”. Roba da non crederci.&lt;br /&gt;Perdono. Che parola magica. Bisognerà aspettare degli anni per sentirla ripetere di nuovo, da altra gente, in altri contesti, ma sempre riguardo la morte di Calabresi.&lt;br /&gt;Ma, andiamo con ordine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di quella mattinata di maggio qualcuno, dopo tanti anni, sembra ricordare qualcosa. Che splendido e meraviglioso meccanismo è la memoria. La memoria dei pentiti, poi, meriterebbe uno studio a parte. In quel di Massa c’è un tizio che vende crêpe, che ha un chiosco di crêpe, forse venderà anche cocacola e aranciate, non lo so, comunque ha tutta l’aria di un onesto bottegaio che tira a campare. E invece sotto il suo sguardo bonaccione si nasconde un pericoloso criminale.&lt;br /&gt;In più, questo criminale pericoloso parla, racconta delle storie, narra di quello che fece la mattina di quel 17 maggio 1972 in via Cherubini, quando a bordo di una macchina aspettava, aspettava, aspettava.&lt;br /&gt;Ma chi aspettava?&lt;br /&gt;Il nostro amico fa un nome, poi ne fa altri due, indicando in questi ultimi i mandanti dell’uccisione di Calabresi.&lt;br /&gt;Lui era solo l’assistente, l’autista dell’autore materiale del fatto.&lt;br /&gt;Ma andiamo, mio caro amico pentito, possibile che i carabinieri abbiano soltanto un disco e che a tutti coloro che accettano per quattro soldi di indossare la casacca dell’infame facciano recitare sempre la solita storia?&lt;br /&gt;Ecco, c’è un fatto che i magistrati non sanno, che lo stesso pentito non sa, che nessuno sa, ed è il fatto che io so chi ha ucciso il commissario Luigi Calabresi, il 17 maggio 1972, sotto casa sua, in via Cherubini 6, a Milano, alle nove e un quarto del mattino. E questo taglia la testa al toro, definitivamente. Il faccione del pentito sta solo recitando un pessimo copione.&lt;br /&gt;Ma, non anticipiamo i tempi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad aspettare il commissario in via Cherubini, c’era la vendetta.&lt;br /&gt;Un assoluto silenzio accolse il 20 dicembre del 1969 all’uscita dell’obitorio la salma di Pinelli. Erano le 15 e un quarto. Cominciava a piovere.&lt;br /&gt;Ci indirizzammo verso via Preneste.&lt;br /&gt;La moglie Licia aveva rilasciato un comunicato: “Desidero vivamente che i funerali di Pino Pinelli, pur aperti a tutti gli amici che vorranno prendervi parte, avvengano in forma dichiaratamente privata, senza la partecipazione di gruppi organizzati, di delegazioni o simboli”.&lt;br /&gt;Non so perché lei ebbe a fare questa dichiarazione, non certo per i motivi per cui da solo, nel mio cuore, anch’io ero arrivato alle stesse conclusioni: simboli, striscioni dei gruppi, forse le stesse bandiere al vento, sarebbero stati fuori posto.&lt;br /&gt;Una sola bandiera nera avrebbe dovuto essere presente, alla fine risultò che di bandiere ce n’erano più del necessario.&lt;br /&gt;Una corona di fiori portava una piccola scritta: “Gli anarchici tutti non ti dimenticheranno”.&lt;br /&gt;Mi chiesi se non avremmo dimenticato Pinelli, oppure quello che gli era stato fatto. Il dubbio rimase fino al Cimitero Maggiore.&lt;br /&gt;Fossa 434, campo 76.&lt;br /&gt;Qui non ebbi più dubbi. E, insieme a me, i mille compagni presenti non ebbero più dubbi.&lt;br /&gt;Calabresi doveva essere ucciso.&lt;br /&gt;Addio Lugano bella.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vendetta è una questione di dignità. L’enormità del fatto non deve essere commisurata soltanto alla morte di Pinelli, e forse nemmeno alla stessa strage dei quindici morti e dei novanta feriti. Ciò costituirebbe una mera algebra giuridica, forse appena appena più corretta di quella che prevedono i codici. E, in questo senso, non mi interesserebbe.&lt;br /&gt;La vendetta è un eccesso, di per sé, non nell’attacco che realizza. Quindi, vedendo il rapporto nel senso contrario, l’uccisione di Calabresi, questa non è stata una vendetta commisurata, commisurata ai morti di Piazza Fontana o alla morte di Pinelli. Anche vedendo le cose in questo modo si ricade nell’algebra giuridica di prima.&lt;br /&gt;La vendetta è quindi un eccesso.&lt;br /&gt;Non occhio per occhio, dente per dente, che di già nella formulazione biblica costituiva una razionalizzazione di precedenti comportamenti vendicativi imprevedibili, quindi un codice vero e proprio, mentre è parso ai più, erroneamente, una vendetta e basta.&lt;br /&gt;L’eccesso che si racchiude nella vendetta spazza il campo di qualsiasi rapporto di equivalenza, di qualsiasi commisurazione. Non è vendetta se non si trabocca nell’immane, nella cancellazione barbara del nemico, nella sua eliminazione o, almeno, in un arrecargli un danno di tale portata da rendergli impossibile l’oblio.&lt;br /&gt;Se la vendetta fosse commisurata, sarebbe il sistema sociale nel suo insieme ad impormela, ed eccomi quindi racchiuso in un codice, sia pure non scritto, ma sempre in un codice. L’ambiente mi obbligherebbe a vendicarmi, seguendo delle regole, in quanto in caso contrario sarei guardato male e male considerato se non mi vendicassi o se mi vendicassi in eccesso, dando origine a ripercussioni dannose per l’ambiente stesso.&lt;br /&gt;Invece, se a sollecitarmi alla vendetta è la mia dignità offesa, è solo verso di essa che io sono responsabile, ed è con essa, quindi con la parte offesa di me stesso, con la mia coscienza, che devo fare i conti. E con me stesso non ci sono mezze misure, io costituisco con me stesso una totalità indissolubile, io sono il mondo, la totalità del mondo, e chi arreca offesa alla mia dignità cancella il mondo, mi distrugge come coscienza del mondo attraverso me stesso, e merita di essere tolto dal mondo.&lt;br /&gt;Certo, sono pochi a cogliere il senso profondo della propria dignità. È questo il mistero di certi comportamenti che ci sembrano inspiegabili. Nietzsche si sente offeso nella propria dignità di uomo di fronte allo spettacolo di un vetturino che frusta il proprio cavallo e non potendo resistere davanti al proprio mondo ucciso da quel bruto insensibile, decide di cancellarlo quel mondo, di cancellare il proprio mondo, di cancellarsi nella pazzia. Per lo stesso motivo, altri compagni, di fronte alla propria dignità offesa cancellano il mondo in altro modo, si cancellano nel suicidio.&lt;br /&gt;Questo modo di vedere la vita si sviluppa e finisce per diventare essenziale, man mano che ci si rende conto dell’assurdità delle regole formali che sanciscono la cosiddetta società, per non parlare delle leggi che fissano le condizioni di esistenza dello Stato. Leggi e comportamenti che a lungo andare appaiono non solo strumenti del nemico per asfissiare e rendere impossibile quel poco di libertà che anche in una società amministrata e controllata è possibile strappare, ma in se stessi, come vere storture, comportamenti aberranti anche quando appaiono intenzionati dalla migliore buona volontà.&lt;br /&gt;La critica della vita quotidiana produce una coscienza che nel tempo si fa sempre più acuta e sensibile, sempre più alacre nello scoprire ulteriori terreni di desolazione e di isolamento. Tutto intorno cadono così i luoghi comuni del possibilismo democratico, le illusioni della politica, le positività del movimento storico, le concessioni istituzionali, l’asetticità di certi riconoscimenti. Si fa terreno bruciato, ed allora occorre decidersi. Se la propria coscienza è capace di penetrare dentro la realtà, se scopre la trama che costituisce il tessuto dei rapporti sociali, quella trama fine e quasi impalpabile che spesso è coperta dai colori appetitosi dell’offerta con cui si veste la miseria del dominio, se arriva a fare chiara questa notte senza tempo, allora si sente offesa, profondamente offesa.&lt;br /&gt;È l’offesa dei millenni della schiavitù e dell’incarcerazione, dei millenni di sofferenze e genocidi, dei millenni di sottomissione a pochi gruppi dominatori. Nulla di quello che è stato il nostro passato merita di essere salvato, nulla mi è stato dato, e nulla sono riuscito a strappare al nemico, se non nell’ottica di una sua concorrenziale concessione diretta a farmi accedere al banchetto, sia pure per qualche briciola, per qualche riconoscimento di status del tutto marginale, per qualche striscia sul berretto, per qualche inchino da parte di imbecilli sornioni che si credono furbi.&lt;br /&gt;E puoi anche riflettere per anni e anni su questi problemi, leggere e riflettere, fin quando ti senti stanco e triste, e non c’è nessuna pagina, nessuna parola, nessun gesto di uomo o di donna a te vicini che ti dica qualcosa di chiaro, definitivamente chiaro. Puoi remare nell’oscurità per anni, come i galeotti di un tempo, fino allo stremo, fino a quando cadi morto sul remo senza che gli altri se ne accorgano.&lt;br /&gt;Invece, può accadere che un fatto ti illumini per un attimo il fondo della strada, che un fatto atroce ti faccia vedere in filigrana com’è veramente il nemico, di che pasta lo hanno messo al forno, da quale crogiolo infernale è uscita la sua anima. Se un tale avvenimento accade, se sei là anche tu, insieme a tanti altri come te, che sai che stanno vivendo la medesima esperienza traumatica, e li vedi, omoni grossi con le mani callose, ragazzini che cercano di darsi un atteggiamento, donne mature che corrono col pensiero agli anni della guerra, ai figli trucidati, fanciulle che vedono il loro amore, che avvertono come un segno di purezza del mondo, quasi sporcato da tanta protervia, e li vedi, tutti con le lacrime agli occhi, impotenti ma con i muscoli tesi, se un tale avvenimento accade con te dentro, non è più un qualsiasi accadimento, un fatto come gli altri (milioni di persone muoiono uccise barbaramente e vengono condotte al cimitero più o meno in fretta), ma quel fatto ha una carica diversa, porta con sé una tensione che non ti permette di avere tregua, ti svegli la notte sudato e, seduto sul letto, ti chiedi che stai facendo nel tuo letto, e se per caso non sei tu il morto che si gira nella tomba, mentre ad essere vivo, ben vivo, è proprio Pinelli, con la sua ingenua barba da operaio delle ferrovie.&lt;br /&gt;Mi rendo conto che tutto questo potrà sembrare un elenco di sensazioni avvertite da un cervello esaltato, da me che, lo devo confessare, quella sera al Cimitero Maggiore, fossa 434, campo 76, mi sono messo a piangere senza ritegno. E sia, mettiamola così, si tratta di ricordi che risentono dello stato emotivo del momento, e spesso questi stati emotivi esaltati, non potendosi esprimere sull’istante in qualche cosa di fattivo (prendere a pugni un poliziotto, ad esempio), si traducono in una frustrazione che fa scoppiare in lacrime. E sia, sono d’accordo.&lt;br /&gt;Ma così ragionando si perde qualcosa d’importante, riducendo tutto ad una somma di singole persone che vivono singoli stati d’animo, si mette da parte la cosa essenziale, quella forza eccezionalmente importante che viene fuori da molte persone che avvertendo le medesime sensazioni emotive, sollecitate da sentimenti molto simili (nessuno identico, per carità, lo so bene), si sentono attratti uno con l’altro a costituire un insieme omogeneo che non ha bisogno di patti o contratti scritti o detti per costituirsi. Improvvisamente, questa forza collettiva emerge ed è là, tangibile, posso toccarla, posso sentire la sua voce, posso lasciarmi prendere dalle sue suggestioni, indirizzare lo sguardo dove lei mi dice di guardare, vedere con i suoi occhi fatti di mille pupille quello che i miei poveri occhi miopi non vedono, ricordare ciò che la mia povera mente da sola non può ricordare.&lt;br /&gt;Improvvisamente, come dalla testa di Zeus, di tutto punto armata, esce l’idea di giustizia. Ma è una ben strana idea, perché non si appoggia a nessun patto, a nessun ordinamento preferenziale. Non è un’idea che vuole rimettere le cose al loro posto, scambiare il cadavere di Pinelli con quello di Calabresi, non sono prodotti fungibili. Non è un’idea che vuole garantire all’azione rivoluzionaria, genericamente considerata, una legittimità di continuazione: che fiducia possono avere gli sfruttati in rivoluzionari che senza reagire si fanno gettare dalla finestra come una scatola di roba vecchia. No, nemmeno questo. Non è un’idea che vuole essere conosciuta, fatta propria dalla gente, tanto è vero che non ci saranno rivendicazioni o chiacchiere politiche da parte di organizzazioni specifiche di nessun genere, e dire che in quel torno di tempo strutture nascenti ce n’erano diverse. Non è un’idea che si alza più alta delle altre per richiamare all’ordine turbato dal comportamento fuori delle regole, dai misfatti compiuti da un certo commissario Calabresi, dopo tutto non è certo normale che un fermato in questura, durante un interrogatorio, venga buttato fuori dalla finestra.&lt;br /&gt;Se questo mondo si basa sulla giustizia commisurata, sui calcoli numerici di un dare e un avere, di un punire per il torto fatto e di fare un torto per la pena subita, si tratta di un mondo che non ha niente a che fare con quell’idea di giustizia venuta fuori collettivamente in quel momento, quella sera, nel Cimitero Maggiore di Milano. Ecco quindi che quella sera, senza che nessuno lo volesse o lo sapesse, è venuta fuori un’idea di giustizia che prima non c’era, un’idea che travalica e rende risibile il singolo desiderio, la singola fantasia di sparare in bocca al buon commissario Calabresi, desiderio e fantasia coltivati senz’altro dalla quasi totalità dei presenti, ma come tutti i desideri e tutte le fantasie, poco dopo, col ritorno alla vita quotidiana, svaniti nel nulla.&lt;br /&gt;Invece quest’idea di giustizia (che si potrebbe definire “proletaria” se, come giustamente è stato fatto notare, su questo termine non fosse piovuta la polvere dei millenni a renderlo inutilizzabile), che non sapendo come chiamare continueremo a chiamare così, semplicemente, giustizia, quest’idea di giustizia ha continuato il suo cammino in tutti noi, ci ha mantenuti tutti insieme uniti, compagni che non mi sono mai stati vicini, che erano presenti quella sera lì, che poi ho rivisto poche volte altrove, in tutt’altre faccende affaccendati, loro ed io, compagni per i quali, diciamolo chiaramente, nutro pochissima stima, se non proprio avversione e disprezzo, ebbene per il semplice fatto che anche loro fossero lì quella sera, tutte le volte che la voce lontana ma vivissima della giustizia mi chiama, mettendomi in subbuglio il cuore, anche quei compagni torno a sentirli vicini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco perché io so chi ha ucciso il commissario Luigi Calabresi, il 17 maggio 1972, sotto casa sua, in via Cherubini 6, a Milano, alle nove e un quarto del mattino.&lt;br /&gt;Quei mille, e più, compagni presenti alla fossa 434, campo 76, del Cimitero Maggiore di Milano, abbiamo tutti premuto il grilletto.&lt;br /&gt;Nessun perdono. Nessuna pietà.&lt;br /&gt;Addio Lugano bella.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Catania, 12 luglio 1998&lt;br /&gt;Alfredo M. Bonanno&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;[Da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Io so chi ha ucciso il commissario Luigi Calabresi&lt;/span&gt;, Edizioni Anarchismo, Trieste 2007]&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-307663419099010358?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/307663419099010358/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=307663419099010358' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/307663419099010358'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/307663419099010358'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/12/io-so-chi-ha-ucciso-il-commissario.html' title='Io so chi ha ucciso il commissario Luigi Calabresi'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-1085128546497427309</id><published>2009-12-18T17:52:00.004+01:00</published><updated>2009-12-19T18:41:07.033+01:00</updated><title type='text'>Piazza Fontana: revisionismi di Stato e revisionisti di movimento</title><content type='html'>Sono passati 40 anni dalla strage di piazza Fontana. E anche quest´anno, come al solito, si sono tenute le rituali ipocrite commemorazioni: sfilate di cittadini aperte da stendardi comunali e chiuse da comizi di rappresentanti delle istituzioni. La strage di Stato ricordata, con le lacrime agli occhi, dallo Stato stesso e dai suoi sudditi fedeli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quest´anno non c´è stata solo la commemorazione (per altro ravvivata a Milano dalla contestazione), c´è stato anche il revisionismo. All´inizio di dicembre le agenzie hanno battuto la notizia che la Procura di Milano pare si stia preparando ad aprire una nuova inchiesta sulla bomba esplosa alla Banca dell´Agricoltura nel dicembre del 1969. Prendendo spunto da un libro scritto da un giornalista dell´Ansa, tale Paolo Cucchiarelli, si starebbe seguendo una pista invero singolare: quel giorno ad esplodere sarebbero state &lt;span style="font-style: italic;"&gt;due&lt;/span&gt; le bombe, una piazzata dai fascisti (mortale) e l´altra dagli anarchici (innocua). Una sintesi fantastica, capace infine di mettere assieme gli «opposti estremismi» su cui tanto si è dibattuto. Ve li immaginate Delfo Zorzi e Pietro Valpreda, il fascista cattivo e l´anarchico ingenuo, arrivare uno da destra e l´altro da manca portando con sé il rispettivo ordigno? Eppure c´è gente che in simili idiozie ci crede o che, per lo meno, pretenderebbe che abbiano una certa credibilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spazzatura di Stato, si dirà, su cui sputare senza perderci troppo tempo. Ed è vero. Ma purtroppo non è solo lo Stato a produrre questo genere di spazzatura. A ricordare quel lontano 12 dicembre ci ha pensato anche Radiocane ospitando ai suoi microfoni Oreste Scalzone, il quale si è lasciato andare a un lungo sproloquio che egli stesso presenta in rete come una «riflessione - devo dire - `sofferta´ ed esposta con la consapevolezza che essa, al di là dello &lt;span style="font-style: italic;"&gt;scandalo&lt;/span&gt;, può generare perplessità e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sofferenza&lt;/span&gt; "fra &lt;span style="font-style: italic;"&gt;noi&lt;/span&gt;", noi&lt;span style="font-style: italic;"&gt;altri&lt;/span&gt;». Lasciamo pure perdere questo sulfureo annuncio autopromozionale. Considerando il personaggio, non troviamo le sue parole affatto scandalose, non ci lasciano perplessi né ci fanno soffrire. Semplicemente, ci disgustano per la becera malafede che le animano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Basta ascoltarlo per capire che l´obiettivo delle sue riflessioni sono, più che gli anarchici, i militanti di Lotta Continua. L´ex leader di Potere Operaio avrà forse qualche conto in sospeso con gli antichi rivali, per cui ne approfitta per attaccare in tutti i modi la loro «vulgata» su quegli anni. Va da sé che i regolamenti di conti postumi fra capobastoni di fazioni politiche concorrenti ci lasciano del tutto indifferenti. Per noi sarebbe un piacere lasciare che i morti seppelliscano i loro morti. Ma nel farlo lo zombi Scalzone ha la malsana idea di tirare in ballo gli anarchici, la storia del movimento anarchico e il significato stesso dell´anarchismo (per quanto mostri di non possederne una conoscenza che sappia andare oltre i versi di qualche canzonetta). E su questo, ci sia permesso di dire la nostra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con la sua solita aria da eretico che vorrebbe «porre domande a contropelo», Scalzone si lancia in una esegesi della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ballata del Pinelli&lt;/span&gt; sostenendo che essa «contiene un malinteso». Uno dei suoi versi recita: «anarchia non vuol dire bombe, ma giustizia nella libertà». Cosa significa, si domanda Scalzone? Se è vero che «si possono dire cose nell´emotività e per rovesciare il tavolo», o usare una «licenza poetica», resta il fatto che trattasi di «una mezza verità, ma una mezza verità è una falsità» giacché «nel movimento anarchico c´è stato anche l´uso della bomba». Accidenti, che rivelazione scandalosa! «Vogliamo dire che ci si dissocia da questo? Ma allora diciamolo», incalza l´Oreste, altrimenti «perfino un poliziotto potrà dire che diciamo il falso» e ciò non sarebbe bello. Gli anarchici le bombe le mettono, eccome, non tutti, ma alcuni di certo sì. E questo è un punto assodato che non si può negare, pena contrarre «l´abitudine alla novlangue» e cadere nella «falsificazione del passato» denunciata da Orwell.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fatta questa premessa, Scalzone mette poi in dubbio lo stesso concetto di strage di Stato, denunciando la mania presente anche all´interno del movimento per la «teoria del complotto». Perchè mai, come recita la canzone, «un compagno non può averlo fatto»? S´indigna: forse «che un compagno non può aver messo una bomba in una banca?», oppure che «compagno si definisce qualcuno che non può mai mettere una bomba?». Ma allora non sono compagni nemmeno quelli del «FLN algerino», «dell´Eta», «dell´Ira», delle «organizzazioni palestinesi» e tutti i rivoluzionari che piazzano una «bomba che colpisce civili». Insomma, secondo Scalzone, anche questa è una «frase categorica e non è esatta», poiché «uno lo può urlare in faccia al poliziotto che lo interroga, ma non può diventare un dogma, perché è un falso, e un falso non va bene». Il rischio che egli intravede in simili ragionamenti è di impantanarsi nel perbenismo d´accatto: si comincia col dire che un compagno non ha messo la bomba in piazza Fontana, e si finisce col condannare ogni forma di illegalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto ciò Scalzone lo dice sì pensando a Sofri &amp;amp; Compagnia cantando, ma riferendosi anche agli anarchici, la cui «voce», il cui «megafono», era a suo dire Lotta Continua, che «parlava anche a nome loro». Egli non ha dubbi che «nella nebulosa anarchica questo tipo di valori grosso modo vengono integrati e subiti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In altre parole, la vecchia cariatide si affretta ad avallare la tesi appena strombazzata dalla Procura di Milano: la bomba in piazza Fontana potrebbero anche averla messa gli anarchici, giacché a) storicamente sono sempre esistiti anarchici che mettono le bombe, e b) un compagno può ben mettere una bomba in una banca, essendo questa l´istituzione capitalista per eccellenza. Negarlo è da codardi o da ingenui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sforzandoci di trattenere la nausea nell´udire l´ex portaordini di Toni Negri salire in cattedra a dare lezioni ai libertari vantandosi del proprio "insurrezionalismo operaio" (quale? quello che si manifesta nelle richieste di clemenza allo Stato o nel sostegno della farsa elettorale come quando invitava apertamente a votare "scheda rossa"?), ci permettiamo di fare alcune osservazioni. La &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ballata del Pinelli&lt;/span&gt;, che comunque non può di certo rispecchiare il pensiero di tutti gli anarchici, va calata nel momento storico in cui è stata scritta. Cioè, dopo una strage di civili. Elucubrare su due versi estrapolati dal loro contesto è una operazione - questa sì - di mistificazione del passato. Gli anarchici che fanno ricorso alla violenza, bombe incluse, hanno sempre rifiutato il terrorismo, ovvero l´uso &lt;span style="font-style: italic;"&gt;indiscriminato&lt;/span&gt; della violenza. Quando nelle loro azioni sono stati coinvolti civili, si è trattato di errori o di "effetti collaterali" che hanno provocato aspri dibattiti all´interno del movimento anarchico. Ci sono stati anarchici che pur di non correre il rischio di ferire estranei hanno preferito togliere l´esplosivo appena piazzato (come fece per ben due volte Paolo Schicchi), e ci sono stati anarchici che hanno comunque portato a termine l´azione, quali che potessero essere i risultati finali (come gli attentatori del Diana o Severino Di Giovanni). Ma &lt;span style="font-style: italic;"&gt;tutti&lt;/span&gt;, nessuno escluso, miravano e mirano a colpire solo i propri nemici (i potenti, gli sfruttatori, i loro scagnozzi). A nulla serve ricordare un Émile Henry o un Mario Buda, giacché i frequentatori di un ristorante della borghesia della fine 800 o la Borsa di Wall Street nel 1920 non si possono certo paragonare ai clienti di una banca milanese del 1969.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piazzare una bomba in un luogo pubblico e farla esplodere di giorno, causando vittime fra i passanti in modo indiscriminato, è un atto di terrorismo, pratica prettamente politica per cui la vita di sconosciuti viene sacrificata (a scopo di avvertimento, di ricatto, di pressione) in una guerra per la conquista o il mantenimento del potere. Pur spacciandosi attualmente per libertario, Scalzone rimane l´autoritario di sempre e ignora che l´anarchismo si basa su una concezione etica della vita, non sulla politica. Per gli anarchici, il fine &lt;span style="font-style: italic;"&gt;non&lt;/span&gt; giustifica i mezzi. Per cui non vi è alcuna falsità nel fatto che, nella canzone vivisezionata, l´anarchico Pinelli possa protestare contro l´ipotesi che un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;suo&lt;/span&gt; compagno abbia potuto compiere un massacro come quello avvenuto il 12 dicembre 1969, dove a venir colpiti furono solo casuali clienti e grigi impiegati (e dove non poteva avvenire diversamente). E il terrorismo talvolta impiegato dalle organizzazioni politiche autoritarie care a Scalzone, di cui egli qui rivendica la legittimità? Glielo lasciamo tutto, a noi fa ribrezzo e non considereremo mai come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;nostri compagni&lt;/span&gt; chi lo pratica (ma capiamo che per il leader dell´organizzazione politica fra i cui membri ci furono i responsabili del rogo di Primavalle, le nostre parole siano solo infantilismi da liquidare con un´alzata di spalle).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto alla nebulosa anarchica, che a suo dire avrebbe fatto proprio il buonismo innocentista e legalitario, essa è assai più vasta delle poche organizzazioni burocratiche che vorrebbero rappresentarla - le sole ad emettere squallidi comunicati di condanna nei confronti di ogni azione esplosiva. Ora, non è proprio codesto «cantafavole con le gambe corte» a dire che una mezza verità è una falsità?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E pensare che già nel 1977, al palazzetto dello sport, nel corso delle magnifiche giornate di Bologna, la sua desistente logorrea era stata spenta dai frizzi e lazzi (e dai panini!) lanciatigli addosso dai compagni... che sia un altro evento da rivivere e commemorare?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-1085128546497427309?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/1085128546497427309/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=1085128546497427309' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/1085128546497427309'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/1085128546497427309'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/12/piazza-fontana-revisionismi-di-stato-e.html' title='Piazza Fontana: revisionismi di Stato e revisionisti di movimento'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-1087597528675951381</id><published>2009-12-09T17:08:00.003+01:00</published><updated>2009-12-09T17:16:04.859+01:00</updated><title type='text'>Il ritorno della Magna Grecia</title><content type='html'>Volantino&lt;br /&gt;Fronte - Click sull'immagine per ingrandire&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_NO25tKB4-rY/Sx_Lqci-cuI/AAAAAAAAAb8/gg5Q0d2ju4U/s1600-h/magna+grecia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 282px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_NO25tKB4-rY/Sx_Lqci-cuI/AAAAAAAAAb8/gg5Q0d2ju4U/s400/magna+grecia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5413269207200461538" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Retro - Click sull'immagine per ingrandire&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_NO25tKB4-rY/Sx_MXmi9c5I/AAAAAAAAAcE/4XLe9Xce2eA/s1600-h/magna+grecia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 274px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_NO25tKB4-rY/Sx_MXmi9c5I/AAAAAAAAAcE/4XLe9Xce2eA/s400/magna+grecia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5413269982978864018" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-1087597528675951381?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/1087597528675951381/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=1087597528675951381' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/1087597528675951381'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/1087597528675951381'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/12/blog-post.html' title='Il ritorno della Magna Grecia'/><author><name>dedalus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06769347188354161998</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_NO25tKB4-rY/Sx_Lqci-cuI/AAAAAAAAAb8/gg5Q0d2ju4U/s72-c/magna+grecia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-844307293412010501</id><published>2009-11-21T19:29:00.002+01:00</published><updated>2009-11-24T19:18:41.441+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria - Segnalazioni'/><title type='text'>Machete n. 5 - Novembre 2009</title><content type='html'>Di fronte alla miseria dei tempi moderni, c'è chi ne prende atto e chi fantastica, chi (si) organizza e chi va alla deriva.&lt;br /&gt;Noi stiamo dalla parte di quelli che vanno alla deriva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È uscito il numero 5 di MACHETE, a cui hanno (più o meno volontariamente) collaborato: A Corps Perdu, A. M. Bonanno, Jacques Ellul, Luigi Galleani, Jacques Heurie, Wolfi Landstreicher, Jean-Marc Mandosio, Alexandre O'Neill, Penelope Rosemont, Jakob Van Hoddis... e Antiautoritari anonimi.&lt;br /&gt;Questi gli articoli: Il futuro noi siam...; Volare terra terra?; Abbasso la logica del lavoro; La foresta degli espropriatori; Via i poveri, largo ai ricchi; La paura sull'attenti; Allineati di paura; Hitler ha vinto; L'inganno cordiale dell'informazione; Ma a chi stiamo parlando?; Nella prigione sociale; Il fantasma politico; Il racket della presa di coscienza; Teniamoci abbottonati; L'insurrezione e il suo doppio; Fine del mondo; Un brindisi a Girella; Una cassetta dagli attrezzi spuntati; Il monito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per contatti e richieste: machete.aa@gmail.com - www.macheteaa.org&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-844307293412010501?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/844307293412010501/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=844307293412010501' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/844307293412010501'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/844307293412010501'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/11/machete-n-5-novembre-2009.html' title='Machete n. 5 - Novembre 2009'/><author><name>dedalus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06769347188354161998</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-3449717619408227957</id><published>2009-11-14T19:17:00.000+01:00</published><updated>2009-11-14T19:19:52.010+01:00</updated><title type='text'>Lecce - Udienze processo Nottetempo</title><content type='html'>Il 21 e il 28 ottobre si sono tenute presso l’aula bunker del carcere di Lecce, ulteriori due udienze del processo d’appello a carico di alcuni compagni salentini, accusati di associazione sovversiva e alcuni reati specifici riguardanti in particolare la lotta contro il Centro di Permanenza Temporanea di San Foca (Le), gestito all’epoca dalla curia leccese. Centro chiuso ormai dal marzo 2005. Nella prima udienza vi è stata la requisitoria del Pm (lo stesso del primo grado) che ha ricalcato ciò che aveva già sostenuto, chiedendo le medesime condanne richieste in primo grado per associazione sovversiva per una decina di persone. Ricordiamo che la sentenza della Corte d’Assise ha condannato 4 compagni per associazione a delinquere con pene da 1 anno e 10 mesi a 5 anni, un compagno a 1 anno per istigazione a delinquere, un altro per occupazione a 4 mesi e un altro a 100 euro di multa per una scritta. Gli altri compagni sono stati assolti. Il 28 ottobre vi è stata l’arringa di alcuni avvocati, mentre il 18 novembre è prevista l’arringa degli ultimi tre avvocati. Se non verrà destinata ad altra data, nella stessa giornata potrebbe essere emessa la sentenza.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Anarchici salentini&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;Contributi per spese pegali: Conto Poste Pay  n. 4023600472439365 intestato a Concetta Cappello&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-3449717619408227957?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/3449717619408227957/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=3449717619408227957' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/3449717619408227957'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/3449717619408227957'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/11/lecce-udienze-processo-nottetempo.html' title='Lecce - Udienze processo Nottetempo'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-5475681891363814553</id><published>2009-11-11T18:13:00.002+01:00</published><updated>2010-01-07T10:12:16.942+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Volantini'/><title type='text'>Trento: sgomberi, denunce e fogli di via non fermano le lotte</title><content type='html'>Venerdì 6 novembre, all´alba, una ventina di anarchici ha occupato di nuovo L´Assillo di via Manzoni, sgomberato il 15 ottobre scorso. Verso le 10 la polizia faceva irruzione sfondando le porte. I compagni riuscivano a salire sul tetto. Poliziotti e carabinieri hanno cominciato a spaccare le tegole sotto i piedi dei compagni, minacciando di arrestare e sprangare tutti quanti. La pronta risposta degli occupanti - a cui si è aggiunta, via via, la presenza di una quarantina di solidali sotto l´edificio - ha spinto gli sbirri a più miti consigli. Intanto arrivavano altri poliziotti, carabinieri e vigili del fuoco. Verso le 14,30 gli anarchici sono scesi dal tetto, avendo ottenuto di essere identificati sul posto e non portati in questura né tanto meno arrestati. Il giorno dopo ci sarebbe stato il corteo: i dirigenti della polizia hanno fatto due conti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diversi dei compagni sgomberati erano già stati colpiti dal foglio di via per tre anni da Trento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sabato 7 si è svolta la manifestazione in difesa degli spazi occupati e contro i fogli di via (nel frattempo arrivati a quota 23). Dopo aver ribadito che la repressione non ferma le lotte e dopo che i banditi hanno bruciato in piazza una gigantografia del foglio di via, il corteo ha attraversato la città. Scritte, mascherine murali, manifesti affissi, tutte le banche e le sedi istituzionali imbrattate di vernice e le telecamere oscurate hanno portato, come promesso, l´Assillo in movimento. Vari gli interventi (sul decreto sicurezza, sul carcere, sugli assassinî di Stato, sugli spazi autogestiti che rifiutano ogni mediazione con il potere...). La sede della Lega Nord ci ha rimesso qualche vetro e dovrà cambiare la bandiera infame. Verso la fine, un bancomat è esploso dalla rabbia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei giorni successivi si è scatenata la canea mediatica e politica. Alcuni leghisti hanno dichiarato di essere stati picchiati (come Alessandro Savoi, esponente provinciale padano, noto, tra l´altro, per aver recentemente dichiarato durante una seduta consiliare "Più Rum e meno Rom"). La Lega ha già inviato un dossier a Maroni e pretende che gli anarchici vengano arrestati. Il sindaco di Trento, Andreatta, chiede la convocazione di un Comitato di ordine pubblico, auspica il pugno di ferro e ipotizza di vietare i cortei in centro. Il questore Caldarola vaneggia accuse di devastazione ai danni dei manifestanti. Un comunicato unitario di CGIL, CISL e UIL esprime solidarietà "ai politici colpiti". Il procuratore Dragone parla di applicare la misura della sorveglianza speciale a diversi anarchici. Ma le dichiarazioni più grottesche, e oscene, le ha fatte forse il presidente delle Acli Arrigo Dalfovo: "Le Acli sono contro ogni forma di autoritarismo e di fascismo e per questo rivolgiamo tutta la nostra solidarietà agli amici della Lega".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come sempre, di fronte al dissenso reale e non platonico l´ordine capitalista si compatta al di là delle differenze formali dei suoi schieramenti. Quanto alla cosiddetta opinione pubblica, soprattutto in quest´epoca in cui la società civile è stata pressoché compiutamente liquidata, essa è un dispositivo retorico di prevenzione e repressione: è il sistema che dice cosa pensa di se stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il presidente della Provincia di Trento, Dellai (l´uomo del TAV, dell´inceneritore, della base militare di Mattarello, degli impianti di risalita...) ha dichiarato, riferendosi agli anarchici, "Impacchettateli e portateli via". I compagni fanno paura non tanto per l´attività che già svolgono, ma per il contributo di autorganizzazione e di azione diretta che potrebbero dare in futuro, quando i nodi di questi progetti devastanti arriveranno al pettine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al corteo hanno partecipato circa 200 persone, per la maggior parte di Trento, Rovereto e dintorni. Al di là dei numeri, la partecipazione è stata attiva e determinata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, l´assillo continua. Banditi ovunque.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Anarchici di Trento e Rovereto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di seguito riportiamo il testo letto al corteo sulla violazione pubblica del foglio di via.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che abbiamo da dire è molto semplice: "NO".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non accettiamo che un questore, in base ad una legge che affonda le sue radici in un regio decreto del 1931, ci vieti per tre anni di mettere piede nella città di Trento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non l´accettiamo per noi - perché questo provvedimento fascista ha lo scopo di impedirci di partecipare alle lotte - e non l´accettiamo perché vediamo in esso un avvertimento per tutti: se sei "insofferente alle leggi", se vieni definito "pericoloso per la sicurezza pubblica" o "incline alla devianza" da un qualche questore, anche in assenza di processo e persino di reati, puoi essere allontanato, cacciato, bandito. È chiaro che qui si sperimenta una "misura di prevenzione" (come si chiamava durante il Ventennio e come si chiama tutt´ora) che potrebbe essere applicata a chiunque protesti, lotti o semplicemente abbia un modo di vivere non conforme ai desideri della polizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo il questore Caldarola gli unici "validi interessi" per frequentare una città sono l´avervi residenza o lo svolgervi un´attività lavorativa. Tutto il resto non appartiene alla vita - nemmeno frequentare una scuola, dal momento che due ragazzi colpiti dal foglio di via vanno alle superiori a Trento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo abbiamo scritto che la città che lorsignori vorrebbero è una città morta, una città di fantasmi che producono e consumano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Devi startene a casa o andare a lavorare. E basta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se non hai i documenti in regola, non hai un contratto di lavoro, non hai una casa, ti espello - come succede quotidianamente a decine, a centinaia di immigrati in tutta Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto ciò si collega a quell´ideologia della sicurezza in nome della quale in Trentino si emanano ordinanze contro i mendicanti e altrove già si vietano le manifestazioni in centro, gli assembramenti in piazza o addirittura il fatto di sedersi su qualche monumento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Trento si è parlato ultimamente persino di togliere le panchine dai parchi dove sovversivamente e oziosamente stazionano giovani, lettori sospetti, immigrati. Costoro non hanno una casa o un lavoro? Vogliono vivere per strada, mentre gli onesti cittadini, dai ventri sazi e gli sguardi obliqui, stanno a casa a guardare la TV? Inaccettabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa marea montante - che giunge da centrodestra come da centrosinistra - ha come nemico la vita, la vita irriducibile all´economia, al controllo, al potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sicuri, signori cittadini?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre l´unica sicurezza che si difende e si presidia - anche con l´esercito - è quella delle casseforti, si attaccano ora le fasce più deboli ma la mannaia liberticida è destinata ad allargarsi: oggi è l´immigrato, il mendicante, l´occupante di case, ma a breve sarà lo scioperante, il manifestante che si difende da un inceneritore, dal TAV, da una base militare...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche in altre epoche tanti pensavano che la tempesta avrebbe risparmiato il tepore delle loro case, ma non è andata esattamente così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto ci riguarda, il questore Caldarola può emettere tutti i fogli di via che vuole: qui siamo e qui restiamo. A vivere, a resistere, ad attaccare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Banditi, certo, contro una banda di padroni e di sgherri che vogliono fare della società un deserto climatizzato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un foglio di via è un pezzo di carta e la carta brucia.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;anarchici banditi &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-5475681891363814553?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/5475681891363814553/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=5475681891363814553' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/5475681891363814553'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/5475681891363814553'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/11/trento-sgomberi-denunce-e-fogli-di-via.html' title='Trento: sgomberi, denunce e fogli di via non fermano le lotte'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-5847626183023201056</id><published>2009-11-07T11:20:00.002+01:00</published><updated>2010-01-07T10:12:47.242+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Volantini'/><title type='text'>A ROBBERY IN GREECE</title><content type='html'>&lt;a href="http://arobberyingreece.blogspot.com/"&gt;Qui&lt;/a&gt; è possibile scaricare in vari formati e in varie lingue il manifesto "Non siamo schiavi, siamo dinamite".&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_YB3GpcCiM0M/SvAEVbuUzzI/AAAAAAAAAnU/UNGjIQOnKaY/s1600-h/man.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5399820719483047730" src="http://4.bp.blogspot.com/_YB3GpcCiM0M/SvAEVbuUzzI/AAAAAAAAAnU/UNGjIQOnKaY/s400/man.jpg" style="cursor: pointer; display: block; height: 400px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 283px;" /&gt;&lt;/a&gt;Click sull'immagine per ingrandire&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-5847626183023201056?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/5847626183023201056/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=5847626183023201056' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/5847626183023201056'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/5847626183023201056'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/11/blog-post.html' title='A ROBBERY IN GREECE'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_YB3GpcCiM0M/SvAEVbuUzzI/AAAAAAAAAnU/UNGjIQOnKaY/s72-c/man.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-8543668250491108744</id><published>2009-11-03T18:14:00.001+01:00</published><updated>2009-11-03T18:18:11.062+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Volantini'/><title type='text'>Contro il nucleare, non solo</title><content type='html'>[Volantino distribuito a &lt;a href="http://guerrasociale.blogspot.com/2009/10/presidio-informativo-e-mostra-contro-il.html"&gt;Nardò (LE) il 31 ottobre 2009&lt;/a&gt;]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ritorno all’energia atomica in Italia sembra oramai una tragica realtà in via di realizzazione, voluta dal governo e dalle lobby industriali per appagare la loro inestinguibile sete energetica. Fra pochi mesi le autorità renderanno note le aree dove impiantare i nuovi mostri e stoccarne le scorie. L’Enel, in società con la sua omologa francese Edf, ha già pronti tre progetti da avviare subito.&lt;br /&gt;Nel Salento, rispolverando un piano del 1981, si ipotizza una centrale nella zona tra Nardò, Avetrana e Manduria.&lt;br /&gt;Sulla pericolosità e nocività del nucleare non dovrebbero più esserci dubbi da parte di nessuno, in quanto porta un inquinamento radioattivo irreversibile, nefasto per la nostra salute e la vita sulla Terra in generale. Cosa farne e dove mettere le scorie da produzione? Come proteggersi in caso di incidenti? Domande volutamente eluse dai nuclearisti, perché ci toccherà solo subire le conseguenze delle loro politiche.&lt;br /&gt;Inoltre comporta un controllo sociale e un accentramento del potere ancora più marcato, essendo una tecnologia alla portata esclusiva di una ristrettissima cerchia di specialisti, dalle cui insindacabili decisioni dovremo dipendere tutti. E in più, la produzione civile è indissolubilmente legata al nucleare militare e alla costruzione di armamenti atomici.&lt;br /&gt;Ma oltre questo, è importante chiedersi perché dovremmo continuare ad alimentare questo sistema sempre più proteso verso il disastro, la distruzione ambientale e la guerra permanente. È davvero nel nostro interesse? A cosa e soprattutto a chi serve produrre sempre più energia? Davvero non riusciamo a vedere che l’attuale organizzazione industrial-mercantile altro non ha portato al pianeta che distruzione e sfruttamento ovunque, in nome del profitto immediato e sfrenato per i soliti pochi?&lt;br /&gt;Non c’è dubbio che le lobby industriali hanno sempre più bisogno di energia per far funzionare le loro fabbriche – per produrre cose inutili fino a restare sommersi di rifiuti che non si sa più dove mettere –, per far funzionare le loro banche, reti di trasporto, strumenti di guerra… senza preoccuparsi della miseria e della morte che disseminano.&lt;br /&gt;Da parte nostra, invece, non ci interessa partecipare alla gestione di un simile, disumano sistema, né di trovare fonti con cui rifornirlo: siamo piuttosto interessati a mandarlo in rovina definitivamente prima che distrugga irrimediabilmente la vita su questo pianeta. Affossare questo sistema, per dare la possibilità di esprimersi ad un altro modo di intendere i rapporti tra gli individui e con ciò che ci circonda.&lt;br /&gt;Partendo da queste basi siamo disposti ad incontrarci, per costruire una opposizione senza mediazioni contro i progetti di morte – nucleari ma non solo – del dominio.&lt;br /&gt;Consapevoli che la classe al potere, ritenendo non discutibili le proprie decisioni, sta già approntando gli strumenti per reprimere un eventuale dissenso, predisponendo anche l’esercito a difesa di quelli che ha intenzione di dichiarare siti di «interesse strategico nazionale», come già sperimentato in Campania dove i militari sono intervenuti a gestire la questione dei rifiuti e reprimere i conflitti sociali che ne erano derivati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Antiautoritari contro il nucleare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Uno spazio di documentazione e confronto su questi temi è aperto il Lunedì dalle 19.00 alle 22.00 presso il circolo di via Massaglia 62/b, Lecce - peggio2008@yahoo.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-8543668250491108744?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/8543668250491108744/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=8543668250491108744' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/8543668250491108744'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/8543668250491108744'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/11/contro-il-nucleare-non-solo.html' title='Contro il nucleare, non solo'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-2144178513136784724</id><published>2009-10-29T18:38:00.002+01:00</published><updated>2009-10-29T18:41:05.716+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iniziative'/><title type='text'>Nardò (Lecce) - Presido e mostra contro il nucleare</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;SABATO 31 OTTOBRE 2009 - ore 16.30&lt;br /&gt;Piazza Osanna, angolo via Duca degli Abruzzi&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Il ritorno all’energia atomica in Italia sembra oramai una tragica realtà in via di realizzazione, voluta dal governo e dalle lobby industriali per appagare la loro inestinguibile sete energetica.&lt;br /&gt;Le centrali nucleari arricchiscono soprattutto chi le costruisce e gestisce, lasciando in eredità al pianeta l’inquinamento radioattivo millenario delle scorie – nefasto per la nostra salute e la vita sulla Terra in generale –, nonché le conseguenze di eventuali e sempre possibili incidenti, ed una militarizzazione e controllo capillare del territorio.&lt;br /&gt;Fra pochi mesi il governo renderà note le aree dove impiantare i nuovi mostri e stoccarne le scorie. L’Enel, in società con la sua omologa francese Edf, ha già pronti tre progetti da avviare subito.&lt;br /&gt;Nel Salento – rispolverando un piano del 1981 – si ipotizza una centrale nella zona tra Nardò, Avetrana e Manduria.&lt;br /&gt;Ma al di là della contingenza geografica, riteniamo che sia interesse di tutti – indipendentemente da dove verrano realizzate – opporsi alle nocività imposte in nome di un progresso che è solo capace di rovinarci la vita, per il profitto dei soliti potenti.&lt;br /&gt;E farlo prima che sia troppo tardi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Antiautoritari contro il nucleare&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Contatti: via Massaglia 62-c Lecce  –  peggio2008@yahoo.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-2144178513136784724?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/2144178513136784724/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=2144178513136784724' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/2144178513136784724'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/2144178513136784724'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/10/presidio-informativo-e-mostra-contro-il.html' title='Nardò (Lecce) - Presido e mostra contro il nucleare'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-3130729796838411759</id><published>2009-10-20T10:16:00.000+02:00</published><updated>2009-10-20T10:17:23.343+02:00</updated><title type='text'>Saluti dalla Grecia</title><content type='html'>Sono cose vecchie, dell´altro secolo. Due anarchici vengono arrestati dopo un colpo in una banca. Il primo l´ha rapinata, arma in pugno. Il secondo dicono che l´avrebbe aiutato, prendendo in consegna il denaro. È accaduto in un piccolo paesino della Grecia, lo scorso 1 ottobre. E allora? Sono cose che capitano. E poi quello è un paese lontano, dalla lingua incomprensibile e intraducibile. A chi volete che interessi? Il rapinatore è Christos Stratigopulos, già arrestato e condannato qui in Italia una quindicina di anni fa per un´accusa simile. Scontata la pena, se n´è tornato in Grecia. Ricordato da pochi, sconosciuto ai più. L´altro arrestato invece è italiano, ed è Alfredo Bonanno. Sì, proprio lui; chi non ha mai udito il suo nome? Nel suo piccolo la notizia ha fatto presto il giro del mondo, rilanciata da molte agenzie stampa: «uno dei maggiori teorici dell´anarchismo insurrezionalista», «fra i maggiori ideologi dell´anarchia», «l´attivista e scrittore anarchico», «il latitante rapinatore anarchico internazionale», «il teorico della violenza rivoluzionaria»... è finito di nuovo dietro le sbarre. Sul posto si sono precipitati gli uomini dell´antiterrorismo, sia greco che italiano, pronti a sfruttare la ghiotta occasione. Gli elementi per imbastire un bel teorema ci sono tutti: un paese in cui ci sono ancora dei focolai ardenti dopo il grande incendio insurrezionale divampato lo scorso dicembre, un anarchico greco attivo nel movimento, un anarchico straniero noto per le sue teorie sovversive che girava il paese a far conferenze, una banca svaligiata.&lt;br /&gt;Christos si è assunto la piena responsabilità del gesto, causato da problemi economici, negando il coinvolgimento di Alfredo. Ma il giudice, ovviamente, non gli ha creduto. Entrambi quindi restano in prigione. Il primo, perché ha osato allungare le mani sulla ricchezza piuttosto che rassegnarsi a crepare nella miseria. Per di più, è anarchico. Il secondo, perché... perché... perché forse ha aiutato il suo compagno. E di sicuro è anarchico. Tanto basta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono cose vecchie, dell´altro secolo. Due anarchici vengono arrestati dopo un colpo in una banca. All´esterno si organizza la solidarietà. Si cominciano a raccogliere fondi, si preparano iniziative. Ma non solo. Ad Atene i due prigionieri ricevono gli esplosivi saluti del gruppo Cospirazione delle Cellule di Fuoco, che aveva appena disturbato l´incoronamento del nuovo premier ellenico. A Villejuif, Francia, c´è chi rende loro omaggio mandando in frantumi i vetri della locale sede del Partito Socialista. Una delle bellezze dell´anarchia è quella di non conoscere frontiere. E in Italia? Beh, qui ci si limita a comunicare la notizia, riportando fedelmente e freddamente le veline dei giornalisti. Nessun commento. Tacciono gli estensori dei comunicati virtuali quotidiani. Ammutoliscono gli zappatori del proprio orticello militante. Tutti zitti i piccoli strateghi delle giuste alleanze. Il movimento ormai è diventato una community, chi non ne condivide regole e linguaggio non esiste. Non ha titolo. Che a furia di inseguire le masse ci si sia dimenticati degli individui? Forse è meglio così. Meglio un sincero silenzio, se dinnanzi a un fatto simile non si sa più cosa dire, che un ipocrita chiacchiericcio solidale. Quello riserviamolo alle disavventure di stalinisti &amp;amp; ruderi vari. Oppure lasciamolo ad alcuni fascisti del terzo millennio, che su uno dei loro forum hanno reso "onore" ai due anarchici arrestati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono cose vecchie, dell´altro secolo. Due anarchici vengono arrestati dopo un colpo in una banca. Il primo ha 46 anni, il secondo 72. Colpevoli o innocenti che siano, per il loro essere anarchici non hanno nemmeno l´attenuante della malattia infantile dell´estremismo. Testardi come sono, non hanno capito che oggi è tempo di cavalcare l´onda dei movimenti sociali, di presidiare chissà cosa davanti ai luoghi del potere, di fare gli assistenti sociali ai dannati della terra. No, non l´hanno capito. Il sogno che hanno nel cuore è troppo grande per adeguarsi al tic-toc dei tempi moderni.&lt;br /&gt;Nessun perdono, nessuna pietà. Addio Lugano bella.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-3130729796838411759?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/3130729796838411759/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=3130729796838411759' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/3130729796838411759'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/3130729796838411759'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/10/saluti-dalla-grecia.html' title='Saluti dalla Grecia'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-2414627374758424897</id><published>2009-10-15T18:53:00.002+02:00</published><updated>2009-10-17T12:05:17.068+02:00</updated><title type='text'>Arrestati in Grecia i compagni Alfredo Bonanno e Christos Stratigopoulos</title><content type='html'>Il 1° ottobre Alfredo Bonanno è stato arrestato in Grecia con l’accusa di concorso in rapina. Con lui, il compagno Christos Stratigopoulos. Attualmente si trovano rinchiusi nel carcere di Amfissa, in condizioni di detenzione durissime. Abbiamo un indirizzo, a cui però non è certo che possa pervenire la posta. Molti compagni ci chiedono se è possibile fare qualcosa. Proponiamo una sottoscrizione – nelle modalità e con le forme che i compagni riterranno opportune – per affrontare le spese legate alla detenzione dei compagni. Per qualsiasi comunicazione è possibile fare riferimento ai recapiti delle Edizioni Anarchismo (edizionianarchismo@gmail.com - A. Medeot, C.P. 3431 – 34128 Trieste).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Versamenti sul conto corrente postale n° 23852353, intestato ad A. Medeot - C.P. 3431 - Trieste con causale “sottoscrizione arresti in Grecia”.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-2414627374758424897?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/2414627374758424897/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=2414627374758424897' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/2414627374758424897'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/2414627374758424897'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/10/arrestati-in-grecia-i-compagni-alfredo.html' title='Arrestati in Grecia i compagni Alfredo Bonanno e Christos Stratigopoulos'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-5293085738143082982</id><published>2009-10-07T17:12:00.002+02:00</published><updated>2009-10-07T17:15:24.925+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iniziative'/><title type='text'>Ciò che chiamiamo progresso è questa tempesta</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dal nucleare alle energie "rinnovabili" come strumento di produzione di morte, inquinamento e controllo sociale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Sui possibili modi per porvi rimedio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center; font-weight: bold;"&gt;Cinque incontri per iniziare a discutere&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;GIOVEDÌ 8 OTTOBRE, ORE 21: proiezione del film-documentario “Biùtiful Cauntri”.&lt;br /&gt;Allevatori che vedono morire le proprie pecore per la diossina. Contadini che coltivano terre inquinate dalle vicine discariche. Voci e immagini da una terra violata, consumata dall’alleanza fra un Nord operoso e senza scrupoli e le nuove forme della criminalità organizzata, raccontata con immagini inedite del traffico illecito dei rifiuti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;VENERDÌ 9 OTTOBRE, ORE 21: presentazione dell’opuscolo “Scarti di produzione. Cronache e riflessioni sulla devastazione di un territorio” e discussione con alcuni compagni da Napoli sull’emergenza rifiuti in Campania e le lotte sociali scaturite nel 2008.&lt;br /&gt;È il sistema produttivo industriale la causa della situazione in cui versa il nostro pianeta e che ha reso i nostri territori delle enormi discariche. Viene chiesta maggiore energia per produrre tonnellate di oggetti inutili, fino a restare sommersi da rifiuti che non si sa più dove mettere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;VENERDÌ 16 OTTOBRE, ORE 21: presentazione dei testi della mostra “Una volta per tutte. Per il rilancio dell’opposizione al nucleare e al mondo che lo produce”.&lt;br /&gt;Il nucleare è il frutto di quella Ragion di Stato che vede nella tutela dell’ambiente un intralcio all’industria, arrivando a dichiarare folli le preoccupazioni circa la salute del pianeta.&lt;br /&gt;A SEGUIRE, proiezione del film-documentario “La messa delle cinque”, su una resistenza antinucleare in Francia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;VENERDÌ 23 OTTOBRE, ORE 21: presentazione del libro “Delta in rivolta. Pirateria e guerriglia contro le multinazionali del petrolio”.&lt;br /&gt;La Nigeria affondata dallo sfruttamento selvaggio di compagnie petrolifere quali Shell, Agip e Chevron, tra devastazione ambientale e resistenze alle politiche neocoloniali. A SEGUIRE, proiezione del documentario “Delta oil’s dirty business”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;VENERDÌ 30 OTTOBRE, ORE 21: L’imbroglio delle energie alternative o rinnovabili. dibattito e diffusione di materiale contro-informativo.&lt;br /&gt;A cosa e a chi serve produrre sempre maggiore energia? Non ci interessa trovare fonti con cui far funzionare giorno e notte le industrie e tenere accesi miliardi di elettrodomestici. Non ci interessa far funzionare una società come la nostra, capace di insanguinare il pianeta con le sue guerre o di fabbricare alimenti sempre più adulterati e manipolati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CIRCOLO ANARCHICO, VIA MASSAGLIA 62/B LECCE&lt;br /&gt;peggio2008@yahoo.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;NEL CORSO DI TUTTE LE SERATE, A PARTIRE DALLE 20 ESPOSIZIONE MOSTRA CONTRO IL NUCLEARE, DIFFUSIONE DI STAMPA E BUFFET BENEFIT.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-5293085738143082982?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/5293085738143082982/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=5293085738143082982' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/5293085738143082982'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/5293085738143082982'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/10/cio-che-chiamiamo-progresso-e-questa.html' title='Ciò che chiamiamo progresso è questa tempesta'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-7989422368886122564</id><published>2009-08-20T17:58:00.006+02:00</published><updated>2010-01-12T16:52:22.165+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria - Segnalazioni'/><title type='text'>ADESSO - Foglio di critica sociale - n. 26</title><content type='html'>Adesso - Foglio di critica sociale - n.26 - 29 luglio 2009 &lt;a href="http://guerrasociale.altervista.org/adesso_26.htm"&gt;-&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-7989422368886122564?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/7989422368886122564/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=7989422368886122564' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/7989422368886122564'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/7989422368886122564'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/08/adesso-foglio-di-critica-sociale.html' title='ADESSO - Foglio di critica sociale - n. 26'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-3670159129137876217</id><published>2009-07-14T18:13:00.006+02:00</published><updated>2009-08-29T19:26:59.709+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Volantini'/><title type='text'>Aquila, Palestina</title><content type='html'> 													 														 															 																 																	&lt;script&gt; 																		if (navigator.appName.indexOf("MSIE") != -1) document.write("&lt;div style="'overflow-y:"&gt;"); 																	&lt;/script&gt;[Volantino diffuso in questi giorni   (luglio 2009) a Lecce]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un boato di notte cambia la vita di una tranquilla città d’occidente; trecento persone morte, le case, i negozi, gli uffici, la casa dello studente, parte dell’ospedale, numerosi monumenti e tanto altro sono andati distrutti per il terremoto. Decine di migliaia di persone hanno perso tutto. Vengono insediati dei campi e delle tende dallo Stato per sistemare gli sfollati. La gente è impaurita, anche perché nuove scosse si ripetono ancora oggi, e così Qualcuno decide che quella gente e quei campi possono essere un banco di prova per sperimentare un controllo militare nei confronti di una popolazione intera, senza che all’esterno se ne sappia niente; un rapporto Nato per le metropoli nel 2020 auspica questo utilizzo militare. Mentre giornali e tv rendono uno show morte e distruzione, dopo i funerali inizia l’ora della disinformazione e della propaganda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’Aquila arrivano migliaia di militari di ogni specie. Nei campi vengono istituiti dei veri e propri check-point per entrare ed uscire, perquisizioni, impossibilità di ricevere visite di amici, di avere animali con sé. Nulla si può autogestire, tutto è organizzato dalla protezione civile, che impone anche cosa mangiare e bere. Niente internet, niente volantini, niente cucina fai da te, niente spazi per il confronto o la discussione; in compenso controlli notturni mentre si dorme, docce all’aperto, bagni inadeguati; per chi ha già parecchi disagi, come gli anziani, tutto è più complicato. Sembra un teatro di guerra, sembra Gaza, e forse non è così diverso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima l’esercito nelle strade, ora la militarizzazione dell’Aquila, mentre si approva una legge sulla sicurezza che rende reato la disperazione di migliaia di individui stranieri, che li cancella come persone e legittima il disprezzo e il razzismo di chi pensa di poterli solo sfruttare. Il Governo italiano diventa avanguardia verso la realizzazione della guerra ovunque, non più solo in Paesi lontani. La crisi ha accresciuto la povertà e la precarietà anche nei Paesi ricchi, ma con esse potrebbero aumentare anche il malcontento e il dissenso verso chi detiene il potere, così ecco trovati gli strumenti per impedire tutto ciò: controllo e repressione. Il laboratorio dell’Aquila ne è un esempio lampante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accanto ai militari un ruolo fondamentale è rappresentato dalla protezione civile, già protagonista, alcuni anni fa, delle esercitazioni antiterrorismo che preparavano le grandi città ad avere la guerra in casa (i conti tornano). Ad essa sono stati attribuiti tutti i poteri per la gestione dell’emergenza, ma anche per la ricostruzione che fa gola a molti e che andrà ad arricchire i soliti noti. L’Abruzzo è una grossa fetta di torta da spartire e così la protezione civile rappresenta il fidato cane da guardia per gestire ogni cosa, così come è accaduto con i rifiuti in Campania; spazzatura e terremotati sono considerati e trattati dallo Stato nella stessa maniera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche per l’organizzazione del G8 la protezione civile è in prima fila per consentire, tra l’altro, le visite guidate ai Potenti della terra in mezzo alle rovine. Già, il G8. Mentre la gente è nelle tendepoli, isolata e controllata a vista, a pochi passi il vertice degli otto Paesi più industrializzati del mondo che tra un aperitivo ed una cena discuteranno quante briciole concedere per evitare che il sistema affondi, o almeno che affondi il più tardi possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diceva il poeta che quando si chiude la verità sotto terra, essa vi si ammassa e vi prende una tale forza di esplosione, che il giorno in cui scoppia fa saltare con sé ogni cosa. Che la verità inizi ad accumulare forza allora, quella degli sfruttati, dei ribelli, di chi è stanco di subire, e si scateni contro gli sfruttatori di ogni nazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Anarchici&lt;br /&gt;peggio2008@yahoo.it&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-3670159129137876217?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/3670159129137876217/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=3670159129137876217' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/3670159129137876217'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/3670159129137876217'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/07/aquila-palestina.html' title='Aquila, Palestina'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-5334139828653325071</id><published>2009-07-14T17:00:00.003+02:00</published><updated>2009-07-29T18:05:19.786+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria - Segnalazioni'/><title type='text'>MACHETE n. 4 - Luglio 2009</title><content type='html'>Se l'urgenza delle cose ti attanaglia e mobilita il tuo dovere morale...&lt;br /&gt;Se preferisci non turbare la serenità della grande Famiglia...&lt;br /&gt;Se vuoi essere all'altezza della situazione...&lt;br /&gt;Proteggi le tue certezze; fai a meno di leggere MACHETE, di cui è appena uscito il quarto numero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla sua realizzazione hanno (involontariamente) collaborato: A Corps Perdu, Stig Dagerman, Georges Darien, Gilles Dauvé &amp;amp; Karl Nesic, Eric Krebber, Grandizo Munis, Wolfi Landstreicher, Ret Marut, Kirkpatrick Sale... e Antiautoritarianonimi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una copia euro 2,00&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-5334139828653325071?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/5334139828653325071/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=5334139828653325071' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/5334139828653325071'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/5334139828653325071'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/07/machete-n-4-luglio-2009.html' title='MACHETE n. 4 - Luglio 2009'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-7789867268795180099</id><published>2009-06-23T18:53:00.006+02:00</published><updated>2009-07-29T18:06:03.438+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria - Segnalazioni'/><title type='text'>Alfredo Bonanno: LA BESTIA INAFFERABILE</title><content type='html'>&lt;a style="font-style: italic;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_NO25tKB4-rY/SkDgvM5iZRI/AAAAAAAAAbg/7cBcueM_QUs/s1600-h/bestia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 124px; height: 200px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_NO25tKB4-rY/SkDgvM5iZRI/AAAAAAAAAbg/7cBcueM_QUs/s200/bestia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5350523458837177618" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;E' uscito per le Edizioni Anarchismo:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La bestia inafferrabile - &lt;/span&gt;Alfredo M. Bonanno&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;pp. 128, euro 4,00&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A braccarlo a lungo, l’animale diventa feroce. Si accorge di quanto le pretese convivenze civili siano ridicole fattezze del feticcio statale, e di come al di sotto resti intatta l’antica sostanza repressiva del dominio, quella dell’assolutismo indiscutibile perché certo della propria forza. La bestia ne aveva avuto sentore, anche quando la si accarezzava nel senso del pelo, quando le si rivolgevano parole fraterne di conforto e tolleranza, perché non sentisse fino in fondo gli aculei del collare o i denti del morso con cui si frenava la sua esuberanza bonaria e vogliosa. La catena era stata allungata fino ai margini del campo e, in tempi recenti, perfino colorata. Così, i suoi occhi di belva mansueta avevano potuto vedere, come in sogno, quel che restava del paesaggio lontano, mai raggiunto perché irraggiungibile, sempre desiderato. E allora, come per gioco, aveva cominciato a mostrare i denti al padrone, a fargli qualche versaccio maleducato, qualche ululato di troppo. Non è che il padrone non ha più fiducia nella catena, sia pure allungata, è che non gli va che la cosa si venga a sapere, che altre bestie incatenate si permettano di digrignare i denti, di fare versacci o ululare guardando con occhio voglioso il lontano paesaggio di libertà che mai avrebbero dovuto guardare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.edizionianarchismo.net/"&gt;www.edizionianarchismo.net&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-7789867268795180099?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/7789867268795180099/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=7789867268795180099' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/7789867268795180099'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/7789867268795180099'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/06/la-bestia-inafferrabile-alfredo-m.html' title='Alfredo Bonanno: LA BESTIA INAFFERABILE'/><author><name>dedalus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06769347188354161998</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_NO25tKB4-rY/SkDgvM5iZRI/AAAAAAAAAbg/7cBcueM_QUs/s72-c/bestia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-6247504696459337414</id><published>2009-05-26T19:14:00.005+02:00</published><updated>2009-07-29T18:06:39.663+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria - Segnalazioni'/><title type='text'>SENZA TITOLO n. 3 - Primavera 2009</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_YB3GpcCiM0M/Sd3yI2mPbnI/AAAAAAAAAcQ/1sHLkTB30DI/s1600-h/Senzatitolo3.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 139px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_YB3GpcCiM0M/Sd3yI2mPbnI/AAAAAAAAAcQ/1sHLkTB30DI/s200/Senzatitolo3.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5322676568530579058" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;N. 3, primavera 2009&lt;br /&gt;Rivista trimestrale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;pagine 80&lt;br /&gt;euro 4,00&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È come se a un film fosse improvvisamente abbassato il sonoro e tutta la pellicola&lt;br /&gt;rallentata. Il brusio di fondo, che avvertiamo ritorto nelle orecchie, è una ridondanza della voce del potere che si riorganizza. E che importa ciò se l’iniziativa resta sempre nelle mie mani? Tutto ha un costo, strisce di pelle vanno via, asportate dagli impietosi fendenti della repressione. Più il clima generale si fa miserabile e viscido, più aumentano i vermi terrestri che strisciano nella mota sperando in un riconoscimento sia pure minimo da parte del potere, e più il ruolo di chi non si piega, di chi non accetta, di chi reagisce e attacca, diventa visibile, si staglia nel buio della notte e richiama l’attenzione dei cani rabbiosi che hanno ricevuto da poco, insieme all’osso d’ordinanza, l’ordine di azzannare. Non ci capiscono, non ci ascoltano, vocette impudiche ci soffiano all’orecchio, dicendoci di tenere i piedi per terra, di non sognare fantastiche apocalissi improbabili e fuori del tempo, per carità, lontano da noi questi cacasenno da segreterie comunali. Sappiamo bene che non ci ascoltano e non ci capiscono, e allora?&lt;br /&gt;Sputiamo in faccia al potere la nostra rabbia – e non solo quella – e andiamo avanti, nessuno lavora al posto nostro, nessuno tutela le nostre idee, a nessuno stanno a cuore i nostri sogni, solo a noi, e non vi sembra sufficiente? Avete forse bisogno di un mallevadore che vi alzi il morale, qualche estratto chimico o il succo del nettare degli dèi, avete bisogno di una piccola spinta per alzare lo sguardo al cielo della rivolta? Se ne avete bisogno siete di già fottuti anche se continuate a stringere in mano il manuale del piccolo guerrigliero.&lt;br /&gt;Non vogliamoci bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.edizionianarchismo.net/"&gt;www.edizionianarchismo.net&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-6247504696459337414?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/6247504696459337414/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=6247504696459337414' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/6247504696459337414'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/6247504696459337414'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/05/e-uscito-il-numero-3-della-rivista.html' title='SENZA TITOLO n. 3 - Primavera 2009'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_YB3GpcCiM0M/Sd3yI2mPbnI/AAAAAAAAAcQ/1sHLkTB30DI/s72-c/Senzatitolo3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-920094875550493674</id><published>2009-03-27T16:08:00.002+01:00</published><updated>2009-07-16T17:41:43.319+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Volantini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iniziative'/><title type='text'>No Security Expo 2009, Galatina (LE)</title><content type='html'>Dal 26 al 29 marzo 2009 si terrà presso il quartiere fieristico di Galatina (Lecce), “Security Expo” – Esposizione Euromediterranea per la Sicurezza Pubblica e la Difesa”. Un evento di portata nazionale che si svolge per il terzo anno consecutivo con il patrocinio dei Ministeri  dell’Interno, della Difesa, dell’Istruzione e della Giustizia oltre a tutte le amministrazioni locali e altre istituzioni. Una fiera sulla guerra e sulla sicurezza, che tende alla promozione di tutte le forze armate e di polizia e all’incontro delle aziende che operano nel settore militare e del controllo, con i loro potenziali clienti. Come ogni anno poi, essa tenta di coinvolgere anche le scuole proponendo un concorso dal titolo “Security Expo 2009: School for Peace” al quale si può partecipare realizzando un elaborato sul tema: “Il ruolo delle forze armate nella tutela dei diritti umani”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non vi è dubbio che la menzogna quotidiana che accompagna il nostro tempo è la colonna portante anche del “Security Expo”, il quale propaganda militarismo e controllo spacciandoli per pace e maggiore sicurezza per i cittadini. È sempre più chiaro invece, che il delirio poliziesco degli Stati moderni determina la costante perdita di libertà da parte di chiunque, insieme ad uno svuotamento di coscienza che porta a non riconoscersi più tra sfruttati.&lt;br /&gt;È evidente che tanti aspetti culturali e sociali della vita odierna, non sono più frazionabili perché parte della stessa logica di guerra che il Capitalismo, sostenuto dal gendarme Stato, vuole imporre. La crisi, la mancanza di lavoro e di una casa, il razzismo, lo sfruttamento, l’esclusione dei poveri, come possono essere considerati problemi a sé stanti? Necessario diventa allora opporsi praticamente al militarismo dalle molte facce che regna su tutti questi aspetti perché non accada che campi, pogrom, repressione, eserciti siano il nostro presente, né il nostro futuro, né qui, né altrove.&lt;br /&gt;Se i centri di internamento per immigrati clandestini, dove si viene rinchiusi fino a sei mesi per non avere i documenti in regola, stanno diventando l’esempio più chiaro di cosa rappresenta questa violenta politica securitaria, allora che da esempio siano anche la rabbia e la proteste che in queste settimane in essi si stanno moltiplicando.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Disertori del controllo sociale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;DOMENICA 29 MARZO 2009&lt;br /&gt;PIAZZA DANTE ALIGHIERI, GALATINA (LE)&lt;br /&gt;DALLE 10.00 ALLE 13.00&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PRESIDIO, PROIEZIONI, MOSTRA CONTRO GUERRA, “SICUREZZA”, MILITARISMO...&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-920094875550493674?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/920094875550493674/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=920094875550493674' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/920094875550493674'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/920094875550493674'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/03/no-security-expo-2009-galatina-le.html' title='No Security Expo 2009, Galatina (LE)'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-110999450032956869</id><published>2009-03-21T16:05:00.004+01:00</published><updated>2009-07-14T19:20:34.846+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Volantini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iniziative'/><title type='text'>BARI - Presidio in solidarietà ai migranti rinchiusi nel CIE</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center; font-weight: bold;"&gt;RINCHIUDERE, NASCONDERE, ZITTIRE&lt;br /&gt;SUI LAGER PER MIGRANTI E LE MOLTE FACCE DELLA REPRESSIONE&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;A partire dal rogo di Lampedusa, un’ondata di lotte ha investito i centri di detenzione per stranieri (CIE) di Torino, Milano, Bologna, Gradisca d’Isonzo, Bari. Varie sono state le forme di protesta, accomunate dalla richiesta di libertà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel CIE di Bari S. Paolo dal 5 marzo è in corso uno sciopero della fame che molti portano ancora avanti, e tre internati sono arrivati a cucirsi le labbra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sabato 14 marzo una quindicina di solidali verso i migranti in lotta si presentano nella via dello shopping barese e impugnando volantini e megafono cercano di scalfire il tran tran del passeggio. Parlano dello sciopero della fame di chi, recluso, a volte non ha altro che l’autolesionismo come estremo gesto di protesta. Ma ricordano anche, con complice gioia, le tante evasioni riuscite da quando i CIE sono in funzione, a dispetto di chi li ha progettati e voluti per segregare – e poi con un abile inversione linguistica ha cercato di farli passare per «centri di accoglienza».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ribadiscono, i manifestanti, che non sono disposti a tollerare un sistema sociale che rinchiude e segrega quegli individui dichiarati indesiderati perché, non possedendo nulla, sono fuori-posto nel mondo delle merci, ed anzi vengono trasformati in spettro da agitare al «pubblico» per distogliere l’attenzione dai veri responsabili del disastro sociale che tutti ci minaccia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma scendere in strada ad esprimere delle idee – certe idee – è atto intollerabile per i custodi del potere, tanto più ora che le città rischiano sempre più di diventare luoghi anestetizzati da cui, chi pretende di dirigere la nostra vita, vorrebbe allontanare definitivamente ogni voce critica; per lasciare posto solo a centri commerciali e banche, chiese ed uffici, ad una folla di disciplinati lavoratori e beati consumatori di merci equamente inutili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infatti quel sabato ci pensano i Vigili urbani a ristabilire l’ordine violato e, alla fine di un parapiglia, cinque manifestanti vengono portati in caserma per essere identificati, di cui tre sono arrestati. Dopo quattro giorni di carcere, vengono processati per direttissima e condannati a dieci mesi ciascuno per resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale, quindi rilasciati con sospensione della pena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come si vede, ad essere messi al bando non sono solo gli stranieri poveri, ma ogni atteggiamento umano non omologato. Come d’altronde comune è la condizione di sfruttamento e precarietà che tutti ci coinvolge, italiani e stranieri. E allora comune  può essere anche la lotta contro i reali responsabili – speculatori, industriali, banchieri, politici e amministratori – dell’immiserimento della vita nella sua totalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;SABATO 21 MARZO 2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ore 17.00 – 21.00&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;BARI – VIA SPARANO ANGOLO VIA PUTIGNANI&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;PRESIDIO IN SOLIDARIETA’ AI MIGRANTI RINCHIUSI NEL C.I.E.&lt;br /&gt;di Bari - San Paolo (EX CPT) E NEL C.A.R.A. di Bari-Palese E AGLI ARRESTATI DEL 14/03&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;MOSTRA INFORMATIVA SUI CENTRI DI DETENZIONE PER STRANIERI IN ITALIA&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-110999450032956869?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/110999450032956869/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=110999450032956869' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/110999450032956869'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/110999450032956869'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/03/bari-presidio-in-solidarieta-ai.html' title='BARI - Presidio in solidarietà ai migranti rinchiusi nel CIE'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-2818555609214392320</id><published>2009-03-06T16:43:00.006+01:00</published><updated>2009-07-16T17:37:35.684+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dibattito - Lotte e repressione in Francia'/><title type='text'>Lettera aperta ad alcuni anarchici italiani</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Lettera aperta ad alcuni anarchici italiani&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo appena finito di leggere la &lt;a href="http://guerrasociale.blogspot.com/2009/02/lettera-aperta-ai-compagni-francesi.html"&gt;lettera&lt;/a&gt; che ci avete indirizzato, a noi come a tutti i compagni francesi. L’abbiamo letta con piacere, ritrovandovi molte considerazioni in cui ci riconosciamo. L’abbiamo letta con attenzione, giacché essa proviene da chi, purtroppo, ha dovuto fare i conti con la repressione assai prima e più di noi. Ma, a dirla tutta, ci ha lasciato l’amaro in bocca e provocato un certo fastidio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci viene infatti da chiedervi: a chi state parlando? Di cosa state parlando? Siccome la vostra lettera è rivolta ai compagni francesi e formula precise critiche alla deriva “innocentista” che ha preso la mobilitazione in favore degli arrestati di Tarnac, non vorremmo che in Italia si pensasse che “i compagni francesi” sono tutti dediti a raccogliere firme, in compagnia di bolsi intellettuali di sinistra, da consegnare alle autorità competenti come attestato di buona condotta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se è vero che alcuni compagni hanno deciso di trasformare quella che, a nostro e vostro avviso, dovrebbe essere una lotta &lt;span style="font-style: italic;"&gt;contro la repressione&lt;/span&gt; in una lotta &lt;span style="font-style: italic;"&gt;in difesa di alcuni repressi&lt;/span&gt;, è altresì vero che si tratta di una loro scelta che non è affatto condivisa dall’intero movimento francese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sfortunatamente la repressione in Francia non è iniziata lo scorso 11 novembre, avendo già colpito in precedenza altri compagni. Fortunatamente i sabotaggi sono proseguiti anche dopo quella data, inarrestabili. Tarnac non è il centro della Francia, né per lo Stato né tanto meno per l’insurrezione. È solo un episodio, che rischia di assumere connotati sempre più patetici. Come giustamente fate osservare, sono le “cattive intenzioni” il vero obiettivo della repressione, la quale, non riuscendo a prevenire gli attacchi, cerca di fermare il diffondersi di discorsi che rivendicano pubblicamente la necessità e la possibilità di una insurrezione (discorsi che alimentano e sono alimentati dall’azione, in un continuo gioco di vasi comunicanti).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che è grave, con gli arresti di Tarnac, non è tanto il comportamento dello Stato che, per le ragioni da voi chiaramente espresse, colpisce le nostre fila. In fondo, giudici e poliziotti non fanno che il loro sporco mestiere. Ciò che è grave è che, a fronte di ciò, si rinneghino pubblicamente quelle “cattive intenzioni” e quei discorsi, che li si banalizzi facendoli passare per la semplice “passione storica” di un “droghiere”. Oppure che si accetti fino in fondo di ricoprire il ruolo di “bravi ragazzi” (dall’illustre blasone e con adeguate referenze, nonché disponibili al dialogo con giornalisti e politici, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;quindi&lt;/span&gt; fuori posto in una cella) da non confondere con le “cattive canaglie” (senza santi in paradiso, muti di fronte ai loro nemici, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;quindi&lt;/span&gt; meritevoli di marcire in galera). Questo, siatene certi, è per noi molto più doloroso della momentanea separazione fisica da alcuni compagni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Essendo molti gli anarchici italiani noti per la loro intransigenza, ci ha stupito e anche un po’ colpito la premura e la cautela con cui ci rivolgete le vostre osservazioni (le Alpi sono davvero così alte, se vi limitate a biasimare in Francia ciò che disprezzereste in Italia?). Arrivate perfino a metterci benevolmente in guardia contro gli “errori”. Quali errori? Siamo desolati, ma temiamo che stiate fraintendendo: non è stato commesso nessun errore nella mobilitazione in favore degli arrestati di Tarnac. Si è trattata di una precisa scelta di campo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da questo punto di vista, il vostro invito a “saper leggere” la repressione accompagnato dalla citazione di Victor Serge è un autentico lapsus. È proprio perché hanno letto bene Victor Serge (quello che, imputato nel processo contro gli illegalisti noti come Banda Bonnot, si difendeva definendosi un intellettuale che nulla aveva a che spartire con volgari criminali) che alcuni compagni francesi hanno imboccato la strada della difesa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ad personam&lt;/span&gt;. Non fanno che mettere in pratica la diffusa idea secondo cui bisogna organizzarsi a partire dalla situazione, che in ogni situazione si possono fare alleanze, che nella guerra contro lo Stato non bisogna avere scrupoli morali o impacci etici, ma solo strategie da applicare. Buono è ciò che fa uscire i compagni dalla galera, cattivo è ciò che li fa rimanere. Punto e basta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Là dove l’etica coinvolge la totalità dell’esistenza umana, la politica agisce su alcuni suoi singoli frammenti. Per questo l’opportunismo ne è una costante, perché interviene a seconda delle circostanze. Quando queste sono favorevoli, si può ben essere coerenti. Ma quando sono sfavorevoli… Ecco perché esso si manifesta soprattutto nelle situazioni di crisi o di urgenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il compagno che si incontra con un funzionario di Stato (ad esempio un ex ministro) spinto dall’emergenza di un procedimento giudiziario (bisogna uscire dal carcere) non è tanto diverso dal compagno che si incontra con un funzionario di Stato (ad esempio un sindaco) spinto dall’urgenza di una lotta sociale (bisogna fermare una nocività), ed entrambi sono eredi del compagno che diventa funzionario di Stato (ad esempio ministro della giustizia) spinto dall’emergenza della guerra (bisogna fare la rivoluzione). In tutti e tre i casi si fa il contrario di quel che si dice, avvalendosi di buone ragioni (e quanto pratiche! quanto concrete!) e delle migliori intenzioni. L’emergenza spezza il normale svolgimento degli avvenimenti, travolge ogni punto di riferimento, sospende l’etica e spalanca la via ai contorsionismi della politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto ciò è ovvio, è quasi banale, ma solo per chi pensa che idee e valori non siano parte integrante dell’essere umano, ma gli siano esterni, come puri strumenti da usare a seconda dell’occasione. Se invece si ritiene che le circostanze cui pone di fronte la realtà possono anche essere diverse e contraddittorie, ma unici sono i propri pensieri, i propri sogni, i propri desideri, allora è difficile negare che è giustamente nei momenti di crisi o di urgenza che bisogna cercare di rimanere se stessi. Una partita sempre aperta, piena d’imprevisti ed ostacoli, in cui è purtroppo facile inciampare e cadere. E allora, che si fa? Ci si rialza, cercando di imparare dai passi falsi, o si inizia a strisciare vantandosi della propria abilità tattica?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo tutto, l’insurrezione è in sé una situazione eccezionale. Non ha senso atteggiarsi a cavalieri dell’Idea fuori dai momenti di rottura, per poi scoprirsi all’improvviso piazzisti della Convenienza non appena questi si verificano. Sarebbe come proclamarsi ai ferri corti con l’esistente per poi sfoderare un uncinetto con cui ricamare rapporti con i suoi sostenitori e i suoi falsi critici. Insomma, o si pensa che fini e mezzi siano un tutt’uno (interpretazione etica della lotta), oppure si pensa che fini e mezzi siano separati tra loro (interpretazione politica della lotta). Le vie di mezzo, come quelle che propongono dei &lt;span style="font-style: italic;"&gt;mezzi senza fini&lt;/span&gt;, lasciamole alle fumisterie filosofiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciascuno è ovviamente libero di scegliere la maniera che più preferisce per cavarsi dai guai (senza pretendere per questo un rispetto dovuto, né un’amicizia immutata). Ciò detto, pensiamo sia quanto mai necessario arginare questo opportunismo politico dichiarato — presente in Francia, ma siamo certi anche in Italia e nel resto del mondo. Esso sarà magari in grado di spalancare più velocemente le porte delle prigioni o di calamitare l’attenzione di tante brave persone, ma ci restituirà solo l’ombra dei compagni che abbiamo potuto apprezzare. Contro questo opportunismo, è meglio la furia iconoclasta di un Renzo Novatore degli astuti consigli dell’anarchico individualista ravveduto Victor Serge.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Creature della palude&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Marzo 2009&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-2818555609214392320?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/2818555609214392320/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=2818555609214392320' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/2818555609214392320'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/2818555609214392320'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/03/lotte-e-repressione-in-francia-4.html' title='Lettera aperta ad alcuni anarchici italiani'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-4311771526566741483</id><published>2009-02-28T20:14:00.002+01:00</published><updated>2009-07-16T17:38:14.332+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dibattito - Lotte e repressione in Francia'/><title type='text'>Lettera aperta ai compagni francesi</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;A proposito degli arresti di Tarnac e dintorni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Sappiamo quanto sia doloroso essere separati dai propri compagni, e non abbiamo ricette né lezioni da impartire sul modo per farli uscire al più presto dal carcere (farli uscire tutti, a prescindere da qualsiasi distinzione tra “innocenti” e “colpevoli”). Le brevi note che seguono raccolgono alcune riflessioni nate a partire da varie esperienze repressive vissute in Italia, nella speranza che possano essere utili ai compagni francesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli arresti di Tarnac rappresentano un fatto grave non solo in quanto attacco rivolto a tutti coloro che già si battono, nella critica e nella pratica, contro lo Stato e il capitale, ma anche nel loro intento intimidatorio nei confronti di tutti i potenziali complici di una guerra sociale più diffusa.&lt;br /&gt;La repressione, infatti, mira a colpire, più che i singoli atti, le "cattive intenzioni", svolgendo così un fondamentale ruolo pedagogico vòlto a depotenziare l'attitudine alla rivolta di tutti e di ciascuno. L'invenzione di "cellule terroristiche" o di "mouvances” di una qualche identità serve a isolare ogni ipotesi insurrezionale da tutte le pratiche di conflittualità esistenti, separando contemporaneamente ogni rivoltoso da se stesso e dalla proprie potenzialità.&lt;br /&gt;La pedagogia della repressione è sempre una pedagogia della paura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tentativo di trasformare scontri di piazza, azioni anonime di sabotaggio, scritti teorici, rapporti di solidarietà in un’“associazione terroristica” con tanto di cellule, capi e gregari è, purtroppo, un film già visto numerose volte in Italia. Il problema dello Stato è evidente: per cercare di liquidare determinate pratiche sovversive e i “movimenti” che le sostengono apertamente, non bastano accuse di reati specifici. Si tratta allora di inventare “reati associativi” per potere distribuire anni e anni di carcere senza quell’arcaica formalità che si chiamava prova. Molti di noi hanno in tal modo subìto processi, anni di detenzione preventiva e talvolta anche qualche pesante condanna. Pur non riuscendo spesso a sostenere fino in fondo le proprie inchieste, lo Stato si pone allo stesso tempo alcuni obiettivi paralleli: spezzare rapporti, interrompere il filo dell’attività sovversiva, testare la capacità di risposta dei compagni, ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Francia, azioni di sabotaggio e scontri con la polizia non datano certo dall’altro ieri. Ciò che ha spaventato lo Stato negli ultimi anni, a nostro avviso, è stato l’emergere di una possibile complicità – nelle parole e nei fatti – tra differenti forme di rivolta sociale, nonché l'affinarsi e il diffondersi di discorsi che rivendicano pubblicamente le pratiche di un’insurrezione possibile. Beninteso: lo Stato non teme tanto il discorso rivoluzionario, finché si limita a gioire della propria astratta libertà di parola, né in fin dei conti il singolo attacco: ciò che teme è l'imprevedibilità dell'attacco diffuso e il rafforzamento reciproco delle parole e dei gesti. Ciò che è stato per tanto tempo una posizione di ben pochi individui, comincia ad assomigliare ad una “palude” (per riprendere l’efficace espressioni usata, una dozzina di anni fa, dal nucleo “antiterrorismo” dei carabinieri italiani), difficilmente identificabile e governabile. Lo Stato vuole prosciugare quella palude perché ne escano capi, “organizzazioni”, pretesi “movimenti” con tanto di sigla, portavoce, ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se è sempre valido il consiglio che Victor Serge dava ai rivoluzionari in ostaggio del nemico – “negate tutto, anche l’evidenza” –, è necessario saper leggere la repressione al fine di rilanciare e rafforzare la nostra prospettiva. Sappiamo tutti che il nemico storico di ogni lotta insurrezionale è sempre stata la sinistra (e la sua sinistra): partiti e sindacati, recuperatori, mediatori, intellettuali consiglieri dei moderni Principi, alleati scaltri della repressione, abili nel dividere in “buoni” e “cattivi”. In particolari circostanze, costoro possono persino arrivare a difendere di fronte ad una “Giustizia ingiusta” quegli stessi compagni che li hanno sempre attaccati. Permettere che queste carogne riacquistino una qualche forza a partire dai nostri arresti è un errore non privo di conseguenze.&lt;br /&gt;Che ad opporsi alle porcherie dell’“antiterrorismo” non siano solo i compagni, ma un ambito più allargato, ha degli aspetti positivi (ed è indice della constatazione spaventata che il terrore di Stato ci schiaccia ogni giorno di più). Ma la nostra prospettiva avanza solo nella chiarezza con gli altri sfruttati e ribelli, vale a dire nella ferma inimicizia verso la sinistra e i suoi mass media. Per dirla diversamente, anche il modo di reagire alla repressione fa parte di quella guerra sociale che non ammette tregue. Non assumendo e difendendo determinate posizioni, si cede terreno al nemico. La solidarietà democratica e lo spazio sui quotidiani non si danno mai gratis: oggi, servono alla sinistra non solo per riabilitarsi agli occhi di tutti coloro che sono ai ferri corti con l'esistente (“Vedete? in fin dei conti siamo d'accordo...”), ma anche per neutralizzare ogni posizione di rottura radicale col presente (si possono anche perdonare certi eccessi giovanili...).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La risposta che molti compagni hanno dato in Italia, di fronte ad inchieste simili (o ancora più pesanti), è stata molto semplice: “Noi non sappiamo chi ha fatto le cose di cui ci accusate, signori; ciò che sappiamo è che le difendiamo apertamente, e che le vostre inchieste non spegneranno i fuochi di quella rivolta sociale che non ha aspettato i nostri testi per divampare”. Una simile risposta – unita alle pratiche che ne conseguono – ci ha permesso di uscire dal carcere riprendendo il filo della nostra attività. Una simile risposta non troverà certo alleati tra i mass media e gli intellettuali democratici – soprattutto, non gli permetterà di parlare a nome nostro.&lt;br /&gt;Alcune parole chiare trovano sempre delle orecchie pronte ad ascoltarle. Prigioniere, le parole forzano talvolta le catene, emergendo dalle parti più misteriose e comuni dell’esperienza e del cuore.&lt;br /&gt;La forza che deriva dall'inserirsi nel loro gioco e nel loro discorso, con la pretesa di sfruttarlo o di détournarlo ai propri fini, è illusoria. Con il nostro nemico non abbiamo in comune nemmeno il senso delle parole – né di felicità, né di tempo, né di possibilità, né di fallimento o di riuscita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono posizioni di rottura che si sono rivelate utili anche sul piano giudiziario, così come ci sono compagni che hanno rimediato un anno di carcere per qualche scritta sul muro: non esiste in questo ambito alcuna scienza esatta. La tensione verso la coerenza tra mezzi e fini pone il problema dell’efficacia in altri termini, cioè rispetto alla vita per cui ci battiamo. “Se sono innocenti – diceva Renzo Novatore – hanno la nostra solidarietà, se sono colpevoli ce l’hanno ancora di più”. I compagni solidali hanno trovato spesso in queste parole il terreno più favorevole per agire, per continuare là dove alcuni sono stati provvisoriamente fermati, e per scoprire nuovi complici…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una certezza ce l’abbiamo: l’insurrezione che viene non legge Libé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;alcuni anarchici italiani&lt;br /&gt;febbraio 2009&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-4311771526566741483?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/4311771526566741483/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=4311771526566741483' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/4311771526566741483'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/4311771526566741483'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/02/lettera-aperta-ai-compagni-francesi.html' title='Lettera aperta ai compagni francesi'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-7035730829059824023</id><published>2009-02-28T20:10:00.001+01:00</published><updated>2009-07-16T17:40:24.076+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dibattito - Lotte e repressione in Francia'/><title type='text'>Nessun armistizio per l'11 novembre</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;[Traduzione del testo apparso su "Cette Semaine" n. 97, dicembre 2008]&lt;/div&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;«Non bisogna dimenticare che una questione di vita o di morte si pone per essi: se non fermassero le macchine andrebbero incontro alla sconfitta, allo scacco delle loro speranze; sabotandole hanno delle grandi possibilità di successo, ma, per contro, incorrono nella riprovazione borghese e sono oppressi da epiteti oltraggiosi. Dati gli interessi in gioco è comprensibile che essi affrontino questo anatema a cuor leggero e che il timore di essere vituperati dai capitalisti e dai loro servi non li faccia rinunciare alle probabilità di vittoria che riserva una ingegnosa ed audace iniziativa».&lt;br /&gt;Emile Pouget, Sabotaggio, 1911&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti o quasi conoscono ormai la vicenda. L'8 novembre [2008] alcuni ganci di metallo ben piazzati sradicano i cavi elettrici della ferrovia in quattro punti diversi, provocando un casino sulla rete e fermando 160 TGV. L'11 novembre, in diverse città, un blitz della polizia altamente mediatico arresta dieci presunti colpevoli. Al termine di 96 ore di interrogatorio, nove saranno incriminati per «associazione di malfattori con finalità di terrorismo» e cinque incarcerati, tre dei quali sulla base di un «concorso in danneggiamento». A partire dal 2 dicembre, solo due resteranno in prigione, fra cui colui che è accusato di essere il "capo" della suddetta «associazione».&lt;br /&gt;La presenza dei giornalisti la mattina stessa delle perquisizioni, poi il fango e le calunnie indirizzati contro gli "anarco-autonomi" nei giorni seguenti dai mass-media, dimostrano ancora una volta come costoro siano parte integrante del dispositivo anti-"terrorista". Avidi di spettacolarità, giocando sulla personalizzazione e rovistando nella spazzatura, efficienti amplificatori dell'operazione condotta dal ministro degli Interni, l'esperienza delle lotte passate non è certo stata smentita: questi avvoltoi sono nemici al servizio del potere. Pur essendoci ancora qualche ingenuo o imbecille che pensa che i media possano avere qualche influenza su una "opinione pubblica" per definizione immaginaria e quindi plasmabile a piacere, non ci si finisce di stupire per il ragionamento contorto secondo cui è solo collaborando con il nemico che lo si può colpire.&lt;br /&gt;Nella fase attuale della menzogna istituzionale, stiamo assistendo alla progressiva costruzione della figura dei "buoni" e dei "cattivi" terroristi. Gli uni, droghieri servizievoli, adepti di comunità campagnole e bravi studenti, fanno da contro-altare agli altri, tutti gli altri, quelli che non hanno il profilo adeguato o che, più in generale, rifiutano di mostrare le carte in regola quando il potere intima loro di farlo. Lontani dal significativo riciclaggio a suon di politici eletti, di interviste e di chiacchiere sull'esistenza o meno di "prove", diversi compagni marciscono in prigione ormai da molti mesi, accusati anch'essi di appartenere all' "area anarco-autonoma" e (in base alle tracce del DNA) dell'incendio di un veicolo della polizia. Altri, alcuni clandestini, sono stati incarcerati perché accusati dell'incendio del centro di detenzione per immigrati di Vincennes, sulla base di alcuni video. Altri ancora, da Villiers-le-Bel a quegli "innocenti" colpevoli di tentare di sopravvivere al di fuori del lavoro salariato, sono colpiti quotidianamente dall'accusa di «associazione di malfattori».&lt;br /&gt;A priori, gli uni non si contrappongono agli altri.&lt;br /&gt;A meno di fare proprie le categorie del potere, il solo a qualificare ciò che è "terrorista" e ciò che non lo è; a meno di confermare la distinzione fra prigionieri "politici" e "sociali"; a meno di dimenticare volontariamente — a partire dal nome dato alla maggior parte dei comitati di sostegno («ai 9 di Tarnac») — che altri sono caduti prima e altri ancora forse seguiranno; a meno di essere pronti a sacrificare, nel nome della "innocenza" degli uni (benché il "fascio di prove" e "l'intima convinzione" del magistrato siano concetti giudiziari, ci piaccia o no), tutti i "colpevoli" che quotidianamente vengono beccati.&lt;br /&gt;A meno inoltre di trarre qualche vantaggio aiutando il potere a tracciare di fatto una linea fra i "buoni" e i "cattivi": fra quelli che si recano di buon grado alla sede di un giornale per raccontarvi la loro vita e talvolta quella degli altri e quelli che tacciono di fronte ai microfoni, fra quelli che fanno comunella con gli intellettuali di professione stipendiati dallo Stato e quelli che intendono spezzare ogni specializzazione, fra quelli che nelle riunioni scambiano le loro opinioni con dei politici eletti e quelli che attaccano le sedi dei partiti; per farla breve, fra quelli che dialogano con il potere e quelli che sono definitivamente irrecuperabili, pazzi che si ostinano ad attaccare il potere invece di riprodurlo (con le sue categorie, i suoi ruoli e le sue gerarchie) — una riproduzione che finisce per forza di cose col rafforzarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma torniamo ai fatti. Essere contro la democrazia in favore di una libera auto-organizzazione fra individui e contro ogni sistema rappresentativo, significa forse essere "terroristi"? Difendere il sabotaggio allo stesso titolo di altri strumenti di lotta, senza gerarchia alcuna, significa essere "terroristi"? Battersi senza mediazioni per la distruzione totale dello Stato e del Capitale, insomma essere anarchici un po' più conseguenti, significa essere "terroristi"? Avere cattive intenzioni, sostenerle e scriverle, significa essere "terroristi"? Trovare nel corso delle lotte complici con cui riscoprire affinità costituisce di per sé una "associazione di malfattori"? In tal caso sì, tre volte sì, rivendichiamo a voce alta la nostra passione per la libertà, con tutte le conseguenze che implica. La stessa passione che anima tanti sconosciuti che, lontani dalle sirene mediatiche, lottano quotidianamente contro il dominio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo mondo basato sullo sfruttamento, la devastazione dell'ambiente, la guerra e la miseria, non è certo considerato criminale restare inerti nell'attesa che tutto crolli o, in modo ancor più cinico, fare la conta dei punti sperando di cavarsela ognuno per sé, atomizzati nella propria piccola gabbia. Giacché la democrazia, questo modo di gestione più o meno autoritaria del capitalismo, non è il meno peggiore dei sistemi. Fino ad ora la democrazia ha dato soprattutto prova del proprio fallimento: il mondo che domina resta un mondo di sottomissione e di privazione. È un sistema che dà l'illusione di poter partecipare alla gestione del disastro, cioè del proprio annientamento, fomentando e mascherando la divisione della società in classi, le cui contraddizioni verrebbero assorbite dalla concertazione permanente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allo stesso modo, lo Stato non è quello strumento neutro che regola i difetti del mercato. È uno dei suoi alleati, come dimostra ancora una volta in questi tempi di "crisi finanziaria" l'iniezione massiccia di denaro per salvare banche e imprese, mentre le condizioni di sfruttamento si inaspriscono e arrivare a fine mese diventa sempre più difficile. Sì, noi vogliamo abbattere lo Stato e non conquistarlo, perché proprio come le sue prigioni, i suoi sbirri e i suoi tribunali che ne sono il riflesso, è uno dei pilastri di questo mondo mortifero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto al capitalismo, se è prima di tutto un rapporto sociale senza cuore né centro, spetta a ciascuno combatterlo in ognuno dei suoi aspetti quotidiani. Nell'economia detta "globalizzata", basata su una circolazione permanente, i flussi di merci (umane e non) hanno acquisito una importanza fondamentale. È quindi del tutto naturale che il blocco abbia fatto la sua ricomparsa un po' dappertutto in seno alle lotte di questi ultimi anni, se non per sferrare dei duri colpi, almeno per porre le basi necessarie alla costruzione di un rapporto di forza (dal CPE agli scioperi dei ferrovieri passando per i guardiani delle chiuse del febbraio 2008 in Francia, ma anche nelle ferrovie in Germania nel 2007 o nella Val Susa in Italia nel 2005).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa critica anti-capitalista basata sull'azione diretta e giudicata inutile, superata o criminale dagli intellettuali servili, tanti sfruttati l'hanno sperimentata nello loro lotte perché sperimentano il capitalismo direttamente sulla propria pelle. Il blocco dei TGV (attraverso il danneggiamento delle linee catenarie o l'incendio dei cavi come nel novembre 2007) — questa macchina devastatrice destinata ad accelerare ancor più la circolazione dei flussi di merci — non è accaduto a caso, ma è anche il frutto dell'esperienza comune delle recenti lotte sociali. Senza contare che il sabotaggio resta una pratica diffusa che trova la sua ragione d'essere da sempre nel cuore stesso dello sfruttamento, sia che avvenga per rubare tempo al padrone o per causare danni a ciò che opprime ogni giorno di più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel che teme il potere non sono le sagge manifestazioni inquadrate dai sindacati durante le grandi giornate di inazione, ma la propagazione di atti diffusi e anonimi che si inscrivono nella guerra sociale permanente, oltre ogni separazione. Allora, nel momento stesso in cui la pressione aumenta ovunque contro i dissidenti della democrazia mercantile, rinnegare il proprio passato, le proprie idee o semplicemente il proprio antagonismo sembra essere l'ultima àncora di salvezza proposta dal potere. Rifiutare questo ricatto permanente diventa quindi, al di là della preoccupazione di non nuocere a nessuno, anche una questione di integrità, una delle poche cose che lo Stato non può sottrarci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiunque siano gli autori dei sabotaggi dello scorso novembre, noi affermiamo quindi la nostra solidarietà con l'atto che hanno commesso. Allo stesso modo, di fronte alla repressione che pretende di aver smantellato una "cellula invisibile", non ci sta a cuore un mero sostegno, per forza di cose esterno e relativo a ciò che essi sono o si presume siano, bensì una solidarietà contro lo Stato e tutti i suoi scagnozzi. Una solidarietà che, come la rivolta, non può essere esclusiva ma si rivolge a tutti coloro che lottano sul cammino verso la libertà. Se gli innocenti meritano la nostra solidarietà, i colpevoli la meritano ancor di più!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Anarchici malgrado tutto&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-7035730829059824023?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/7035730829059824023/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=7035730829059824023' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/7035730829059824023'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/7035730829059824023'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/02/lotte-e-repressione-in-francia-3.html' title='Nessun armistizio per l&apos;11 novembre'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-165012461666589222</id><published>2009-02-26T12:48:00.004+01:00</published><updated>2009-07-16T17:41:01.378+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dibattito - Lotte e repressione in Francia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iniziative'/><title type='text'>Sulla cattiva strada</title><content type='html'>Dal gennaio 2008 il governo francese ha dichiarato guerra ai cosiddetti “anarco-autonomi”, ovvero una non meglio chiarita – fin dal nome attribuito – “associazione di malfattori” dedita al compimento di azioni “terroristiche”. Dall’inizio dell’ondata repressiva fino all’estate diversi compagni sono stati tratti in arresto ed accusati di svariati reati: dalla “detenzione e porto di materiale esplodente” al “tentato incendio” di un mezzo della polizia del Commissariato di una circoscrizione popolare di Parigi, dalle manifestazioni contro i Centri di Detenzione per stranieri al possesso di una mappa originale di un carcere minorile in costruzione. Allo stato attuale due compagni – Juan e Damien – sono ancora in carcere, altri tre – Ivan, Farid e Isa – sono sottoposti a controllo giudiziario e un altro, Bruno, è latitante, essendosi sottratto allo stesso tipo di controllo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’otto novembre scorso viene attuato un sabotaggio sulle linee ferroviarie ad alta velocità: il trancio di alcuni cavi blocca 160 treni e crea un notevole caos su tutta la rete francese. Tre giorni dopo scatta una vasta operazione tesa ad arrestare i presunti colpevoli, sempre facenti parte – a detta del Ministero dell’Interno francese – della “associazione” di “anarco-autonomi”. Vengono fermati in dieci, di cui nove saranno formalmente incriminati e cinque di loro – compreso il presunto “capo” – finiranno in prigione. Avrà inizio da quel momento una squallida differenziazione tra buoni e cattivi, tra innocenti e colpevoli, tra meritevoli di solidarietà e non.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre i primi arrestati si rifiutano di parlare, lasciare le impronte digitali e farsi prelevare il DNA, gli arrestati di novembre, i cosiddetti “nove di Tarnac” – a cui &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;esclusivamente&lt;/span&gt; è rivolto il sostegno di gran parte dei comitati sorti nel frattempo – si autorappresentano, o accettano che ciò avvenga, come dei bravi ragazzi tutti zappa e pensiero, filosofi, gente di cultura, contadini e commercianti che avevano riaperto la drogheria del paese in cui avevano scelto di andare a vivere in modo comunitario – Tarnac appunto. A prenderne apertamente le difese non sono solo gli abitanti del paese, gli amici e i parenti, ma anche illustri rappresentanti del mondo accademico ed esponenti della cultura istituzionale, francesi e non solo; anche chi non volesse catalogare costoro come nemici dovrebbe quantomeno riflettere sul ruolo, di puntello del dominio, che occupano nella società e comprendere che sono al soldo di quel nemico che si pretende combattere: lo Stato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come se non bastasse, gran parte dei “nove di Tarnac” fanno passerella sui media, rilasciano interviste, parlano di sé con politicanti; la strada che loro hanno scelto di percorrere nella critica all’esistente è una buona strada. Non abbiamo motivo di dubitarne. Per contro, naturalmente, appare chiaro, anche agli occhi della repressione, che siano gli altri a percorrere una cattiva strada. È soprattutto a questi “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;altri&lt;/span&gt;” che esprimiamo la nostra più sentita vicinanza e rivolgiamo tutta la nostra solidarietà. A questi ribelli che non possiamo non sentire come compagni, perché su quella cattiva strada ci siamo anche noi, ed anche se percorrendola non ci è ancora mai capitato di incontrarci, sappiamo di andare nella stessa direzione. Come pure verso la stessa meta.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Anarchici salentini&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;VENERDÌ 27 FEBBRAIO, ORE 21&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;Cena sociale benefit per i compagni sotto attacco della repressione in Francia.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE CON CHI LOTTA!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;CIRCOLO ANARCHICO - VIA MASSAGLIA, 62/B - LECCE&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-165012461666589222?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/165012461666589222/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=165012461666589222' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/165012461666589222'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/165012461666589222'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/02/sulla-cattiva-strada.html' title='Sulla cattiva strada'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-1451886455052201887</id><published>2009-02-07T16:25:00.001+01:00</published><updated>2009-02-07T16:26:41.887+01:00</updated><title type='text'>Una squadraccia nel minorile di Lecce</title><content type='html'>È raro che un agente di un qualsiasi corpo di sicurezza statale venga processato perché ci ha messo troppo zelo nello svolgere le sue funzioni. D’altro canto, i magistrati che dovrebbero giudicarlo svolgono le sue stesse funzioni di guardiani degli interessi della classe al potere.&lt;br /&gt;A meno che non si tratti di “eccessi” di tali dimensioni da non poter essere nascosti o minimizzati.&lt;br /&gt;Pare sia questo il caso che vede coinvolti nove agenti penitenziari del carcere minorile di Lecce, comandante in testa, che saranno processati per concorso in maltrattamenti e abuso di autorità contro i detenuti minori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per di più, le accuse sarebbero venute fuori da altri che nello stesso minorile di Lecce vi lavorano: un medico, un’educatrice ed una guardia, “vittime” anch’essi delle minacce della squadraccia di cui non condividevano i metodi non propriamente rieducativi. Quindi, come poter fare finta di niente?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E a riprova che ogni istituzione per forza di cose tutela se stessa, nel settembre del 2007, in seguito all’avvio delle indagini, il Dipartimento di giustizia minorile ha deciso di chiudere la sede leccese con la motivazione ufficiale di «inadeguamento strutturale». Qualche giro di parola per confondere la realtà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le cronache parlano di ragazzi denudati e picchiati selvaggiamente in cella; colpiti al naso, agli stinchi; di denti e timpani rotti; di un cuscino premuto, per non far sentire le grida di dolore, in faccia a un ragazzo percosso; di un altro giovane lasciato nudo per tutta la notte in camera di sicurezza con una branda priva di materasso. Di urla nelle orecchie per dissuadere i malcapitati dallo sporgere denuncia; di estorsioni di false dichiarazioni di autolesionismo per coprire le responsabilità delle lesioni; di immediati trasferimenti delle vittime per evitare ogni verifica sulle violenze. Di sgambetti fatti ai ragazzi per farli cadere e «ridere della scena».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cinque anni di terrore (quelli appurati) fatti di spedizioni punitive contro i reclusi, soprattutto stranieri, e di intimidazioni contro quella parte del personale penitenziario non allineata a quella condotta di violenza così esplicita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualcuno troverà consolatorio pensare ad un gruppo di mele marce che la magistratura saprà estirpare da un corpo comunque sano. La realtà ci parla invece di quanto ogni misera divisa sappia tirare fuori da ogni triste figuro il peggio di se’. Soprattutto se questi sa di poter agire impunito, protetto da quella autorità che la divisa stessa, e l’istituzione a cui appartiene, gli&lt;br /&gt;conferiscono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;06/02/09&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-1451886455052201887?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/1451886455052201887/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=1451886455052201887' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/1451886455052201887'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/1451886455052201887'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/02/una-squadraccia-nel-minorile-di-lecce.html' title='Una squadraccia nel minorile di Lecce'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-1823996521320237318</id><published>2009-01-28T17:31:00.000+01:00</published><updated>2009-07-16T17:24:00.516+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Volantini'/><title type='text'>Un’epoca furiosamente futurista celebra se stessa</title><content type='html'>“L’avvenire, nella sua totalità, è menzogna”.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Iosif Brodskij&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si può dire che il Novecento è stato un secolo furiosamente futurista.&lt;br /&gt;Non solo esso ha realizzato compiutamente – con due carneficine mondiali, i campi di concentramento e di sterminio, Hiroshima e Nagasaki – l’invocazione della guerra, la marinettiana “igiene del mondo” contenuta nel primo Manifesto del Futurismo. Ma ha pregato in ginocchio davanti all’altare del Progresso e della sua formidabile velocità. Che cosa quel progresso abbia provocato ce lo dicono oggi con generosità sia l’ambiente che ci circonda sia lo spirito dei nostri contemporanei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questi giorni – con la mostra al Mart e l’apertura della casa-museo di Depero – si celebra l’avanguardia futurista ad un secolo dalla sua fondazione.&lt;br /&gt;A parte l’evidente paradosso di storicizzare e museificare un’avanguardia che ripudiava la storia e i musei in nome del glorioso, veloce, industriale futuro, si può dire che l’epoca presente ha perfettamente ragione nell’elogiare il Futurismo, dal momento che quest’ultimo ne ha elogiato in anticipo e dal vivo gli stantuffi, i cilindri, le grandi fabbriche, le turbine, gli aerei, le bombe, nonché (con rare eccezioni) l’olio di ricino e le camicie nere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per confermare la fama di guastafeste di cui godiamo, ricorderemo qui che Fortunato Depero fu un artista ben integrato nel regime fascista, fin dopo le leggi razziali del 1938, interprete geniale delle nozze tra propaganda e pubblicità.&lt;br /&gt;Sappiamo che non tutto il Futurismo fu reazionario (basta pensare a Carlo Carrà, che illustrava alcuni periodici anarchici milanesi), ma possiamo dire ora che il viatico futurista ai motori del Progresso si è realizzato contro di noi. Non si tratta – lo si sarà capito – di lezioni di storia dell’arte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Rovereto, dove si festeggi un secolo di Futurismo, si vorrebbe far passare un treno (il TAV) che devasterebbe il territorio in cui viviamo. Si progettano inoltre nuovi centri di ricerca high tech (all’ex Manifattura tabacchi) e l’industriale Mario Marangoni delira di un reattore nucleare da realizzare all’ex Montecatini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Futurismo? Oggi la piovra industriale e tecnologica non ha bisogno di artisti che ne celebrino i fasti. L’ideologia del progresso si è già incorporata negli oggetti, nell’ambiente materiale in cui viviamo. È sufficiente che noi continuiamo a consumare (merci, mostre, spettacoli).&lt;br /&gt;La critica di questo mondo putrefatto non si richiama più alla velocità e al futuro. Essa opera, come scrisse Baudelaire, “con furore e pazienza”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;anarchici&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;gennaio '09&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-1823996521320237318?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/1823996521320237318/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=1823996521320237318' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/1823996521320237318'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/1823996521320237318'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/01/unepoca-furiosamente-futurista-celebra.html' title='Un’epoca furiosamente futurista celebra se stessa'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-691494140062821383</id><published>2009-01-23T13:02:00.003+01:00</published><updated>2010-01-07T10:13:54.600+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iniziative'/><title type='text'>Iniziative a Lecce</title><content type='html'>In occasione della settimana di sciopero della fame degli ergastolani nelle carceri pugliesi, terremo alcune iniziative solidali a Lecce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;SABATO 24 GENNAIO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;PIAZZA S. ORONZO, LECCE&lt;br /&gt;Dalle ore 17.00 presidio solidale contro tutte le reclusioni, banchetto libri, mostra informativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MARTEDÌ 27 GENNAIO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;CIRCOLO ANARCHICO DI VIA MASSAGLIA 62-b, LECCE&lt;br /&gt;Dalle 19.00 aperitivo e info.&lt;br /&gt;Dalle 21.OO proiezione: "Filaki - Una rivolta nelle carceri greche, aprile 2007".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;GIOVEDÌ 29 GENNAIO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Dalle 15.00 presidio solidale PRESSO IL CARCERE DI BORGO S. NICOLA, LECCE per un saluto ai prigionieri.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-691494140062821383?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/691494140062821383/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=691494140062821383' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/691494140062821383'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/691494140062821383'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/01/in-occasione-della-settimana-di.html' title='Iniziative a Lecce'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-7856191849719455891</id><published>2009-01-02T10:14:00.007+01:00</published><updated>2009-07-29T18:07:22.145+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria - Segnalazioni'/><title type='text'>Bernard Thomas: JACOB ALEXANDRE MARIUS</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Jacob Alexandre Marius&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; - Bernard Thomas&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Postfazione di Alfredo M. Bonanno&lt;br /&gt;2a ediz. - pagine 230 - euro 10,50&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jacob ha svaligiato centinaia di case borghesi, ha ricavato una ricchezza enorme, e l’ha messa a disposizione del movimento anarchico internazionale. Rubare è indispensabile per un rivoluzionario, rubare ai ricchi. È indispensabile perché altrimenti non potrebbe trovare i mezzi per la propria attività rivoluzionaria diretta a sovvertire l’ordine esistente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo non è un libro di avventure, anche se ciò può aver cercato Thomas. È un momento di riflessione, che vogliamo fare? Vogliamo lasciare nelle casseforti dei padroni i loro ninnoli dorati, le loro banconote da 500 euro, una sull’altra, i loro buoni del tesoro al portatore, o vogliamo portarceli via con qualsiasi mezzo? Jacob era un ladro, Bonnot era un rapinatore, che cambia? Lo scopo era il medesimo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-7856191849719455891?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/7856191849719455891/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=7856191849719455891' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/7856191849719455891'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/7856191849719455891'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/01/novit-delle-edizioni-anarchismo.html' title='Bernard Thomas: JACOB ALEXANDRE MARIUS'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-6326545180297027332</id><published>2008-12-21T12:16:00.005+01:00</published><updated>2009-07-14T19:20:08.864+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iniziative'/><title type='text'>Giornata iconoclasta contro ogni fantasma divino</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_YB3GpcCiM0M/SU4lk1K8CGI/AAAAAAAAAZ4/r7xblwfYeJM/s1600-h/anticlero.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 415px; height: 277px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_YB3GpcCiM0M/SU4lk1K8CGI/AAAAAAAAAZ4/r7xblwfYeJM/s400/anticlero.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5282200727630645346" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-6326545180297027332?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/6326545180297027332/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=6326545180297027332' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/6326545180297027332'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/6326545180297027332'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2008/12/blog-post.html' title='Giornata iconoclasta contro ogni fantasma divino'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_YB3GpcCiM0M/SU4lk1K8CGI/AAAAAAAAAZ4/r7xblwfYeJM/s72-c/anticlero.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-6189287387183459794</id><published>2008-12-15T16:55:00.003+01:00</published><updated>2009-07-29T18:10:21.977+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria - Segnalazioni'/><title type='text'>SENZA TITOLO n. 2 - Inverno 2008</title><content type='html'>E disponibile il N. 2 - Inverno 2008 della rivista anarchica "SenzaTitolo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.edizionianarchismo.net/"&gt;-&gt; Vai al sito delle Edizioni Anarchismo&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-6189287387183459794?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/6189287387183459794/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=6189287387183459794' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/6189287387183459794'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/6189287387183459794'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2008/08/sentza-titolo-rivista-anarchica.html' title='SENZA TITOLO n. 2 - Inverno 2008'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-5753671996522497461</id><published>2008-11-22T16:40:00.006+01:00</published><updated>2009-07-29T18:10:57.761+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria - Segnalazioni'/><title type='text'>Petr Kropotkin: IL MUTUO APPOGGIO</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il mutuo appoggio&lt;/span&gt; - Petr Kropotkin&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Postfazione di Alfredo M. Bonanno&lt;br /&gt;2a ediz. - pagine 236 - euro 9,00&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per attaccare il nemico non ho bisogno della collaborazione di una dottrina, né di un incitamento alla lotta in nome di un processo sotterraneo e invisibile. Se continuo a leggere in questo modo il libro di Kropotkin, è meglio chiuderlo subito e pensare ad altro.&lt;br /&gt;E del mutuo appoggio di cui parla Kropotkin? Lo vedo solo quando ho cominciato il mio attacco. Ecco il punto. Malatesta e Kropotkin, a mio modo di vedere, si distanziano solo per una questione di tempi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che sia presente questa forza autorganizzativa è possibile, ma non può essere la molla del mio determinarmi all'azione, non può essere la mia verità. Mai come oggi questo principio è stato tanto chiaro, tanto palpabile in tutti i suoi risvolti. Quando i grandi movimenti di massa si affacciano alla ribalta della Storia è facile entusiasmarsi vedendo come questo immenso gigante sposti le montagne e riduca in briciole le forze del nemico. Ma in situazioni come quella di oggi è solo nel proprio cuore che bisogna guardare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'attacco immediato può risolversi in una insoddisfazione e in una frustrazione, non essendo in grado la vita di fornire uno scopo corrispondente alle decisioni imposte dalla volontà. L'esistenza di un metodo può certamente indirizzare queste forze verso una profonda modificazione del rapporto con la volontà, ma non può fare tutto da sola. Un metodo è uno strumento della parzialità, ed è esso stesso parziale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-5753671996522497461?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/5753671996522497461/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=5753671996522497461' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/5753671996522497461'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/5753671996522497461'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2008/11/novit-delle-edizioni-anarchismo.html' title='Petr Kropotkin: IL MUTUO APPOGGIO'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-5402926608721540712</id><published>2008-11-10T13:28:00.004+01:00</published><updated>2009-07-29T18:08:58.730+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria - Segnalazioni'/><title type='text'>MACHETE n. 3 -  Novembre 2008</title><content type='html'>La politica vi disgusta? Il realismo vi deprime? Le buone maniere vi annoiano?&lt;br /&gt;E' disponibile il nuovo numero di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Machete&lt;/span&gt;,&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; aperiodico anarchico&lt;/span&gt;. A questo terzo numero hanno (involontariamente) collaborato: Amico di Nemesi, Günther Anders, Enrico Arrigoni, Maurice Blanchard, Gigi Damiani, Severino Di Giovanni, Antonio José Forte, Georges Henein, Race  Traitor, Paul Valet, antiautoritari anonimi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi gli articoli:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Come uscirne&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Tempi duri per i troppo...&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Riparliamone&lt;/li&gt;&lt;li&gt;E dico No!&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Basta una contestazione non-violenta?&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Distruttori di macchine?&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Senza colpo ferire&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Delenda Cartago!&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Col coltello fra i denti&lt;/li&gt;&lt;li&gt;La crisi dell'abbondanza&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Niente in comune&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Ode a Stalin&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Né tribuni, né eroi&lt;/li&gt;&lt;li&gt;L'irrealismo&lt;/li&gt;&lt;li&gt;«Ma tu, sei antifascista sì o no?»&lt;/li&gt;&lt;li&gt;I traditori della razza&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Tesi sul razzismo&lt;/li&gt;&lt;li&gt;La chimera dell'ecologia sociale&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Affari di gioco&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Geopolitica olimpica&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Abbasso la squola!&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-5402926608721540712?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/5402926608721540712/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=5402926608721540712' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/5402926608721540712'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/5402926608721540712'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2008/11/machete-n-3.html' title='MACHETE n. 3 -  Novembre 2008'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-8224507619428406440</id><published>2008-11-06T18:12:00.006+01:00</published><updated>2009-07-14T19:17:46.872+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Volantini'/><title type='text'>Bloccare tutto</title><content type='html'>&lt;span&gt;[Volantino apparso durante i cortei studenteschi spontanei di mercoledì scorso (29 ottobre '08) a Milano&lt;/span&gt;]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;Scoppia la guerra, e lo spettacolo continua&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span&gt;Crollano le borse, e lo spettacolo continua.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;Precipitano ecosistemi, e lo spettacolo continua.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;A stabilire il cottimo dell’esistente è il mercato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;E l’educazione ne è, oggi una volta di più, asservita.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;Inceppiamo il meccanismo a partire dalle università. Blocchiamo tutto. Ripartiamo da zero&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;9 PASSAGGI SUL PERCHE’ BLOCCARE TUTTO ( e dintorni)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;In una città mercantile basata sul flusso continuo di merci bloccare i canali di flusso significa interrompere la normalità.&lt;br /&gt;Voi direte: “non bisogna creare disagio”.&lt;br /&gt;Noi vi risponderemo che ci sentiamo molto più a disagio nel continuare a far finta che tutto questo sia normale. Anche quando a decidere del nostro futuro sono le banche, le multinazionali, le lobby. Anche quando l’insicurezza del vivere si è cristallizzata in paura. Anche quando gli ultimi steccati nel campo della desolazione sociale e ambientale stanno per essere abbattuti.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Un corteo spontaneo al giorno di mille persone crea molto più disturbo di un grande evento programmato di 100.000 persone una volta ogni tanto. In questa diversità qualitativa passa parte della differenza tra l’efficacia e la testimonianza.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;La moltiplicazione delle forme di lotta e dei momenti di conflitto dal basso ci rende meno controllabili, meno incanalabili in binari prestabiliti, meno etichettabili come sostenitori di un partito o di un sindacato. Ci rende più agili e meno prevedibili. Dimostra un’autonomia e una ricchezza di pensiero e di azione.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Viviamo in una società frenetica in cui a scandire il ritmo della vita sono logiche aziendali. Produttività profitto rapidità, a scuola al lavoro al supermercato.&lt;br /&gt;Noi viventi esistiamo come detriti abbandonati alla corrente dei flussi mercantili, come corpi isolati nella comunicazione virtuale, incapaci di cogliere fino in fondo il senso del nostro movimento. Così, ingoiati dai flutti consolatori dello spettacolo, affannati a nuotare dietro a falsi bisogni e a miraggi di ascensione sociale, siamo oramai incapaci di afferrare la possibilità di un cambiamento reale. Per tornare a farlo è urgente e necessario fermarci. Occorre farla finita col naufragio di sé.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Bloccare tutto (dalla didattica alle strade) per rallentare la corsa al profitto e riprendere fiato. Per riconsiderare il tutto da un’altra prospettiva; quella che può scaturire dalla sorpresa, dallo stupore per il piacere provato nel condividere con altri una libertà inaspettata. Creare momenti di autogestione e di conflitto diffuso per recuperare le forze e le idee prima di invertire la rotta.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il blocco imprevisto e gioioso è uno strumento di provocazione. E’ un mezzo per sabotare gli ingranaggi di un meccanismo sociale che ci vuole indifferenti al mondo che ci circonda ed insensibili al nostro intimo passionale.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Uscire in strada significa anche riappropriarsi degli spazi urbani sottratti all’incontro. Per non chiudersi in ghetti e in ideologie “studentiste” ma attraversare la città ed incontrare altre istanze.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Al blocco della circolazione delle persone e dei saperi decretato dall’economia, opponiamo il blocco dell’economia attraverso la libera e selvaggia circolazione dei corpi e dei saperi. Come dire: se la loro economia è orientata al saccheggio e alla distruzione del sapere, il nostro sapere sarà orientato alla distruzione e al saccheggio dell’economia.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il blocco è solo uno dei mezzi. Non esiste una linea vincente ma tante traiettorie possibili da esplorare. Lasciamo i canali di scolo a chi rifluirà presto in forme di lotta compatibili. Lasciamo le fogne a chi tenterà di cavalcare l’onda della protesta con l’unico intento di portare acqua al proprio bacino politico.&lt;br /&gt;Noi preferiamo il mare aperto.&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;L’unico imperativo oggi è quello di riprendere in mano il timone della nostra deriva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Milano, 29 ottobre 2008&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-8224507619428406440?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/8224507619428406440/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=8224507619428406440' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/8224507619428406440'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/8224507619428406440'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2008/11/bloccare-tutto.html' title='Bloccare tutto'/><author><name>dedalus</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06769347188354161998</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-3849046832415123134</id><published>2008-10-29T17:30:00.004+01:00</published><updated>2009-07-16T17:31:57.976+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria - Segnalazioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iniziative'/><title type='text'>Lecce: presentazione del libro "Adios Prision"</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Adiós Prisión. Il racconto delle fughe più spettacolari&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; di Juan José Garfia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Ore 19.00 presentazione del libro&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Ore 21.30 cena a sottoscrizione benefit detenuti&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div style="text-align: center; font-weight: bold;"&gt;Martedì 28 ottobre - Circolo anarchico via Massaglia 62-b Lecce&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;«Ma loro non si lasciavano sconfiggere. Erano fuggiti molte volte e lo avrebbero continuato a fare. Avevano fatto della ribellione e dell’evasione il loro stile di vita, la loro filosofia»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per contatti: peggio2008@yahoo.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-3849046832415123134?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/3849046832415123134/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=3849046832415123134' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/3849046832415123134'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/3849046832415123134'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2008/10/lecce-presentazione-del-libro-adios.html' title='Lecce: presentazione del libro &quot;Adios Prision&quot;'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-3100485961821245703</id><published>2008-10-29T17:28:00.001+01:00</published><updated>2010-01-07T10:15:09.935+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iniziative'/><title type='text'>Lecce: nasce il Circolo anarchico di via Massaglia 62/b.</title><content type='html'>Ci trovate ogni martedì dalle ore 18.00 alle 21.00 per consultazione e diffusione di stampa anarchica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-3100485961821245703?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/3100485961821245703/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=3100485961821245703' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/3100485961821245703'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/3100485961821245703'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2008/10/lecce-nasce-il-circolo-anarchico-di-via.html' title='Lecce: nasce il Circolo anarchico di via Massaglia 62/b.'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-7893795003646481863</id><published>2008-09-25T17:38:00.002+02:00</published><updated>2009-07-16T17:31:22.187+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Volantini'/><title type='text'>DISERTIAMO LA PAURA</title><content type='html'>Consumatori di paura in un mondo di insicurezze: questo è ciò che tentano di fare di noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per raggiungere tale scopo e preservare il potere e il privilegio, gli Stati instillano fobie fasulle e ingrassano mostri immaginari; l’ossessione securitaria, declinata negli infiniti pacchetti sicurezza, individua di volta in volta il nemico di turno: rumeni, rom, lavavetri, prostitute e più in generale lo straniero, diventano i bersagli verso cui sfogare le proprie ansie. In realtà perdere il lavoro o morire di esso ha ben altre cause, così come altre sono le ragioni che non permettono di avere una casa o una cura. La macchina del terrore statale ed economico dietro l’ombra della democrazia, ci presenta qualsiasi progetto di sopraffazione come utile e necessario: dal nucleare alle grandi opere di devastazione ambientale, dalla guerra fino all’ultima trovata fantasiosa del sindaco sceriffo di turno. Il divieto di mangiare per strada come l’elemosinare, di lavare i vetri come di fare i castelli di sabbia sono dei modi per buttare fumo negli occhi di chi, stanco e alienato dalla propaganda, non si rende conto che tutto ciò non gli aveva mai provocato nessun problema. Così non siamo più sicuri nemmeno di cosa avere veramente paura. E se domani l’acqua e il cibo non fossero più nei supermercati? Se un’influenza improvvisa ci colpisse e non sapessimo porvi rimedio? A soccorrerci non ci sarebbero più i saperi di un tempo che permettevano di essere autosufficienti, né le relazioni tra gli individui che garantivano una rete solidale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non più padroni di noi stessi, non saremmo più in grado di prendere in mano le nostre vite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avremo inseguito un nemico che non esiste, mentre i veri responsabili di questo sfacelo, padroni e governanti di ogni colore, saranno al loro posto a programmare la prossima devastazione. Soprattutto avremo perso coscienza della realtà e di noi stessi nel mare dell’indifferenza e del rancore, mentre il potere modifica costantemente il passato facendoci perdere la memoria della storia e della cultura. Accetteremo, come stiamo facendo, che gli stranieri poveri siano rinchiusi in dei lager chiamati centri di Identificazione ed Espulsione e cacciati dal castello perché poco decorosi per la nostra vista. Accetteremo i morti in mare in cerca di una possibilità di sopravvivenza e il razzismo strisciante che uccide.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Invertire la rotta è un gesto da compiere senza indugi, per uscire dallo stagno della pacificazione sociale in cui vorrebbero farci annegare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo hanno fatto alcuni anarchici che negli ultimi anni hanno condotto con chiarezza delle lotte, in particolar modo contro il lager a gestione cattolica che era il “Regina Pacis” di San Foca (Le). Lotte condotte dal basso, seguendo i principi da sempre propri degli anarchici: autogestione, informalità, orizzontalità nelle relazioni, azione diretta… Lotte e metodologie che lo Stato vorrebbe fermare con il terrore, i processi, le condanne e gli anni di carcere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 9 ottobre si aprirà presso la Corte d’Assise d’Appello del Tribunale di Lecce il processo di secondo grado a carico di dodici compagni. La solidarietà nei loro confronti è un primo, minimo gesto per iniziare a disertare la paura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Anarchici&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-7893795003646481863?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/7893795003646481863/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=7893795003646481863' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/7893795003646481863'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/7893795003646481863'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2008/09/disertiamo-la-paura.html' title='DISERTIAMO LA PAURA'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-4712128251431203471</id><published>2008-08-01T17:51:00.002+02:00</published><updated>2009-07-16T17:30:35.689+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria - Segnalazioni'/><title type='text'>Edizioni Anarchismo</title><content type='html'>E' in rete il sito delle &lt;a href="http://www.edizionianarchismo.net/"&gt;Edizioni Anarchismo&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-4712128251431203471?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/4712128251431203471/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=4712128251431203471' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/4712128251431203471'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/4712128251431203471'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2008/08/edizioni-anarchismo.html' title='Edizioni Anarchismo'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-4265784692534851817</id><published>2008-07-20T17:41:00.003+02:00</published><updated>2009-07-29T18:07:45.961+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria - Segnalazioni'/><title type='text'>CETTE SEMAINE</title><content type='html'>Per chi sa il francese segnaliamo la rivista e il sito &lt;a href="http://cettesemaine.free.fr/"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cette Semaine&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, con aggiornamenti regolari delle &lt;a href="http://cettesemaine.free.fr/spip/"&gt;Brevi del disordine&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-4265784692534851817?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/4265784692534851817/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=4265784692534851817' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/4265784692534851817'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/4265784692534851817'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2008/08/segnaliamo.html' title='CETTE SEMAINE'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-64127006731952009</id><published>2008-04-01T09:46:00.001+02:00</published><updated>2010-01-07T10:13:25.237+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iniziative'/><title type='text'>No Security Expo - Galatina (LE) - 3-6 aprile 2008</title><content type='html'>Nei giorni scorsi si sono tenute a Galatina (Lecce) alcune iniziative contro il Security Expo 2008, una fiera sulla sicurezza e la guerra...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://guerrasociale.altervista.org/no_securityexpo.htm"&gt;-&amp;gt; No Security Expo - Galatina (LE) - 3-6 aprile 2008&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-64127006731952009?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/64127006731952009/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=64127006731952009' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/64127006731952009'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/64127006731952009'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2008/08/iniziative.html' title='No Security Expo - Galatina (LE) - 3-6 aprile 2008'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-3527431323135810704</id><published>2008-02-15T18:50:00.005+01:00</published><updated>2010-01-07T10:14:19.687+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iniziative'/><title type='text'>Che se ne vadano tutti - Per uno sciopero elettorale generale</title><content type='html'>Sappiamo bene cosa ci aspetta nelle prossime settimane. Un’estenuante campagna elettorale condotta da vecchi e giovani saltimbanchi della politica, pronti a tutte le lusinghe e raggiri pur di estorcerci il voto. Guardateli come si stanno travestendo, assumendo nuovi nomi per rendersi più presentabili. Ascoltateli come si riempiono la bocca di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Popolo&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Democrazia&lt;/span&gt;, queste allucinazioni collettive che vengono evocate di continuo solo per attirare i gonzi. Eppure, ormai lo hanno capito anche i bambini: fra destra e sinistra, fra un Berlusconi e un Veltroni, non ci sono sostanziali differenze. Sono come la Coca e la Pepsi, che si contendono il mercato offrendo il medesimo prodotto, limitandosi a confezionarlo in maniera diversa. I rispettivi piazzisti possono anche litigare, insultarsi, ricorrere a colpi bassi, ma la comune identità di obiettivi resta inalterata. Sentiamoli sulle questioni più controverse del momento: tutti sono favorevoli alle missioni militari all’estero, all’alta velocità in Val Susa, all’ampliamento della base USA di Vicenza, ai centri di permanenza temporanea, alle “leggi scellerate” sulla sicurezza… né si può dire che si differenzino granché per le loro ricette in materia economica. Le prospettive sono talmente intercambiabili da spingerli a scagliarsi reciproche accuse di plagio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.chesenevadanotutti.org/"&gt;-&amp;gt; Vai al sito&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-3527431323135810704?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/3527431323135810704/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=3527431323135810704' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/3527431323135810704'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/3527431323135810704'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2008/02/proposta.html' title='Che se ne vadano tutti - Per uno sciopero elettorale generale'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-2079799038635906679</id><published>2007-11-16T18:22:00.003+01:00</published><updated>2009-07-16T17:37:09.970+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dibattito - Antimilitarismo'/><title type='text'>Per un antimilitarismo senza effetti collaterali</title><content type='html'>Abbiamo letto l’appello lanciato &lt;a href="http://guerrasociale.blogspot.com/2008/08/testi.html"&gt;«agli anarchici, ai libertari, agli antimilitaristi»&lt;/a&gt; da alcuni compagne e compagni di alcune città italiane, che si conclude sollecitando «il parere dei compagni» al riguardo. Raccogliamo l’invito ed entriamo nel merito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È comprensibile cosa muova i firmatari del suddetto appello. Anni e anni di “operazioni di polizia internazionale”, di “bombardamenti chirurgici”, di “effetti collaterali”…  danno infinite ragioni ad una lotta antimilitarista che purtroppo non corre il pericolo di essere superata dai tempi, laddove la capillare presenza sul territorio italiano di strutture belliche o parabelliche fornisce a questa stessa lotta infinite possibilità. Da questo punto di vista, quindi, non possiamo che essere d’accordo con l’invito a rispolverare l’antimilitarismo sovversivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche perplessità vorremmo esprimerla invece su come si possa arrivare a questo nobile scopo. Tanto più che, una volta tanto, eventuali disaccordi non corrono il rischio di essere tacciati di alimentare solo sterili polemiche, dato che queste nascono nei «momenti di risacca» (e non certo sull’onda dell’entusiasmo sollevato dalle lotte sociali che stanno dilagando in tutta Italia!).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se il fine che ci si prefigge non è mai separato dai mezzi che si impiegano, allora gli esempi pratici additati in un certo senso a mo’ di esempio in questo documento sollevano non pochi dubbi. L’appello fa esplicito riferimento alla lotta valsusina contro il TAV, a quella contro la base NATO di Vicenza, nonché alle varie lotte sparse per il paese contro inceneritori, rigassificatori e via industrializzando. Lotte che vengono decantate perché hanno saputo dire un «No preciso a precisi progetti del capitale e dello Stato». Purtroppo esse hanno anche detto un Sì preciso a un preciso collaborazionismo con forze politiche (e sottolineiamo politiche) che fino a pochi anni fa venivano combattute e disprezzate. Certo, lo riconosciamo, non è davvero il caso di buttare via per questo il bambino; ma non lo è nemmeno crogiolarsi nell’acqua sporca. Se si vuole che l’appello antimilitarista venga raccolto anche da quei compagni che, come noi, insistono col preferire di gran lunga l’affinità alla affettività, sarebbe bene iniziare a chiarire una volta per tutte una questione che provoca solo incomprensioni e malumori. Altrimenti temiamo che tutta la dialettica del mondo non basterà ad appianare le asperità del cammino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Facciamo alcuni esempi. Se — come viene sostenuto nell’appello antimilitarista — le recenti lotte «sono meno aperte al recupero politico e istituzionale», non avendo «una base rivendicativa di tipo sindacale», perché allora a proposito di Vicenza si precisa che non è il caso di farsi illusioni «circa l’attuale autonomia reale di questa lotta»? Sarà anche vero che per i fini di queste lotte «non esiste, infatti, terreno per la mediazione», ma si può dire lo stesso per i mezzi visto che sono dirette da gruppi riformisti? Insomma, o queste lotte sono per loro natura quasi irrecuperabili giacché difficilmente possono essere cavalcate da politicanti (e per questo si invitano i compagni a buttarvisi a peso morto), o in caso contrario si dovrebbe avere la sincerità di invitare i compagni interessati a prendervi sì parte (giacché in fondo non può esistere una lotta “pura”, immune da ogni tara politica), ma in maniera autonoma, critica ed accorta. Senza cioè mai scordare da dove si viene e dove si vuole andare. Altrimenti, a furia di ripetere che nelle lotte i rapporti che si creano sono più importanti degli obiettivi dichiarati, si finisce con tralasciare del tutto i propri obiettivi, facilitando in tal modo quelli altrui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Val Susa come a Vicenza e altrove, partiti e sindacati saranno anche stati messi alla porta ma solo per far accomodare il loro erede: il cittadinismo, cioè quella galassia di brave persone sinceramente arrabbiate con questa o quella politica del governo solo perché persuase che un altro Stato è possibile. È questo il discorso oggi imperante nelle varie lotte sociali, un discorso tanto più pericoloso per le tensioni sovversive in quanto non esige tessere e comitati centrali e che non ci sembra sia granché contrastato da chi ha ben altre aspirazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allo stesso modo non possiamo nascondere la nostra insensibilità per un’altra espressione di una pretesa virtù delle recenti lotte, quella così descritta: «Altra caratteristica importante è la voglia di coordinarsi dal basso (come ben dimostrano la nascita e le caratteristiche del Patto di solidarietà e di mutuo soccorso contro le nocività)…». Ora, leggendo il Patto di solidarietà e di mutuo soccorso e consultando l’omonimo sito salta sì agli occhi la voglia di coordinarsi dal basso, ma solo per esigere ascolto e rispetto da chi si trova in alto. Lo specchietto per le allodole libertarie — «Il Patto nazionale di Solidarietà e Mutuo Soccorso… non ha governi amici a cui guardare con fiducia» — precede infatti la trappola autoritaria  — «Non per questo rifugge dalla politica e dal confronto, e sa distinguere chi opera con trasparenza da chi tenta di imbrigliare le lotte». Partendo dal presupposto che non ci sono interlocutori politici privilegiati, ma tutti sono alleati papabili se si comportano in maniera trasparente, si passa alla pratica conseguente: collaborare trasversalmente con i politici ritenuti onesti, corretti, leali. Non è forse vero che gli aderenti al Patto auspicano «un nuovo modo di far politica» che sappia riscattare la tanto vilipesa «democrazia»?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci chiediamo: sono queste le pratiche degli anarchici, dei libertari, dei sovversivi? Sono questi i contesti che intendiamo rincorrere per riproporre la ricca tradizione dell’antimilitarismo rivoluzionario? A che serve eccitare l’animo dei compagni evocando blocchi, scioperi, sabotaggi, occupazioni insurrezionali e stigmatizzando il riflusso dell’antimilitarismo frutto fra l’altro dall’«atteggiamento codino e compromissorio nei confronti della galassia pacifista», se poi non si oppone un netto rifiuto alla possibilità di organizzare iniziative comuni con associazioni partitiche e filoistituzionali (pratica corrente in tutte le lotte sociali che tanto vengono esaltate)? Senza questo rifiuto, senza questa alterità nei confronti dei sostenitori dell’esistente, in cosa consiste la differenza che intercorre fra un atteggiamento «audace» ed uno «compromissorio»?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È vero che la cosiddetta “crisi della rappresentanza”, che sta generando diffidenza verso la politica istituzionale, non può che attirare l’attenzione dei nemici di questo mondo. Ma mentre medici e infermieri cittadinisti vogliono aiutare il malato a superare la crisi, cioè a guarire, ci sembra che i nemici di questo mondo dovrebbero voler aggravare il suo stato di salute. Il solo intervento anarchico che può suscitare il nostro interesse è perciò quello che mira a fare precipitare gli eventi, a far esplodere ovunque l’odio verso la politica in tutte le sue forme, laddove la preoccupazione di gettare le basi di una nuova politica, più umana, faccia-a-faccia, con tanto di meravigliose assemblee di liberi cittadini, ci lascia del tutto indifferenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’urgenza delle cose, come quella che in questi giorni brucia la testa di chiunque, è sempre stata una cattiva consigliera. Con la sua esortazione emotiva a “fare qualcosa” spinge nelle braccia dell’attivismo, questa mobilitazione continua che non lascia tempo alla riflessione ma che sovente è tanto gratificante. Se non si vuole rischiare di girare a vuoto (per non dire di peggio), sarebbe bene domandarsi: fare qualcosa, cosa? Un blocco stradale, magari davanti alla Prefettura come richiesto dai gruppi riformisti vicentini cui si esprime solidarietà? Un convegno, magari con associazioni istituzionali come il WWF ed esperti vari e veri, con tanto di pedigree universitario? Una barricata, magari con tanto di marchio registrato per impedire che qualche partito se ne appropri? Una petizione da consegnare al sindaco o in senato? Una qualsiasi di queste cose, perché tanto una vale l’altra (in fondo, «da cosa nasce cosa»)?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se davvero non si ha «ansia di risultati immediati», perché, anziché cercare di “fare qualcosa”, non si propone di fare quello che si ritiene giusto? Giusto in relazione alle proprie idee, ai propri desideri, ai propri sogni, ai propri intenti, senza dare ascolto alle sirene della realtà ed ai confortevoli racconti del mito del quantitativo. Ciò comporta un confronto a più voci oggi del tutto assente nel movimento, e che va ben al di là di un mero scambio di dati e informazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;individualità anarchiche di qua e di là&lt;br /&gt;16/11/07&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-2079799038635906679?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/2079799038635906679/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=2079799038635906679' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/2079799038635906679'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/2079799038635906679'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2007/11/testi.html' title='Per un antimilitarismo senza effetti collaterali'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-478575275179422588</id><published>2007-11-05T18:19:00.003+01:00</published><updated>2009-07-16T17:37:09.971+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dibattito - Antimilitarismo'/><title type='text'>Agli anarchici, ai libertari, agli antimilitaristi</title><content type='html'>Con queste note vorremmo sollecitare l'attenzione dei compagni rispetto ad alcune possibilità che si stanno aprendo in Italia per la lotta antimilitarista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La protesta a Vicenza contro la nuova base USA e per la chiusura della caserma Ederle, quella a Novara contro la costruzione dei cacciabombardieri F-35 ed altre che nasceranno stanno ridando concretezza all'antimilitarismo. Non si tratta più, infatti, di prendere posizione genericamente per la "pace", ma di impedire la costruzione di alcuni strumenti necessari alla prosecuzione e all'ampliamento della guerra. Se queste lotte non hanno ancora raggiunto l'estensione delle mobilitazioni precedenti contro la guerra (pensiamo alle oceaniche manifestazioni del 2003 contro il conflitto in Iraq), esse hanno degli obiettivi ben più concreti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sarà sfuggita, in particolare, la posta in gioco nella situazione vicentina: si tratta di impedire la costruzione della più grande base militare USA fuori dai confini statunitensi, nodo centrale per la futura "esportazione della democrazia" in Africa e, se del caso, in Europa. Fermare la costruzione della nuova base vicentina non significa solo mettere direttamente i bastoni fra le ruote della più grande potenza militare mondiale, ma anche, indirettamente, trovare un punto di contatto – pretendendo il ritiro delle "nostre" truppe da tutti i fronti di guerra – con le varie forme di resistenza che nel mondo si oppongono agli interventi neocoloniali europei e statunitensi. Se la lotta contro la nuova base saprà rafforzare anche quella per la chiusura della caserma Ederle – base logistica per i massacri in Iraq e in Afghanistan –, la prospettiva antimilitarista raggiungerebbe dei livelli assai notevoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ci facciamo illusioni circa l'attuale autonomia reale di questa lotta rispetto ai gruppi riformisti che la dirigono, ma pensiamo che siano riunite alcune condizioni significative per un intervento antimilitarista conseguente nella scelta degli obiettivi e dei mezzi. In particolare, grazie alla strenue lotta valsusina contro il TAV, sempre più persone sono convinte che bloccare i lavori della base sia possibile. Inoltre le varie esperienze contro le nocività nate in Italia (si tratti di inceneritori, rigassificatori, centrali a turbogas o altre linee ad Alta Velocità) stanno opponendo dei NO precisi a precisi progetti del capitale e dello Stato. Non avendo, cioè, una base rivendicativa di tipo sindacale, queste lotte sono meno aperte al recupero politico e istituzionale. Non esiste, infatti, terreno per la mediazione né per la creazione di strutture permanenti facilmente integrabili: o vincono governo e industriali, o vincono le lotte. Non solo. La resistenza valsusina ha riattualizzato con forza la pratica del blocco e della barricata. Infatti, subito dopo il "Sì" di Prodi alla nuova base vicentina, la stazione ferroviaria è stata bloccata nella città palladiana come in altre. Persino le componenti pacifiste e nonviolente (al momento maggioritarie) sono portate, dalla logica stessa delle cose, ad accettare forme di azione illegali (pena il loro trovarsi immediatamente al di qua delle pratiche valsusine). In varie assemblee nazionali numerosi interventi hanno ribadito che la migliore solidarietà con i vicentini in lotta è quella di bloccare, quando dovranno cominciare i lavori della base, l'intero paese (ferrovie, autostrade, statali, ecc.). Se pensiamo alle potenzialità di una tale paralisi generalizzata della normalità capitalista (e in tal senso è sufficiente riflettere sul caso del recente movimento francese contro il CPE), la posta in gioco risulterà ancora più chiara. Si parte da un buon livello. Più la lotta si generalizzerà e più sarà difficile il suo controllo riformista (non scordiamoci che l’obiettivo della lotta non è raggiungibile parzialmente, pena un palese tradimento di quanto dichiarato fin dall'inizio). Più si indebolirà la cappa del controllo e più l'intervento stesso a Vicenza diventerà libero e autorganizzato. Altra caratteristica importante è la voglia di coordinarsi dal basso (come ben dimostrano la nascita e le caratteristiche del Patto di solidarietà e di mutuo soccorso contro le nocività), la quale ha messo in contatto tra loro individui autonomi dai vari circuiti "militanti". Una simile composizione rende assai difficile l'estromissione dei compagni dalle assemblee e da altre situazione di lotta, dal momento che l'incontro avviene su basi sociali e non politiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aggiungiamo che, se ogni lotta è spesso più importante per i rapporti che sa creare che per gli obiettivi che si prefigge, l'antimilitarismo può infondere al movimento uno slancio tutto particolare. E questo non solo perché la controparte è immediatamente il governo, ma anche per il forte contenuto ideale di una mobilitazione contro la guerra e ciò che la produce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un'attenzione particolare merita anche il fatto che l'attuale compagine governativa rende più difficile il recupero dei conflitti, dal momento che partiti e sindacati di sinistra vengono sempre più smascherati come complici e collaborazionisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla luce di queste rapide considerazioni ci sembra davvero importante che i compagni che si richiamano all'antimilitarismo rivoluzionario si organizzino e si impegnino al massimo per dare il proprio contenuto d'idee e di azione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'antimilitarismo in Italia, dopo le importanti lotte di inizio anni Ottanta e la mobilitazione a sostegno dei non sottomessi agli obblighi di leva, è entrato in una lunga fase di riflusso, sia per la professionalizzazione delle forze armate sia per un atteggiamento codino e compromissorio nei confronti della galassia pacifista. Oggi qualcosa sta cambiando. Si può uscire dall'imbroglio e dall'isolamento con una presenza qualitativa costante, caparbia, audace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sta ai compagni ragionare su come legare la questione di Vicenza o di Cameri a lotte locali in grado di dare al militarismo nome e indirizzo (fabbriche di armi, basi, centri universitari di ricerca bellica, ecc.). Se le forze lo consentono, proponendo assemblee orizzontali su obiettivi specifici, altrimenti tenendosi pronti per allargare la pratica del blocco ovunque possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanto più che la questione della guerra si intreccia sempre di più con quella del razzismo e dei vari piani securitari contro i poveri, nonché con il deterioramento delle condizioni di vita (pensiamo al raddoppio delle spese militari previsto dalla nuova finanziaria). Insomma, la guerra è ormai al centro dei progetti statali, come dimostra il fatto che il governo italiano non è mai stato così presente sui fronti bellici. Per noi, al contrario, si tratta di rendere effettivi valori come l'internazionalismo, la solidarietà dal basso, la rivolta comune contro gli Stati e il loro braccio armato: l'esercito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ricca tradizione dell'antimilitarismo sovversivo (dal blocco allo sciopero, dal sabotaggio all'occupazione insurrezionale dei luoghi deputati alla guerra e al genocidio) va tolta dalle soffitte della Storia e ritrasformata in armamentario teorico e pratico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo convinti che nei momenti di risacca nascono polemiche e contrapposizioni sterili. Rimboccandosi le maniche e contribuendo, senza spocchia né ansia di risultati immediati, ad un vasto movimento antimilitarista, si vedrà in modo più chiaro chi è davvero disponibile al conflitto, e su che basi. Poi, come si dice, "da cosa nasce cosa".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo dalla nostra una qualità fondamentale: solo chi non insegue logiche di adesione politica potrà assumersi fino in fondo rischi e responsabilità. Non possiamo rifiutare la nostra parte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S. Ci piacerebbe conoscere il parere dei compagni, di modo da pensare eventualmente ad un incontro tra tutti gli interessati per scambiarsi informazioni e ipotesi. Scriveteci all'indirizzo: antimilitarista@gmail.com&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;compagne e compagni di Torino, Bologna, Lecce, Rovereto, La Spezia, Varese, Milano&lt;br /&gt;5/11/2007&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-478575275179422588?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/478575275179422588/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=478575275179422588' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/478575275179422588'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/478575275179422588'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2008/08/testi.html' title='Agli anarchici, ai libertari, agli antimilitaristi'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-1905337646246499192</id><published>2007-10-25T11:45:00.029+02:00</published><updated>2011-12-23T16:24:47.089+01:00</updated><title type='text'>GUERRA SOCIALE - Libri e riviste in distribuzione</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Per ordinare i libri scrivi a: guerrasociale.org[chiocciola]libero.it&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;EDIZIONI NN&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Os Cangaceiros, Un crimine chiamato libertà (NN / l'arrembaggio, 2003,&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; € 4,00&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Teoria e pratica di una lotta contro le prigioni condotta in Francia nella seconda metà degli anni '80. Un contributo alla lotta contro la società carceraria, resa oggi ancora più invivibile dall'introduzione delle nuove tecnologie che hanno permesso un inimmaginabile balzo in avanti al controllo sociale. La sicurezza dentro le galere comincia con la sicurezza all'esterno delle mura. Il che spiega il numero impressionante di telecamere onnipresenti agli angoli delle nostre città (e fin dentro autobus e treni), i percorsi obbligati cui siamo costretti per i nostri spostamenti, i rilevatori magnetici che ci ispezionano all'uscita dei negozi, i codici di riconoscimento che sostituiscono la nostra individualità, gli innumerevoli divieti che bisogna rispettare nonché la variegata folla di guardiani preposti a salvaguardia di questo mondo. Grazie ai nuovi tesserini di identità, non dovremo nemmeno più essere arrestati per fornire le nostre impronte digitali. Essendo tutti potenziali criminali, veniamo già trattati come tali. Passo dopo passo, è l'intera società ad essere diventata una enorme prigione a cielo aperto da cui è impossibile evadere. Ecco perché non si può concepire una efficace lotta contro l'istituzione carceraria senza attaccare in tutti i suoi aspetti la società che la ospita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;S. Deneuve – C. Reeve,  Al di là dei passamontagna del Sud-Est messicano (1998) [1996] - Euro 2,10&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Questo testo, assieme alle appendici che lo completano, è una puntuale e precisa critica all’Ezln inteso come organizzazione politica che si appropria della rappresentatività delle lotte autonome degli sfruttati messicani. Inoltre esso smaschera le menzogne celate dietro l’ideologia dei fascinosi passamontagna, come ad esempio il preteso mito della libertà di cui godevano le antiche comunità indiane.&lt;br /&gt;Al tempo stesso è una critica all’attuale movimento che in tutto il mondo ha espresso un sostegno incondizionato agli zapatisti. Giacché «chi è pronto ad accettare per altri ciò che è inaccettabile per sé non è lontano dall’accettare l’inaccettabile».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Albania: laboratorio della sovversione (1998) - Euro 1,60&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;L’insurrezione in Albania [1997] ha portato un soffio di aria fresca nella soffocante atmosfera di pace sociale che regna nel vecchio continente. Partiti dalla richiesta di rimborso dei soldi versati a società finanziarie dichiarate poi fallite, i rivoltosi albanesi sono ben presto passati agli attacchi alle banche e alle caserme, agli incendi dei commissariati, dei municipi, dei tribunali, ai saccheggi dei magazzini di viveri e delle armerie, agli assalti delle prigioni e alla liberazione dei detenuti.&lt;br /&gt;Con le loro azioni, che denunciano apertamente tutte le strutture dello Stato come nemiche, gli insorti d’Albania hanno ridato vita per alcune settimane a quella esigenza di libertà assoluta che tanti anni di difesa della democrazia sembravano aver gettato per sempre nell’oblio. Ma se l’esaltazione di fronte alla gioia di vivere che si manifesta in tutta la sua totalità e pienezza è più che giustificata, il nostro interesse non può comunque limitarsi ad una passiva ammirazione.&lt;br /&gt;L’insurrezione in Albania — la sua esplosione come il suo successivo recupero — ci deve invece spingere a prendere in considerazione le domande che un simile evento inevitabilmente solleva. Cosa fare? Come intervenire? E dove? Questi e tanti altri sono i quesiti che ci si pongono, e a cui sarebbe il caso di trovare al più presto qualche risposta. Se non vogliamo, alla prossima occasione, accontentarci nuovamente di sedere davanti alla televisione... a fare il tifo.&lt;br /&gt;Questo opuscolo comprende una introduzione, una cronologia dei momenti più salienti dell’insurrezione, un testo scritto a caldo sul significato di quanto stava avvenendo in Albania, e la riproposizione di un articolo sugli interessi economici italiani in quel paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;GRATIS&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://guerrasociale.altervista.org/gratis.htm"&gt;-&amp;gt; Vai al catalogo completo dei libri delle Edizioni Gratis&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;I libri delle Edizioni Gratis sono disponibili con lo sconto del 30% (min. 3 copie dello stesso titolo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ARKIVIU-BIBRIOTEKA "T. SERRA"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Clément Duval, Memorie autobiografiche. Dalla rivolta contro la proprietà all’evasione da Cayenne (Disponibili vol. 3 e vol. 4  - € 6,20 cad.)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;In questa autobiografia vengono esplicate le ragioni della sua scelta di essere ladro in una società che crea gli emarginati, gli esclusi, i nullatenenti. Duval e la sua storia stanno in queste ragioni e nell’esperienza di una vita vissuta all’insegna della refrattarietà, del rifiuto di ogni adattamento ad una condizione determinata da estranei.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/div&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;EL PASO - NAUTILUS&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La critica del linguaggio come linguaggio della critica (Nautilus 1992, € 1,60)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Due testi dalla rivista dell’I.S. di approccio critico al linguaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La rivoluzione dell’arte moderna e l’arte moderna della rivoluzione (Nautilus 1996, € 2,10)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Un testo del 1967 della sezione inglese dell’I.S. A distanza di anni le valutazioni sull’inizio della nuova "era glaciale" della cibernetica, sull’inganno mistico-scentifico di Timothy Leary, sulle funzioni poliziesche di architetti, psichiatri e cibernetici, la critica della multimedialità, l’illusione della partecipazione e l’illusoria rivolta della pratica artistica, sono ancora estremamente attuali.&lt;br /&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &lt;br /&gt;&amp;nbsp; &lt;/div&gt;&lt;div style="font-weight: bold; text-align: left;"&gt;VARI EDITORI&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;The Weather Underground (Dvd) [2002] (Il rovescio 2005, € 5,00)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Nel 1970, dopo le mobilitazioni contro la guerra del Vietnam, le sommosse urbane e le lotte per l’autodeterminazione della comunità nera, un gruppo di studenti bianchi sceglie la clandestinità e dichiara guerra agli Stati Uniti. Questo film ne ricostruisce la storia, con filmati d’epoca e interviste a ex-Weathermen. In allegato l’opuscolo Portare la guerra a casa. Brevi note sui Weathermen.&lt;/div&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;René Riesel, Sulla zattera della Medusa. Il conflitto sugli ogm in Francia (Ed. 415, 2004, € 12,00)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Raccolta  dei tre libri apparsi in Francia per le edizioni dell’Encyclopédie des  Nuisances in seguito ai sabotaggi contro le chimere di Stato. "Nel  maggio 2004 la Commissione Europea aveva autorizzato, dopo cinque anni  di moratoria, la commercializzazione del mais transgenico Bt 11 di  Syngenta, l'"erede" di Novartis. Era stato detto dai consueti  commentatori che si trattava di un "contentino" concesso dagli Stati  Uniti, che avevano intentato una causa davanti al Wto contro l'Europa  per protezionismo. In realtà la breccia era stata aperta. Tant'è che in  settembre la Commissione Europea ha poi deliberato l'iscrizione di 17  varietà di sementi di mais elaborate dalla Monsanto nel catalogo comune  delle varietà delle specie di piante agricole della UE. In Francia  qualcuno con un briciolo di consapevolezza e risolutezza aveva provato  ad opporsi alla nuova introduzioni di un fatto compiuto preconfezionato  non fosse altro che per sollevare davvero la questione ogm. Come si  potrà leggere in questa raccolta la storia di questa opposizione  transalpina non è stata delle più felici. Ma, e forse per qualche tempo  ancora sarà la sua attualità, non si potrà neanche dire che sia sta più&lt;br /&gt;innecessaria di quanto richiedeva l'opportunità".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;GIORNALI - RIVISTE - NUMERI UNICI&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Machete. Aperiodico anarchico (numeri 2, 3, 4, 5 - Euro 2,00 cad.)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Se vi sentite avvinghiati dal realismo, imbrigliati dalla politica, infettati dalla militanza, potrete trovare un po' di ristoro nella lettura di MACHETE. Con un taglio netto ad ogni convenienza, cercherà di farsi largo in mezzo all'immondo buon senso che trascina nel vortice della sua ediocrità, fatta di democrazie giuste e di tecnologie neutre, di mercati etici e di alleanze tattiche, di tradizioni da rispettare e di nemici da tollerare.&lt;br /&gt;MACHETE non sarà una bacheca dell'attivismo antagonista, ma un luogo dove attizzare il fuoco rovente della critica, dove approntare l'acido corrosivo della satira, ed anche dove — perché no? — praticare il cannibalismo tenace della polemica. A questo scopo, saccheggerà l'arsenale teorico di molti demolitori di certezze e luoghi comuni, famosi o sconosciuti, del presente come del passato. Ma, per confondere le piste ai professionisti del pregiudizio, ne riporterà i nomi senza specificarne il contributo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Los Amigos de Ludd. Bollettino d'informazione anti-industriale (Numeri 1, 2, 3, 4 - Euro 2,00 cad.)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Gli autori intendono stendere un salutare discredito nei confronti della società industriale. Una volta identificata l'industria come il dominio tecnificato del capitale per i fini del capitale, la critica del capitalismo e la critica dell'industria diventano sinonimi giacché l'industria non è semplicemente un mezzo, bensì il mezzo oggettivo del capitale con il quale esso giunge ad intensificare la produzione. Los Amigos de Ludd ripercorrono i passaggi della resistenza, passata e attuale, all'imposizione del macchinismo e dell'industria (sabotaggi, scioperi, rivolte) facendo riemergere i modi di vita e di produzione pre-industriali, non per invitare ad un improponibile ritorno al passato ma per sostenere la necessità della riappropriazione di quel saper fare del quale siamo stati spossessati. Attraverso le loro analisi, gli studi storici, la proposizione di altri contributi e le recensioni criticano senza sosta l'industrialismo e tutte le illusioni progressiste, cercando contemporaneamente i mezzi pratici per liberarsi della gigantesca rete di bisogni fittizi che l'industria ha generato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Terra selvaggia. Pagine anticivilizzatrici (Euro 2,00)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Disponibili (poche copie) dei numeri arretrati 12, 13, 15, 16, 17, 20, 22.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Diavolo in corpo. Rivista di critica sociale  (Euro 3,10)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Numero 3 - novembre 2000: Il tempo del lavoro - Otto ore di troppo - La nave dei folli - La socialdemocrazia ... - Denaro e logos - I mercanti della vita - Che cos'è il terrorismo? - Il valore della vita - Ma che storia è questa! - Altrove - per regolare i conti - Derive d'avanguardia - A distanza - I muri della città - Civiltà all'ingrosso - Primitivismo in dettaglio - Darien l'irriverente.&lt;br /&gt;«Possessione, ossessione, fanatismo: sono molte le definizioni con cui i difensori di ciò che è hanno liquidato gli amanti di ciò che non è. Ma il ricorso a diagnosi senza appello denuncia in primo luogo l’imbarazzo di chi si trova di fronte ad una condizione di movimento perpetuo che non è frutto di una scelta logica, ma di un fatto viscerale. Non che si voglia dire che avere il diavolo in corpo significa non possedere le proprie ragioni, tutt’altro. Queste ragioni esistono, ed hanno anche solide basi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Per ordinare i libri scrivi a: guerrasociale.org[chiocciola]libero.it&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-1905337646246499192?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/1905337646246499192'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/1905337646246499192'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2008/03/libri-in-distribuzione.html' title='GUERRA SOCIALE - Libri e riviste in distribuzione'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-1627811775574116115</id><published>2006-10-29T19:01:00.000+01:00</published><updated>2009-10-29T19:05:21.731+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria - Recensioni'/><title type='text'>ALTROVE, Annuario della Società Italiana per lo Studio degli Stati di Coscienza</title><content type='html'>[Da "Canenero" - settimanale anarchico, n. 4, 18 novembre 1994]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Altrove, Annuario della Società Italiana per lo Studio degli Stati di Coscienza&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;1994, numero uno&lt;br /&gt;Nautilus, Torino, 152 pp.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chissà perché tutte le volte che qualcuno, esterno per scelta all'accademia, cerca di approfondire in modo specifico e relativamente rigoroso un determinato argomento finisce sempre con assumere atteggiamenti, e in fondo contenuti, che dell'accademia hanno tutte le caratteristiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa rivista, edita da un collettivo di impostazione radicale e antiautoritario, mantiene i tratti di una pubblicazione universitaria. La Società Italiana per lo Studio degli Stati di Coscienza (di già il nome mi maldispone non poco) è composta da un comitato scientifico ed ha sede presso un'istituzione comunale, aspetti, questi, di per sé significativi. L'argomento, di cui quasi nulla conosco, mi sembra comunque interessante. L'assunzione di sostanze psicoattive si è spesso accompagnata ad un forte desiderio di liberazione e rivolta (penso a Baudelaire, a Benjamin, ad Artaud). Cercare di approfondire queste esperienze anche dal punto di vista culturale e, diciamo così, tecnico, può essere importante. Ma il taglio specialistico - che non sorprende, viste la provenienza e l'attestazione dottorale degli autori - della rivista le trasforma, al di là dei dichiarati presupposti di globalità, in faccenda tutto sommato clinica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è un caso che nell'introduzione vengano riproposte alcune categorie tutt'altro che libertarie (il concetto di "patologia psichica", ad esempio, che porta con sé quella separazione tra corpo e anima che, da Platone in poi, accompagna tutta la civiltà occidentale). Oppure che si lamenti la mancanza di comunicazione tra chi assume certe "droghe" e lo psichiatra (quello democratico, certo). Oppure ancora che si affermi la necessità di uno scambio interdisciplinare tra scienze umane e scienze cliniche, tesi non solo difficilmente sostenibile (vista la costitutiva frammentazione dell'apparato scientifico), ma sostanzialmente autoritaria, Tanto più che fornendo alle varie "comunità scientifiche" maggiori strumenti di analisi, si finirebbe per aumentarne le capacità di controllo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro accenno non casuale mi sembra quello a proposito delle realtà virtuali, quel sistema di fuga integrata al quale le strutture tecnologiche sempre più sollecitamente chiamano. Che servano davvero ad allargare la "coscienza"?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sui motivi di questo riscoperto interesse verso gli stati di trance, l'estasi, eccetera, occorrerebbe un'adeguata riflessione che questo spazio non consente. Ad ogni modo, l'altrove di cui mi sto occupando in queste povere note mi sembra di fin troppo facile catalogazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-1627811775574116115?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/1627811775574116115/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=1627811775574116115' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/1627811775574116115'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/1627811775574116115'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2006/10/altrove-annuario-della-societa-italiana.html' title='ALTROVE, Annuario della Società Italiana per lo Studio degli Stati di Coscienza'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-359975836991127561</id><published>2006-10-29T18:49:00.000+01:00</published><updated>2009-10-29T18:51:35.479+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria - Recensioni'/><title type='text'>Michel Bounan: IL TEMPO DELL'AIDS</title><content type='html'>[Recensione tratta dal numero 74 di "Anarchismo", 1994]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Michel Bounan&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il tempo dell'AIDS&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Ed. 415, Torino&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni epidemia è un prodotto del suo tempo. Da questo eccellente punto di partenza, l'autore de Il tempo dell’AIDS, Michel Bounan, si lancia all'assalto di un problema essenziale per tutti quelli che da una dozzina d'anni filosofeggiano sulla biologia: come interpretare l'unità del corpo e dello spirito? Risultato: una brillante sintesi sulla vita e la malattia, dalla cellula alla storia umana, che abbraccia nozioni scientifiche, critica sociale e testi religiosi. L'arroganza medica si prende una lavata di capo: bene. Si sente la presenza di Vaneigem in ogni pagina, e ciononostante senza l'abituale pensiero in situolingua: molto bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il libro comincia ad essere carente quando Bounan prende a scivolare, fra una condanna delle perversioni sessuali e un elogio della famiglia. E peggiora seriamente mentre ci espone la sua teoria sull'Aids. Sembra mettere in dubbio l'esistenza di un agente infettivo responsabile della malattia, per riconoscere poco dopo implicitamente che deve pure esisterne uno. Ma diventa veramente insopportabile non appena comincia a smerciarci il suo trattamento contro il virus. Seguendo un procedimento omeopatico, propone la somministrazione di soluzioni di silice per amplificare le reazioni di difesa dell'organismo al virus HIV (febbre con dimagrimento, sudori notturni, diarrea...) e ci assicura che, con questo metodo, ha ottenuto dei risultati (quelli che cita, con cautela, sono assai modesti). Comunque gli è sufficiente per vedere in questo procedimento un «modo di guarigione» che spiega con «la mobilitazione delle cellule infettate dall’HIV e la loro espulsione attraverso le secrezioni fisiologiche (sudore, saliva) o patologiche (escrezioni genitali, otorinolaringee, eccetera)». Questo trattamento, che Bouton afferma essere efficace almeno fino allo stadio del pre-Aids, assomiglierebbe dunque a quello messo a punto nelle nostre campagne per guarire dall'influenza: si «sudano i microbi» a furia di coperte e bevande calde. Questa cura ha dato prova della sua validità, attendendo ben coperti e in un luogo caldo, convenientemente ubriachi, che la febbre passi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema, con l'Aids, è che non passa. Visto che, in fin dei conti, Bounan conserva le nozioni di base della biologia e della medicina, deve pur sapere che l'«espulsione delle cellule infettate» non può affatto guarire l'Aids, poiché l'HIV presenta la particolarità di infettare i linfociti, dunque il sistema immunitario, e che, per seguire il suo procedimento, bisognerebbe «espellere» tutti i linfociti, cosa che annienterebbe il sistema immunitario. A parte il fatto che la cosa è impossibile attraverso le sole secrezioni, il paziente potrebbe magari guarire dalla malattia, ma sicuramente sarebbe morto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mettere la critica della scienza e della merce al servizio di un rimedio da quattro soldi è, nel caso di una carogna come l'Aids, piuttosto ambiguo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-359975836991127561?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/359975836991127561/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=359975836991127561' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/359975836991127561'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/359975836991127561'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2006/10/michel-bounan-il-tempo-dellaids.html' title='Michel Bounan: IL TEMPO DELL&apos;AIDS'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-3404255751036995063</id><published>2005-10-29T18:53:00.000+02:00</published><updated>2009-10-29T18:54:17.462+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria - Recensioni'/><title type='text'>IINTERNAZIONALE SITUAZIONISTA 1958-69</title><content type='html'>[Recensione tratta dal numero 3 di "Canenero", 11 novembre 1994]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Internazionale Situazionista 1958-69&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Nautilus, Torino&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La pubblicazione di questo libro rappresenta un evento. Per la prima volta, tutti i numeri della rivista dei situazionisti sono presentati in una traduzione integrale e, dicono, perfetta. Basta con gli "specialisti" alla Mirella Bandini e con i censori opportunisti. La verità innanzitutto. Finalmente, cosa ha veramente detto l'IS è sotto gli occhi di tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo che, una volta riconosciuto il valore di un simile sforzo, bisognerà pur entrare nel merito e chiedersi cosa diavolo fare dell'Internazionale Situazionista. Intendiamoci, non che l'IS non abbia affermato cose interessanti. II fatto è che una critica radicale, per quanto penetrante e fondata possa essere, non costituisce di per sé una teoria rivoluzionaria, meno che mai un progetto di tal fatta. E non ci sarebbe nulla di male in tutto ciò, se non fosse che i situazionisti e i loro cultori hanno talmente promesso e garantito di aver "superato" tutto e tutti, di aver forgiato loro, e soltanto loro, le chiavi che apriranno le porte della rivoluzione – sempre lamentandosi dell'ignoranza che li circondava – che la lettura di questa antologia lascia quasi stupefatti. Viene il dubbio che il fascino esercitato da sempre dalle idee situazioniste sia dovuto piuttosto alla loro brillantezza espositiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In queste pagine, più che nei testi teorici di Debord e di Vaneigem, c'è l'IS in azione, la sua spesso decantata vita quotidiana. Ora, anche tenuto conto del periodo e del contesto in cui si muovevano, è difficile non rimanere perplessi di fronte a questi marxisti-libertari che comunicano di aver "epurato" le sezioni dissidenti; alla loro apologia delle virtù tecnologiche; al loro linguaggio autoreferenziale, compiaciuto, declamatorio; alla loro esplicita rivendicazione per sé del «potere della cultura»; alla loro idealistica concezione del capitale come negazione dell'umanità, cui sanno contrapporre solo una specie di umanesimo radicale; alle perle sull'organizzazione portatrice di coscienza – tanto per fare alcuni esempi. Per non parlare poi dell'aspetto formale, come le fotografie che li ritraggono seduti attorno a un tavolino a discutere di «strategia rivoluzionaria».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certamente l'IS è stata una reazione a una data epoca, quella degli anni '50 e '60, quando il cosiddetto modernismo pretendeva sotterrare la questione rivoluzionaria; ed è stata una reazione anche alla vecchia politica che auspicava una rivoluzione solo per offrire agli operai quei vantaggi economici o quel potere che il Capitale non era disposto a concedergli. Il merito dell'IS, quindi, è stato di aver ribadito l'attualità della rivoluzione in un periodo in cui, come questo che stiamo attraversando, non era permesso nemmeno parlarne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia l'IS non è stata solo una reazione, ma anche un prolungamento di ciò che perentoriamente denunciava, poi riprodotto e perpetuato. La sua esigenza di coerenza e la coerenza del suo stile non fanno che mascherare il suo continuo contraddirsi. La sua negazione dell'arte, della politica, dell'economia, dell'ideologia viene comunque effettuata in modo artistico, politico, economico, ideologico. Questa contraddizione non è stata un ostacolo al successo dell'IS, ne ha costituito la ragione. II pubblico consuma la critica dei consumi. È affascinato dalla società dello spettacolo. La fine del potere e del proletariato si conclude nel potere assoluto dei Consigli operai. Questi «rivoluzionari professionali della cultura», che tanto si sono vantati di essere non ideologici, erano in realtà intrisi di ideologia fino al midollo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Segnaliamo per dovere di cronaca l'introduzione che apre questo volume, dove il suo autore, Mario Lippolis, ci fornisce un notevole esempio della miseria nell'ambiente post-situazionista. denuncia il complotto ordito nei confronti dell'IS, prendendosela con coloro che non si sono inginocchiati di fronte a cotanto genio (in quanto imbecilli, retrogradi, in malafede, invidiosi o quant'altro); si rammarica che il proletariato non abbia fatto la rivoluzione, naturalmente perché non ha "applicato" l'IS; per tessere alla fine sperticate lodi al Maestro e ai suoi discepoli, quindi a se stesso, consapevole di appartenere all'élite composta da «i più lucidi e i più coraggiosi».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-3404255751036995063?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/3404255751036995063/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=3404255751036995063' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/3404255751036995063'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/3404255751036995063'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2005/10/iinternazionale-situazionista-1958-69.html' title='IINTERNAZIONALE SITUAZIONISTA 1958-69'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-7277320661789785691</id><published>2005-10-29T18:46:00.000+02:00</published><updated>2009-10-29T18:48:35.810+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria - Recensioni'/><title type='text'>Errico Malatesta: SCRITTI ANTIMILITARISTI</title><content type='html'>[Recensione tratta dal numero 40 di "Anarchismo", 1983]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Errico Malatesta&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Scritti antimilitaristi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Edizioni Segno Libero, Milano 1982, pp. 94&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Utile raccolta degli scritti di Malatesta contro la guerra e contro il cancro militarista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le tematiche malatestiane sono molto conosciute e qui si ripresentano nell'ottica antimilitarista. Segnaliamo però, come di notevole significato, due punti che caratterizzano alcuni degli scritti contenuti in questa raccolta: a) la polemica con l'interventismo di Kropotkin e compagni del "manifesto dei sedici"; b) il rapporto tra lotta contro la guerra e preparazione dell'insurrezione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I compagni che meno conoscono il grosso guaio che Kropotkin determinò all'interna del movimento anarchico internazionale con la sua decisione di appoggiare l'intervento contro gli Imperi centrali, troveranno qui la pacata ma penetrante critica di Malatesta e potranno riflettere sui guai che può procurare il progetto attendista e determinista di un certo kropotkinianismo. La logici del "seme sotto la neve" obbligava Kropotkin a seguire fino in fondo il suo ragionamento e quindi a preferire il male minora (la vittoria della "rivoluzionaria" Francia a quella della "reazionaria" Germania).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'altro argomento è anch'esso di grande importanza. Malatesta fa notare, giustamente, che uno degli scopi essenziali degli anarchici è quello di preparare le rivolte sociali indispensabili al progresso dello scontro rivoluzionario. Ciò significa preparare l'insurrezione popolare. La situazione di guerra o una situazione in cui ci si avvicina alla guerra, non è, da per se stessa, più adatta di un'altra alla preparazione insurrezionale. In fondo questo equivoco ha condotto molti verso la logica del tanto peggio tanto meglio e molti interventismi, più o meno camuffati, sono proprio nati su questo terreno o sono stati alimentati da queste malcomprensioni. La guerra è sempre situazione da condannarsi, da rigettarsi e da evitarsi. La preparazione dell'insurrezione, al contrario, è uno degli scopi essenziali del lavoro degli anarchici. Così scrive Malatesta: "Noi non minacciamo l'insurrezione soltanto per impedire la guerra, noi vogliamo l'insurrezione perché ci pare mezzo indispensabile a finirla con l'oppressione e la miseria... E' dunque più interessante preconizzare e soprattutto preparare l'insurrezione in occasione di crisi economiche (scioperi, caro-viveri, ecc.) od in caso di contingenze politiche (violenze poliziesche, competizioni fra partiti borghesi, ecc.) od in ogni caso, sempre che sentiamo in noi la forza di poterla fare con qualche probabilità di successo. Finché dura la società attuale vi sarà sempre una buona ragione per insorgere: l'essenziale è d'assumere la forza a poterlo fare... A questo fine debbono servire la propaganda, l'agitazione operaia, la resistenza di tutti i giorni con ogni mezzo possibile contro i padroni, contro i governi. Ma occorre anche una preparazione materiale, tecnica, a metterci in grado di fronteggiare adeguatamente i mezzi di repressione feroce di cui i governi dispongono ed ai quali ricorrono senza indugi e senza scrupoli."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ci sembrano necessari commenti. A quanti vedono la lotta antimilitarista come una lotta di settore, ricordiamo queste (e altre) parole di Malatesta: lo scopo è sempre quello, la lotta contro i padroni per la liberazione definitiva.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-7277320661789785691?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/7277320661789785691/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=7277320661789785691' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/7277320661789785691'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/7277320661789785691'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2005/10/errico-malatesta-scritti.html' title='Errico Malatesta: SCRITTI ANTIMILITARISTI'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-6670932248941750780</id><published>2005-01-29T18:57:00.001+01:00</published><updated>2009-10-29T19:07:48.543+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria - Recensioni'/><title type='text'>RE NUDO, Rivista mensile</title><content type='html'>[Da "Canenero" - settimanale anarchico, n. 39, 15 novembre 1996]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Re Nudo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Rivista mensile&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Ottobre 1996, numero uno&lt;br /&gt;Re Nudo edizioni, 96 pp.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Denudare i re, all'epoca dei figli dei fiori, era cosa che veniva assai naturale. Spogliati della loro severità e intoccabilità, li si guardava con scherno, come a dire: “sotto sei nudo anche tu, sei come noi”. E' rinata, per la gioia di fricchettoni ed ex-militanti della sinistra extraparlamentare, una rivista vissuta negli anni settanta, carta impregnata d'incensi e misticismi. La rivista torna alla luce in veste rinnovata, con una grafica di lusso, un prezzo pesante e pretese altisonanti. Come ci fa notare Majid Valcarenghi, il direttore, il mensile si propone una scommessa, quella di estrinsecare un nuovo modo di fare giornalismo, una collaborazione continua e  interattiva, un'oasi liberata dai luoghi comuni dell'informazione normale, una tribuna per penetrare in fondo a se stessi e per raggiungere nuove dimensioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella che proclama essere una delle vere ricchezze della rivista è la diversità di coloro che ne prendono parte, una diversità tutta a favore del confronto e della crescita spirituale di ognuno. Di una gran bella fatta, questa diversità, non c'è che dire: il santone Osho che svela l'impossibilità di dare risposte giuste perché la vera risposta è nel non sentire più il bisogno di domandare, la rockstar Vasco Rossi che consiglia lo Stato di occuparsi del traffico e di far pagare le tasse, l'editorialista&lt;br /&gt;progressista Michele Serra, quel pretaccio del Dalai Lama, il redivivo Giorgio Gaber tagliente come un grissino, gli psiconauti, gli affermati psicologi, le pubblicità dei centri di meditazione che pensano a come spiritualizzare gli adepti per materializzare il proprio conto in banca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricorrente fino all'asfissia il tema dell'Oriente come mondo incontaminato da cui trarre i benefici dell'anima e la pace interiore. Una pace interiore che è distacco dalla realtà, rifiuto di un intervento deciso mirato al suo abbattimento, critica flebile e quasi inesistente alle cause di qualsiasi schiavitù. Tante parole, intrecciate, ricamate, dolci e mielose. Fra uno spinello e l'altro sale in aria insieme alle capriole di fumo tutto quello che la rivista si propone: il proprio distacco dalla realtà. Cercate pure voi stessi, pregate se volete. Concludo con Gaber, abile parolaio: “Di tutte le parole dette inutilmente dovrete rispondere nel giorno del giudizio”. Che&lt;br /&gt;vi piomberà addosso nel bel mezzo di una meditazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-6670932248941750780?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/6670932248941750780/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=6670932248941750780' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/6670932248941750780'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/6670932248941750780'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2009/10/re-nudo-rivista-mensile.html' title='RE NUDO, Rivista mensile'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-649688839522529856</id><published>2005-01-03T19:28:00.004+01:00</published><updated>2009-10-29T18:43:26.790+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria - Recensioni'/><title type='text'>Antonio Téllez: FACERIAS</title><content type='html'>[Articolo di Piero Ferrua, pubblicato su "Anarchismo", n. 4-5, 1975, con il titotlo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tributo alla memoria di José Lluis Facerias&lt;/span&gt;]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Antonio Téllez&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Facerias: guerriglia urbana in Spagna '45-'57&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La Fiaccola, Ragusa 1975&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il libro di Téllez dedicato a Facerías vede la luce con oltre quindici anni di ritardo. Sin dal lontano 1957, l'autore è venuto raccogliendo documenti e testimonianze sulle vicissitudini del biografato, lottando spesso contro l'ostruzione delle organizzazioni, l'incuria dei collezionatori, l'indifferenza e, talvolta, l'opposizione dei superstiti. Ostacoli spiegabilissimi e inevitabili che si frappongono a chiunque si occupi normalmente di storia contemporanea, aggravati poi dalla delicatezza dell’argomento specificamente trattato, che è in fin dei conti quello dell'illegalismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Facerías non è il primo, nella storia dell'anarchismo internazionale, di coloro che professarono e praticarono l'espropriazione, sia per sopravvivere ili condizioni di clandestinità, sia per finanziare attività propagandistiche o solidaristiche. A differenza però di alcuni suoi emuli francesi dell'Ottocento, il Facerías non era né un individualista fanatico, né un rapinatore patologico. Non faceva dell'espropriazione individuale una dottrina assiomatica, né una prassi consueta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Facerías va inquadrato - come molto degnamente fa l'autore - nell'ambito delle circostanze politico - economico - sociali in cui si dibatte l'emigrazione politica spagnuola dal 1939 in poi. Partigiano dell'azione diretta persistente, ha cercato di risolvere a modo suo i problemi della sussistenza e dell'ausilio alla lotta armata contro la tirannia franchista. Volendo evitare di vivere da parassita a spese delle organizzazioni in esilio cui ha via via appartenuto, egli ebbe a compiere azioni che la morale pubblica e la legge riprovano e che vennero infine sconfessate anche dalle suddette centrali politiche e sindacali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Téllez, d'altronde, non predica né propone, si accontenta di esporre e uno dei grandi pregi del suo libro è appunto quello di mantenersi sereno nella descrizione dei fatti. Il suo è un lavoro certosino di ricostruzione storica, un omaggio sincero ed obiettivo, fra gli altri già consegnati (come quello a Sabaté) e quelli in cantiere. Il disegno dell'autore è di descrivere l'epopea di un popolo martirizzato che non vuole accasciarsi e che, mediante l'abnegazione dei migliori dei suoi figli, resiste e reagisce come può contro l'asservimento e 1'annichilimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altro merito del libro è quello di far luce sulle attività organizzative e proselitistiche del Facerías in Italia. L'episodio della tragica fine a Barcellona era stato preceduto da un processo italiano e da una campagna di stampa in cui soltanto gli aspetti terroristici della « banda Facerias » erano messi in rilievo. Ciò non toglie che Alberto (così era noto ai militanti nostrani) avesse partecipato ad attività educative, culturali, ricreative e propagandistiche, non rifuggendo mai dal dialogo con nessuno. Fra il 1952 e il 1957, non v'è iniziativa del movimento anarchico italiano cui Alberto non partecipi. Si interessa delle attività bibliografiche di Ugo Fedeli, corre alla redazione dei Quaderni del Militante, diffonde la stampa anarchica spagnuola, si occupa attivamente della traduzione dei classici dell'anarchismo, sostiene la Federazione Anarchica Genovese, mantiene corrispondenza internazionale, assiste alle riunioni dei G.A.A.P., a convegni della F.A.I., aiuta gli obiettori di coscienza anarchici, è uno degli organizzatori del Campeggio Internazionale Anarchico Giovanile di Cecina, collabora con vari pseudonimi a giornali nazionali e locali, lancia « Lotta Anarchica », ecc. ecc. Il libro contiene ampi estratti di parte dell'epistolario di Facerías rinvenuto dall'autore. Da queste lettere scaturiscono molte idee che ritroveremo poi realizzate per opera di altri. Uno dei talenti di Alberto, oltre l'organizzativo, è quello di animatore. A molti militanti sfiduciati le sue lettere servono di sprone. Molti ricorderanno ancora la gentilezza d'animo e l'affettuosità di cui Alberto ha testimoniato nei confronti di compagni accasciati. In tutti, egli, grande psicologo e conoscitore di uomini, sapeva vedere i lati positivi e creativi che, provocando uno sforzo maieutico, riusciva a far mettere in evidenza. La sua intransigenza si manifestava solo nei riguardi della passività, dell'abulia, della depressione, dello scoraggiamento; l'anarchico modello lui lo concepiva sempre sorridente e attivo. Non badava mai alle sottigliezze ideologiche e nessuno l'ha mai sentito nominare o indicare una preferenza per Bakunin o Proudhon, Malatesta o Kropotkin. In una lettera ad un compagno e amico ammonisce infatti: «Attenzione agli idoli!». AI di sopra delle tendenze, Alberto proponeva sempre l'unione per la lotta. Uno dei suoi articoli per «Lotta Anarchica» è infatti intitolato «Cerchiamo di trovarci»: incitamento alla discussione di quei problemi intimi e ostacoli che impediscono lo sviluppo normale del movimento. In detto articolo «non vi si insulta né vi si attacca nessuno» commentava Alberto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni ricorderanno forse un episodio curioso e sintomatico. Al primo campeggio di Marina di Cecina era stato da me invitato a tenere una conferenza il filosofo italiano della non-violenza, Prof. Aldo Capitini, che a quell'epoca si era scoperto molte affinità cogli anarchici. Toccò proprio ad Alberto, dopo averlo vivacemente contraddetto circa il problema della violenza rivoluzionaria in Ispagna, di accompagnarlo in motocicletta alla stazione. Alberto raccontò al ritorno, sorridendo che Capitini gli si stringeva contro durante la corsa per non perdere l’equilibrio nelle curve e che fu a un pelo di fargli cadere la rivoltella che portava alla cintola. Questa scorrazzata del guerrigliero e del gandhiano è forse simbolica della larghezza di vedute di entrambi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;M'accorgo, come era forse inevitabile, che ho parlato molto di Alberto-Facerías e poco del libro e del suo autore. Il contributo del Téllez alla riesumazione della figura di Facerías è notevole. Sappiamo quanto gli sia costato reperire dati e documenti, giacché pochi avevano risposto al suo appello dalle colonne di Atalaya e ancor meno alla circolare di Vico dalla Svizzera nel lontano 1959.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il volume è corredato da illustrazioni e documenti di prima mano. Oltre al soggiorno di Facerías in Italia, su cui mi sono soffermato, la biografia contiene naturalmente capitoli sulla formazione anarchica di Facerías, la sua gioventù in Catalogna, le attività in Francia e in Spagna, uno studio dei suoi rapporti con la C.N.T., la F.A.I., le J.J.L.L., la sua morte in Spagna in un agguato tesogli dalla polizia. Non manca all'autore una visione lucida degli avvenimenti e il senso di sintesi che gli consente di tracciare paralleli con altri gruppi attivi nello stesso senso. Il libro contiene più di quel che promette perché, oltre alla biografia di Facerías, descrive squarci di storia contemporanea e il lettore che si interessi alla problematica spagnola verrà largamente ricompensato nel leggere questo volume.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-649688839522529856?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/649688839522529856/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=649688839522529856' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/649688839522529856'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/649688839522529856'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2008/01/facerias-guerriglia-urbana-in-spagna-45.html' title='Antonio Téllez: FACERIAS'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-4892358865241413747</id><published>2005-01-01T19:24:00.004+01:00</published><updated>2009-10-29T18:49:45.584+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria - Recensioni'/><title type='text'>Salvo Vaccaro: ANARCHIA E PROGETTUALITA'</title><content type='html'>[Dal settimanale anarchico "Canenero", numero 33, 4 ottobre 1996]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Salvo Vaccaro&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Anarchia e progettualità. Per l'autogoverno extra-istituzionale&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Zero in condotta, Milano 1996, pp. 80&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco un libro la cui lettura è decisamente da consigliare. Non è una lettura facile poiché Vaccaro ama crogiolarsi nella propria cultura universitaria, ostentando un linguaggio buono per fare spalancare la bocca ai villani, come direbbe Malatesta. Ma il contenuto dei saggi qui raccolti, solo in parte già apparsi sulla stampa anarchica, merita indubbiamente uno sforzo in tal senso. Non capita tutti i giorni infatti di trovarsi di fronte a un piccolo compendio di come elaborare una strategia per eliminare il potere senza fare la rivoluzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' questo un problema che tormenta i sonni di molti anarchici contemporanei, anzi si potrebbe dire che per loro questo rappresenta il problema. In quanto anarchici, costoro non possono affermare chiaro e tondo che l'autorità è un male inevitabile, e che quindi è meglio farla finita con i progetti volti alla sua liquidazione; né possono ammettere che le “oggettive” analisi con cui dichiarano superata l'ipotesi rivoluzionaria siano il frutto delle loro “soggettive” decisioni. Così vengono a trovarsi davanti ad un imbarazzante quesito: cosa poter dire per continuare a sentirsi anarchici, cioè nemici dell'autorità, senza però dichiararsi favorevoli a una rivoluzione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vaccaro si aggiunge alla lunga lista di quelli che hanno tentato di trovare una risposta a questa domanda. Senza invero troppa fantasia, ci invita alla “fondazione di un mondo diverso attraverso la sottrazione”, attraverso cioè un “esodo”, una “diserzione di massa” capace, a suo dire, di dissolvere il potere. Come a dire che se tutti i soldati disertassero non ci sarebbe più un esercito; se tutti i cittadini abbandonassero lo Stato non si sarebbe più potere. Ma, di grazia, di fronte a questa “diserzione di massa” lo Stato non prenderà i suoi bei rimedi, facendo fucilare i traditori? Vaccaro, sordo da questo orecchio come tutti i suoi compari, non risponde. E poi questi disertori dove potrebbero mai andare, dove li conduce il loro esodo dal deserto del potere? Qui Vaccaro ha la risposta pronta: in un “mondo nuovo” già in formazione e pronto ad accoglierli, un mondo costituito da piccole comuni, imprese no profit, scuole autogestite, centri sociali e simili. A questo punto l'obiezione è fin troppo evidente: non esistono due mondi, ma solo uno. Il mondo alternativo è inserito in quello istituzionale, ne deve rispettare i limiti ed osservarne le regole, se vuole sopravvivere. Vogliamo forse accontentarci di quel che lascia passare il convento? Sentite come risponde Vaccaro: “Beninteso, vivere singolarmente e collettivamente la differenza in atto, significa vivere contraddittoriamente e parzialmente le proprie aspirazioni, i propri desideri, entro limiti materiali e simbolici che confinano sovente il pensabile - altrimenti, l'agibile - ora. Più che di schizofrenia programmatica, come potrebbe essere intesa, parlerei di lucida tensione fra vincoli e utopia”. Potere delle parole! Senza tema di coprirsi di ridicolo, ecco Vaccaro ribattezzare il realismo del buon senso, quello che fa dire che chi si accontenta gode, nientemeno che “lucida tensione fra vincoli e utopia”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma sarebbe ingiusto affermare che Vaccaro ha rinunciato ad una trasformazione sociale totale, nossignori. Semplicemente pensa non sia il caso di preoccuparsene. Meglio pensare all'autogoverno, poiché “anche se le condizioni al contorno non sembrano oggi favorevoli, la ginnastica mentale e la pratica minimale d'autogoverno torneranno utili quel momento in cui, per mille eventi in parte non prevedibili né determinabili dall'agire umano, sarà la stessa costellazione dei fatti ad urgere una soluzione ai problemi”. Insomma, le cose cambieranno, ma da sole. Perché mai crearsi troppe complicazioni? In attesa del sol dell'avvenire, che come nelle migliori favole deterministe spunterà un bel giorno da dietro la collina, è meglio andare tutti in palestra a fare la salutare ginnastica dell'autogoverno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su cosa consista la pratica dell'autogoverno, è meglio lasciar parlare lo stesso Vaccaro: “L'approccio strategico che ci stiamo dando è radicalmente graduale sia come sviluppo delle tematiche teorico-progettuali vere e proprie, sia come implementazione politica, dal punto di vista cioè della messa in moto dell'idea stessa nella sfera sociale. Iniziando da quest'ultimo punto, l'affermazione di un progetto, in pratica, necessita di alcune fasi intermedie, come l'allargamento della fascia di coinvolgimento attraverso idonee strutture ed iniziative; oppure la messa a fuoco dei rapporti, nolenti volenti, con le istituzioni, con una dose opportuna di elasticità nell'aggirare gli ostacoli, da un lato, e nel vivere, dall'altro, con sufficiente distacco quegli spazi di forzato connubio insiti nel fatto stesso del progetto in cantiere (oltre alla presenza radicata, capillare e diffusa dell'occhio dello stato in buona parte della sfera sociale); oppure, inoltre, l'aspetto della pubblicizzazione dell'iniziativa, che serve ad acquistare credibilità, credito e legittimità pubblica alla nostra idea, con alcuni passaggi di confronto-competizione con analoghi concorrenti di altre idee politiche, per fare un esempio abbastanza lampante, naturalmente senza esaurire gli sforzi in dibattiti”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, non è uno scherzo, avete letto proprio bene. Vaccaro teorizza apertamente di coltivare rapporti con le istituzioni, cosa ovvia per un democratico, un po' meno per un anarchico. Non che la cosa gli piaccia poi molto, ma “nolenti volenti” è così che vanno le cose. Basta farlo in maniera elastica e distaccata. Poi, per pubblicizzare la propria merce politica, auspica dibattiti, che definisce “competizioni”, con “concorrenti di altre idee politiche”. Se la forma non è slegata dal contenuto, se l'uso delle parole è indicativo delle idee che vengono espresse, allora Vaccaro è pronto a prendere la tessera di un partito, uno qualsiasi a sua scelta. Nel bel mondo della politica istituzionale troverà tanti di quei concorrenti politici con cui competere da soddisfare tutte le sue voglie.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-4892358865241413747?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/4892358865241413747/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=4892358865241413747' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/4892358865241413747'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/4892358865241413747'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2008/01/anarchia-e-progettualita-per.html' title='Salvo Vaccaro: ANARCHIA E PROGETTUALITA&apos;'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4025853847771859342.post-1797966397579197679</id><published>2004-05-15T11:54:00.004+02:00</published><updated>2009-11-03T12:10:15.667+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria - Recensioni'/><title type='text'>Tobia Imperato: LE SCARPE DEI SUICIDI</title><content type='html'>&lt;span&gt;[Pieghevole dal titolo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Come fare le scarpe ai suicidi&lt;/span&gt;, maggio 2004]&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Tobia Imperato&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Le Scarpe dei Suicidi. Sole, Silvano, Baleno e gli altri&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Autoproduzioni Fenix, Torino 2003, pp. 180&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono trascorsi più di cinque anni da quando tre anarchici — Silvano Pelissero, Edoardo Massari (Baleno per gli amici) e Soledad Rosas — furono arrestati a Torino con l’accusa di essere i responsabili di una serie di sabotaggi contro l’Alta Velocità avvenuti in Val di Susa nei mesi precedenti. Ciò che ne seguì, fra cui il suicidio di due degli arrestati, destò all’epoca un grande scalpore. Oggi, con la fine della lunga trafila giudiziaria a carico dell’unico imputato sopravvissuto, che si è visto scagionare dalle imputazioni più pesanti, si può dire che quella vicenda sia conclusa, finita, terminata. Appartiene al passato, insomma. E come tutte le cose del passato in cui scorre il sangue della passione e della tragedia, ha la capacità di attirare l’attenzione di molti avvoltoi dall’anemico presente. In Argentina un giornalista-scrittore, tale Martín Caparrós, per rimpinguare il proprio conto in banca ne ha ricavato un romanzo che, indugiando sugli aspetti più intimi della vita di Soledad Rosas, sta riscuotendo un certo successo. In Italia invece l’interesse commerciale non ha — almeno per il momento — infangato quei fatti, che però non sono sfuggiti nel frattempo ad un altro genere di interesse, che ha trovato modo di manifestarsi nella pubblicazione di un libro intitolato &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Le scarpe dei suicidi&lt;/span&gt;. Si tratta di un libro di oltre trecento pagine, che ricostruisce passo per passo quanto accaduto poggiando su una corposa documentazione. Un libro insomma che fa onore al suo autore, uno “storico dell’anarchismo”, Tobia Imperato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però... eh sì, però è risaputo che non esiste alcuna storia imparziale, oggettiva, immune dall’interpretazione di chi la racconta. Come ammoniva un famoso storico inglese, «quando cominciamo a leggere un libro di storia, dobbiamo occuparci anzitutto dello storico che l’ha scritto, e solo in un secondo tempo dei fatti che esso prende in esame [...] dobbiamo sempre stare con le orecchie tese per sentire che cosa frulla nella testa dello storico». Ora, Tobia Imperato comincia la sua introduzione con queste parole: «Quella che segue è una storia di parte, scritta dal di dentro, da uno che ha seguito giorno per giorno il susseguirsi degli eventi senza timore di lasciarsi coinvolgere». Ma poi, appena dichiarata la sua partigianeria, ecco che già si contraddice: «Non ho la pretesa – come i giornalisti servi – di essere obiettivo, ma solo quella di dire la verità, la nostra verità, su tutto quello che è successo a Torino dal marzo ‘98 in avanti». Non ha dunque la pretesa di essere obiettivo, nossignori, solo quella più modesta di dire la verità. La «nostra verità», per la precisione: se escludiamo il plurale majestatis, nostra di chi? Non ci sembra una domanda peregrina, dato che fra gli stessi compagni non si può dire che esista una visione univoca su quei fatti. E quindi? Non occorre tendere un granché le orecchie per sentire quale sia la «verità» che ha trovato in Tobia Imperato la propria penna e grancassa: quella degli squatter torinesi, di cui si pregia d’essere amico fedele e devoto, al punto da ringraziare il loro tuttologo nelle note finali della sua opera «per i preziosi consigli, suggerimenti e chiarimenti, per il lavoro di revisione del testo, la scelta del titolo e la realizzazione grafica» e tutti quanti per «le loro iniziative benefit» che «hanno permesso la pubblicazione di questo libro». Soltanto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’amicizia, la loro, su cui qualcuno a suo tempo aveva ironizzato, definendo Imperato incensatore degli squatter. Forse se l’era legata al dito quella frecciatina, tant’è che fin dalla prima pagina del suo libro la risputa fuori: «I sentimenti che mi animano (e che mi hanno spronato a portare a termine questa piccola fatica) sono gli stessi che avevo espresso, senza incensare nessuno – come anarchico e come uomo libero da ogni forma di settarismo – subito dopo la morte di Baleno nello scritto che fu pubblicato da Tuttosquat col titolo “Lunga vita agli squatter”». Dunque, Tobia Imperato non incensa nessuno. Dice solo la verità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E, con piglio scientifico, costellando la sua opera di innumerevoli note la cui lettura è indispensabile (perché spesso è lì che riesce a concentrare il suo fiele), Imperato ci propina una agiografia degli squatter torinesi, presentati come vittime delle persecuzioni della magistratura in quanto irresistibili animatori del movimento delle occupazioni... e chi li denigra lo fa solo perché roso dall’astio per «l’egemonia culturale della filosofia squatter» (le parole sono di Luther Blisset ma il loro contenuto è condiviso da chi le riporta con grande sprezzo del ridicolo). Tutto ciò Imperato lo scrive quasi scusandosi, ricordandoci che si tratta del suo neutrale resoconto di storico, per meglio intascare le lodi per la sua lucida modestia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per riuscire a dare a bere una simile «verità», il nostro storico del movimento anarchico torinese deve fare i salti mortali, destreggiandosi fra contraddizioni, omissioni, falsificazioni, manipolazioni e menzogne. E non stiamo esagerando. Già non si capisce bene chi siano questi squatter di cui esalta le prodezze. In una piccola nota egli spiega che si tratta solo di una parte del movimento delle occupazioni di Torino, ma a leggere il libro sembrerebbe che questa parte sia il tutto. Questo confusionismo interessato lo porta addirittura a definire più volte «squatter» gli stessi arrestati, fatto palesemente falso. Pelissero non lo era di certo, cosa che pure lo “storico” ammette, non foss’altro per accusare i compagni della sua «area» (?) di averlo abbandonato, mentendo spudoratamente sul contesto in cui avvenne tale rottura. Lo storico attribuisce infatti tale rottura alla creduloneria di questi compagni nei confronti delle menzogne dei giornalisti, “omettendo” però di ricordare la lettera di ringraziamento e stima che Pelissero inviò ad uno dei destinatari dei pacchi esplosivi, il consigliere dei Verdi Cavaliere. In questa lettera, pubblicata su La Repubblica del 5 agosto 1998, Pelissero manifestava la propria stima anche per altri noti politici, come Manconi e Pisapia. E chiedeva esplicitamente al suo corrispondente di non farne parola, ben sapendo la reazione che diversi compagni avrebbero potuto avere. Quanto a Baleno, è quasi imbarazzante dover ricordare a questo autore amante della verità che quando era in vita gli squatter non solo lo disprezzavano (“Balengo” era il soprannome più gentile che gli avevano affibbiato…), ma gli avevano anche impedito più volte l’ingresso nei loro spazi. Poi è morto e da veri sciacalli lo hanno nuovamente accolto, concedendogli l’onore del titolo “squatter” (un po’ come fece la Federazione Anarchica Italiana, che sulle pagine del suo settimanale lo ha definito, ma solo post mortem, «compagno anarchico»).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per dare un’idea del livello di manipolazione cui arriva l’agiografo degli squatter, basti pensare a come ricostruisce la contestazione a Dario Fo. Contestazione che egli, naturalmente, attribuisce agli squatter. In realtà i suoi beniamini avevano preso accordi con l’attore nobeldotato per poter esporre uno striscione alla fine della sua recita e per questo motivo non avevano la minima intenzione di contestarlo. Per fortuna i loro progetti erano stati mandati a monte dall’intervento irriverente di alcune compagne, le quali non erano affatto disposte ad ascoltare in silenzio la beatificazione del commissario Calabresi. Queste compagne avevano diffuso successivamente un testo su quanto avvenuto, di cui Imperato riporta in una nota poche selezionate righe che lasciano intendere una generica rabbia nei confronti dei democratici fautori del dialogo, laddove in realtà le loro critiche erano indirizzate proprio contro gli squatter.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco il metodo truffaldino che viene utilizzato a piene mani da Imperato lungo tutto il suo libro: dovizie di particolari sulle performance degli squatter (con tanto di citazioni lusinghiere nei loro confronti), laddove è possibile attribuire loro quanto fatto da altri, poche righe se non il silenzio su tutto il resto (al limite, premurose citazioni denigratorie). Così, per fare qualche esempio, saluta a voce alta le frattaglie in faccia ai giornalisti, ma ricorda a voce bassa chi in quei giorni rilasciò interviste; menziona la sassaiola dei manifestanti del 4 aprile contro il Palazzo di Giustiza, ma non i noti pompieri squatter che cercarono di impedirla; cita stralci di documenti opportunamente selezionati o li omette del tutto se troppo scomodi. Arriva addirittura ad ipotizzare un furto di documenti mai avvenuto in casa di compagni, facendo nome e cognome dell’inesistente “ladro”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il capolavoro lo compie quando deve affrontare il pomo della discordia, ciò che ha segnato la rottura di molti rapporti all’interno del movimento a Torino: la reazione ai cosiddetti pacchi-bomba. Lasciamo perdere che non si capacita del fatto che si possano inviare simili regali non solo a nemici dichiarati ma anche a gentili intermediari con le istituzioni. Ma ciò che stupisce è che se Imperato non ha peli sulla lingua nel definire dissociazione il comunicato diffuso dagli autonomi, quando invece si sofferma sul comunicato firmato dagli squatter (Fuori dallo spettacolo) ecco che la sua lingua si fa irsuta. Sentite cosa dice: «Per rispondere a quest’ennesima canea mediatica i posti anarchici (ad esclusione di El Paso) e il centro sociale comunista Gabrio firmeranno un comunicato in cui si sosterrà la propria indifferenza nei confronti di una storia che passa sopra la testa di tutti». Tutto qui: nessuna dissociazione, solo una comprensibile indifferenza nei confronti del baccano mediatico. Peccato davvero che quel comunicato si concluda con queste significative parole: «A chi ci vorrebbe terroristi e clandestini rispondiamo che reagiremo apertamente ad ogni forma di violenza con l’azione diretta, pubblica e collettiva, come abbiamo sempre fatto». E poiché l’invio di pacchi-bomba non è di certo una forma di azione diretta «pubblica e collettiva», va da sé che gli inquirenti avrebbero dovuto indagare altrove, fuori da quegli spazi occupati, laddove si ritiene giustificata anche l’azione diretta privata e individuale (ovvero, secondo gli squatter, quella «terrorista e clandestina»). Un suggerimento prontamente raccolto dagli inquirenti, che per quei fatti indagarono, tanto per cominciare, otto compagni non appartenenti a nessun spazio occupato. C’è modo e modo di dissociarsi. C’è quello spudorato degli autonomi e quello meno palese degli squatter. Ma sempre di dissociazione si tratta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era ovvio che nel suo libro Imperato ne approfittasse anche per regolare un po’ di conti lasciati in sospeso con tutti coloro che all’epoca avevano criticato i suoi beniamini. Oltre ad alcune frecciatine ad El Paso, un discorso a parte meritano i suoi commenti alla sola pubblicazione che fino ad oggi aveva affrontato quegli eventi, Ultima fermata, pubblicata a caldo nel giugno del 1998 dalle edizioni NN. Si tratta di un dossier a tesi che, per le sue critiche, fece imbestialire sia gli squatter sia il loro incensatore Imperato che oggi, indossati i panni del vendicatore mascherato (da storico), lo liquida così: «Il contenuto di questo scritto è basato soprattutto sulla polemica nei confronti della componente del movimento anarchico che si definisce “squatter”». Tutto qui? No, certo, c’è sempre l’immancabile nota a precisare meglio le cose: «Pur comprendendo il bisogno (comune del resto anche ai centri sociali comunisti) di differenziarsi dagli squatter non condividendone le pratiche, tuttavia ritengo che l’astio polemico (anche se presentato nella nota introduttiva come diritto alla critica) di cui è permeato tale testo, non permetta un sereno confronto con le tesi ivi sostenute circa le iniziative portate avanti in quei giorni. Nel presente lavoro, pur avendo la mia personale opinione su ogni singolo episodio della lotta contro la montatura Laudi–Tatangelo, non è mia intenzione dare valutazioni di merito sull’attività degli uni o degli altri, ma fare una cronaca il più possibile serena di quanto è successo. Per la confutazione delle tesi sostenute in Ultima fermata cfr. il cap. “Gli antefatti”». Incredibile, ma vero. Così come non pretende di essere obiettivo, ma solo di dire la verità, allo stesso modo non intende confrontarsi con quanto sostenuto su Ultima fermata, si limita a confutarlo in un capitolo del suo libro!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A parte il fatto che questa sua ritrosia nel confrontarsi con chi nutrirebbe «astio polemico» verso i suoi amichetti è smentita dall’appendice in cui dedica intere pagine per ribattere ai veleni di Luther Blisset (i più maliziosi potrebbero pensare che sia più facile rispondere alle tute bianche…). A parte il fatto che lui stesso non si tira indietro nell’affibbiare definizioni poco garbate ad altri anarchici (ad esempio, un noto esponente del circolo anarchico Ponte della Ghisolfa viene considerato facente parte de «il peggio del peggio, tutta gente che da anni porta avanti un discorso di aperta collaborazione con le istituzioni», mentre un collaboratore di Comunismo Libertario viene tacciato di «idiozia»). A parte il fatto che gli autori di Ultima fermata non hanno mai rivendicato un «diritto alla critica» che esiste solo nelle fantasie dei socialdemocratici ed in quella di Imperato. Ma che dire della sua nobile premura di risparmiarci la sua «personale opinione» — che comunque possiede, ce lo assicura e ce lo dimostra approvando incondizionatamente tutto quanto detto e fatto dagli squatter in quei giorni — al fine di «fare una cronaca il più possibile serena di quanto è successo»?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma vediamo questa sua confutazione alle tesi di Ultima fermata. Tesi che, con la consueta accuratezza che adopera, riassume così: «Versione anarchico-insurrezionalista. Gli attentati non hanno nulla a che vedere con i servizi segreti, ma sono opera di elementi della popolazione locale che, stanchi delle inutili promesse dei politici, sono finalmente passati all’azione diretta contro il potere. L’arresto dei tre anarchici è servito per stornare l’attenzione dalle azioni di rivolta contro il TAV. Gli squatter accettando di portare lo scontro sul terreno metropolitano, in difesa delle case occupate, hanno favorito questo disegno». Visione delle cose che, a suo dire, sebbene presenti degli elementi inconfutabili, è vanificata «da pregiudizi di fondo». E quali sarebbero codesti pregiudizi? È presto detto. Il «voler vedere la realtà solo con gli occhi dei propri desideri. Senz’altro è fuor di dubbio che alcuni dei sabotaggi avvenuti in Val di Susa (specialmente quelli eseguiti con i mezzi più rudimentali) sono riconducibili al terreno della rivolta, ma non si può chiudere gli occhi su tutte le manovre operate dai servizi segreti in Valle e ritenere con tutta tranquillità che, ad esempio, un attentato come quello alla cabina elettrica di Giaglione (per cui è stato condannato Silvano come lupo grigio), nonostante l’alta professionalità tecnica dimostrata dagli autori, sia opera di valligiani in rivolta».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo storico Imperato ha fatto la storica scoperta dell’acqua calda: si vede la realtà con gli occhi dei propri desideri. Malatesta, che ne era consapevole, citava un proverbio inglese per spiegarlo: il desiderio è padre del pensiero. Si teorizza ciò che si desidera. Cosa che fanno tutti, nessuno escluso, in maniera più o meno degna (o pensa davvero che quando qualcuno fa risalire il sorgere del sole al bisogno di illuminare la propria casa occupata è perché ciò corrisponde alla cronaca serena dei fatti?). Se ne può dedurre che gli autori di Ultima fermata desiderano che i sabotaggi avvenuti in Val Susa siano opera di valligiani e che si estendano, mentre Tobia Imperato desidera che dietro alcuni di essi ci sia lo zampino dei servizi segreti e che quindi è meglio fermarsi tutti a riflettere se è il caso di continuare: ognuno ha i desideri e i pensieri che si merita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che Imperato non ha ancora imparato è che la presenza o meno dei servizi segreti, in Val di Susa come altrove, è un falso problema. Anche se fosse appurato il loro intervento (le perizie di tribunale cui egli si riferisce, per quel che possono valere, non hanno dimostrato nulla di definitivo giacché hanno sia confermato che smentito una certa “professionalità”), ciò non renderebbe meno significativi gli atti di sabotaggio avvenuti in Val Susa (da lui chiamati con generosità «ecoterrorismo» o «terrorismo anarchico», riproducendo la lingua menzognera del dominio), né renderebbe meno urgente e necessaria la loro generalizzazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma Imperato ha un’altra obiezione da sottoporci. Egli infatti si domanda dubbioso: «E poi che bisogno c’era di fermare la rivolta se questa si era, di fatto, già esaurita?» Di fatto? Sì, perché «I tre anarchici sono arrestati all’inizio di marzo ‘98 e l’ultimo attentato risale all’inizio di novembre; era da quattro mesi che in Valle non succedeva più niente». Insomma, passano quattro mesi di calma e lui ha già decretato la fine delle ostilità (ancora una volta, il desiderio è padre del pensiero). Deduzione che è già assurda di per sé, ma poi basterebbe osservare le date delle azioni per notare che c’erano già stati interi mesi di tregua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Povero agiografo, quanta fatica per niente. Ma bisogna comprenderlo, doveva pur sempre attaccare coloro che nutrono «astio polemico» nei confronti dei suoi amati squatter: gli anarchici insurrezionalisti. E chi sono costoro? Qui Imperato sfoggia tutto il suo rigore di storico, dando nell’ennesima nota una indimenticabile definizione dell’anarchismo insurrezionalista: «L’anarchismo insurrezionalista - come lo autodefiniscono i suoi propugnatori - è una tendenza relativamente recente nel panorama del movimento anarchico. A differenza di altre tendenze che si sono sviluppate nel corso della storia del pensiero libertario (comunisti, individualisti, organizzatori, antiorganizzatori, educazionisti, sindacalisti, ecc.) che si basavano soprattutto su una diversa concezione politica e organizzativa, l’insurrezionalismo si distingue principalmente per la concezione dei mezzi da usare per l’abbattimento dello Stato. Mentre una parte degli anarchici ritiene che, nell’attuale fase storica e nei paesi dove esiste un minimo di democrazia formale, non sia conveniente [suo il corsivo] l’utilizzo della lotta armata, gli insurrezionalisti sono sostenitori di una rivolta senza limiti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è facile dire tante scempiaggini in così poche righe, ma Tobia Imperato è un tipo in gamba: ci è riuscito. In realtà, checché egli ne dica, ci sono sempre stati anarchici sostenitori dell’insurrezione. Se oggi, a differenza del passato, ci sono compagni che sottolineano questo aspetto è solo perché l’insurrezione è scomparsa dai desideri e quindi dai pensieri di molti anarchici, più attratti dall’ipotesi del «seme sotto la neve» (nelle sue varianti dell’esodo, o del municipalismo libertario, o dell’autogestione degli spazi occupati...). Non si tratta affatto di una «tendenza relativamente recente», tutt’altro. Lo stesso Malatesta era sostenitore dell’insurrezione qui ed ora (anche se all’epoca si preferiva usare il termine insurrezionista). Nulla di nuovo, quindi, men che meno la giustificazione della necessità della violenza per abbattere il potere (il quale, benché lo storico Imperato non se ne sia accorto, è diffuso anche nell’attuale fase storica e perfino nei paesi dove esiste un minimo di democrazia formale). È incredibile dover ricordare simili banalità. Ma forse l’interessata e quindi interessante amnesia che affligge Tobia Imperato — questo bizzarro anarchico che quando viene criticato è capace solo di piagnucolare sul mancato rispetto del suo «diritto» alla parola — non si limita a quanto accaduto qualche anno fa a Torino, estendendosi anche a tutta la storia del movimento anarchico che a volte può risultare davvero sconveniente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci fermiamo qui. Ci permettiamo tuttavia di consigliare la lettura di Le scarpe dei suicidi, non foss’altro perché costituisce un notevole esempio di propaganda parrocchiale travestita da ricostruzione storica. Il che non sarebbe stato particolarmente fastidioso se l’autore lo avesse riconosciuto («questo libro è di parte, voglio raccontarvi come hanno vissuto le cose i miei amici squatter»). Ma non l’ha fatto, preferendo atteggiarsi ipocritamente da «uomo libero da ogni forma di settarismo», dispensatore della «nostra verità», mero scrivano di una «cronaca il più possibile serena di quanto è successo». Se poi si pensa che Imperato è uno di quelli che hanno collaborato con Caparrós, l’avvoltoio argentino che ha mercificato la vita di Soledad Rosas, trovando «sostanzialmente corretto» il suo libro e «bacchettone moralista» chi lo ha criticato; se si pensa che Imperato fa anch’egli largo uso dei risultati delle intercettazioni poliziesche, a cui aggiunge i suoi esilaranti commenti (imperdibile la perla contenuta a pagina 180, dove un supposto progetto di strage di turisti viene confutato attraverso la distinzione fra «baule» e «cassa»); se si pensa che Imperato non si fa scrupoli nel pubblicare il messaggio di addio di Soledad, che doveva essere distrutto dietro sua esplicita richiesta... allora diventa più chiara la ragione di un vecchio aforisma di Kraus: «Spesso lo storico è soltanto un giornalista voltato all’indietro».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;alcuni figli di... nessuno&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;P.S. A chi strillerà contro il dito dell’anonimato per non guardare la luna della critica, diciamo che — a dispetto dell’antico detto cinese — non lo consideriamo affatto un imbecille. Perché un imbecille si può rispettare, non foss’altro per la sua maldestra sincerità. Al contrario, chi oggi si scaglia contro le critiche “anonime” in quanto tali, gronda solo ipocrisia. Se è a corto di argomenti, non è certo perché ha la testa vuota. Purtroppo gli antichi cinesi, nel loro candore, non avevano preso in considerazione un altro genere di ottusità: quella derivata dall’interessato calcolo di bottega. E le orecchie da mercante, quando è conveniente, amano la sordità.&lt;br /&gt;Se l’imbecille tiene fisso lo sguardo sul dito, anziché sulla luna, l’ipocrita fa andare i suoi occhi dalle stelle alle nuvole, dagli insetti alle luci degli aeroplani, spostando continuamente l’attenzione pur di non affrontare la questione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025853847771859342-1797966397579197679?l=guerrasociale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://guerrasociale.blogspot.com/feeds/1797966397579197679/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4025853847771859342&amp;postID=1797966397579197679' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/1797966397579197679'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4025853847771859342/posts/default/1797966397579197679'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://guerrasociale.blogspot.com/2004/05/come-fare-le-scarpe-ai-suicidi-sono.html' title='Tobia Imperato: LE SCARPE DEI SUICIDI'/><author><name>guerrasociale</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15056994670962732892</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
